JOHN LANDIS

Sorte curiosa, quella di John Landis: sospeso tra l'incudine della critica americana, che si ostina a prenderlo sotto gamba in quanto autore di commedie, e il martello di quella europea che l'ha riconosciuto Autore di culto per poi accusarlo -soprattutto in tempi recenti- di non osare abbastanza, di aver tradito le promesse anarchiche dei primi film. E' il destino ironico di un cineasta che da sempre si sforza di sfuggire alle classificazioni, non solo ignorando sistematicamente i confini stabiliti tra i cosiddetti generi cinematografici ma anche evitando di avallare qualsiasi ipotesi di interpretazione analitica della sua filmografia: ben conscio del rischio mortale che per un regista costituisce la canonizzazione, Landis preferisce descriversi senza false modestie come un buon artigiano e rinunciare, insieme alla patente di Autore, alle responsabilita' che questa comporta. Ma questo e' il prezzo della liberta', la liberta' di andare dove ti porta il cuore di cinedipendente onnivoro capace di frequentare con la stessa passione una retrospettiva di Fellini e gli angiporti piu' trash dei mercati del cinema; e di alternarsi come regista tra opere personali e lavori su commissione.

John Landis e', soprattutto, un cinefilo entusiasta. Dall'ormai leggendaria proiezione del Settimo viaggio di Sinbad, quella che a otto anni scateno' la sua precoce vocazione registica, l'amore per la settima arte e' ben lungi dall'essersi affievolito. E si tratta di un amore a trecentosessanta gradi: e' difficile trovare un film che non abbia visto e su cui non sia in grado di dire la sua, ma e' quasi impossibile nominare un qualsiasi personaggio di Hollywood senza innescare il racconto di qualche aneddoto gustoso, spesso di prima mano. Groucho Marx? Landis lo incontro' da bambino in un ascensore, mentre andava dal dentista: premette il tasto del quarto piano e Groucho, squadrandolo, fece: Vedo i tuoi quattro e rilancio di altri quattro! per poi premere l'ottavo. Alfred Hitchcock? Negli ultimi anni erano diventati buoni amici e Landis era con lui quando gli giunse la notizia che avrebbe ricevuto un riconoscimento alla carriera dall'"American Film Institute". Il mago del brivido commento', laconico, Questo significa che sono morto. E se ne sarebbe andato, in effetti, poco piu' di un anno dopo. Ed Wood? Capito' un giorno a una proiezione di Schlock, accompagnato da Forrest J. Ackerman che gli faceva da agente, ma era gia' un relitto totalmente devastato dall'alcool e dai troppi anni passati a veder bruciare i suoi sogni di gloria.

Animato da un attivismo frenetico, Landis ha passato gli anni della gavetta a gironzolare speranzoso sui set piu' disparati. Tra questi, il piu' bizzarro e' quasi certamente quello del celeberrimo film a 8mm che -per gli appassionati dei mysteri da tabloid- costituisce la prova lampante dell'esistenza del Sasquatch poiché mostra in uno sfocatissimo campo lungo una figura scimmiesca che cammina dinoccolata. Attribuito a tal Roger Patterson e datato 1967, il prezioso documento fu in realta' girato nel 1965 alla presenza di un Landis quindicenne: la regia era del grande truccatore John Chambers (creatore delle maschere del Pianeta delle scimmie e delle orecchie di Mr. Spock) e la creatura altri non era che l'attore-stuntman Robert Prohaska, interprete ricorrente dei mostri di Star Trek e The Outer Limits, con addosso un costume creato dallo stesso Chambers.

Da La vendetta di Gwangi a Comma 22 passando per C'era una volta il West e I guerrieri, l'entusiasmo ha spinto Landis a lavorare come assistente di produzione su una quantita' di film diversi, fino al 1978 e al trionfo inatteso di Animal House. Trasformato all'istante in enfant prodige, il regista non ha tuttavia mai perso tutta la sua venerazione nei confronti degli autori classici. Possiede -e continua ad accrescere- un'inestimabile collezione di memorabilia e manifesti autografati da cineasti celebri (anche se qualcosa e' andato distrutto nel rogo che qualche anno fa devasto' gli Universal Studios) e appena possibile frequenta i vecchi maestri come Billy Wilder, ormai emarginati dall'ignoranza di una nuova generazione di produttori la cui memoria cinematografica non va oltre i primi anni Ottanta.

Landis racconta oggi di essersi sentito "arrivato" come regista solo dopo che due film che avevo rifiutato -Star Trek - Il film e Annie- passarono poi nelle mani di Robert Wise e John Huston! Si tratta, non a caso, di due registi eclettici, che hanno spaziato da un genere all'altro senza disdegnare di firmare opere di consumo: il cinema, in fondo e' un gioco che sarebbe un peccato prendere troppo sul serio.

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