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SHINGITAI

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L’origine di un nome

Costituisce il "triplo valore" di chi ha acquisito il grado di cintura nera. Shin è il valore morale, il carattere, Gi indica la capacità tecnica e Tai la forza e il vigore fisico del praticante. Il dansha che possiede il shingitai riunisce in sé anche il cielo (shin), la terra (gi) e l'uomo (tai); in tal senso egli è allora un "uomo completo". (Dizionario, Aikikai d’Italia).

E’ noto come la tradizione intellettuale giapponese ponga l’accento sull’importanza della "personalità completa" che privilegia l’esperienza personale e corporea rispetto all’astrazione intellettuale indiretta. Questa tradizione di privilegiare l’esperienza corporea ha contribuito allo sviluppo di una metodologia, nel Buddismo Zen, definita come "unità di corpo e mente" da Eisai, uno dei fondatori del Buddismo Zen nel Giappone medievale. Lo Zen ha influito profondamente sull’educazione dei Samurai, che ricercava la saggezza attraverso l’esercizio fisico. Nell’educazione tradizionale dei Samurai la conoscenza era acquisita quando era stata integrata nel "carattere personale" dell’individuo. L’educazione dei Samurai attribuiva molta importanza alla costruzione del carattere e molto poca alla prudenza, all’intelligenza e alla metafisica. Essere un "uomo d’azione" era considerato più importante del conoscere la filosofia e la letteratura, sebbene anche questi argomenti costituissero una parte importante dell’educazione del Samurai. I Giapponesi hanno di gran lunga preferito l’importanza dell’esperienza corporea che significa anche imparare per tentativi col corpo, non soltanto con la mente. Similmente, uno studente delle arti tradizionali giapponesi - per esempio la calligrafia, la cerimonia del tè - impara imitando i gesti del maestro. Un maestro diventa un maestro quando il corpo e la mente divengono una sola cosa nel momento in cui egli dà un colpo di pennello (calligrafia) o versa l’acqua nel bollitore (cerimonia del tè). Un lottatore diviene un maestro quando egli raggiunge il shingi-ittai, cioè quando la mente (shin) e la tecnica (gi) divengono una sola cosa (ittai).

D’altro canto secondo le parole di Morihei Ueshiba, fondatore dell’aikido, lo scopo dell'Aikido è di allenare la mente e il corpo, con l’ambizioso tentativo di formare persone oneste e sincere.

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La relazione tra mente e corpo

La relazione tra mente e corpo (e tra spirito e materia) è una delle questioni più affascinanti della filosofia (Popper); questione ancora irrisolta, o meglio risolta in maniera differente da diversi autori.

Secondo alcuni:

"Tutto il mondo è diviso in due parti, delle quali una è visibile l'altra invisibile. Il visibile non è che il riflesso dell'invisibile". (Zohar I, 39). Per cui non c'è differenza tra spirito e mondo delle cose (Trismegisto) dato che: "Ciò che è in basso è come ciò che è in alto e ciò che è in alto è come ciò che è in basso". (Tavola di smeraldo). Secondo Eraclito: una e la stessa è la via all'in su e la via all'in giù. E' facile riconoscere inoltre l'influenza di Platone in questa impostazione (il mondo delle cose è il riflesso del mondo delle idee, e nella Scrittura è detto che Egli fece l'uomo a sua immagine e somiglianza).

E quindi:

Il corpo è l'albero della Bodhi,

la mente è come uno specchio chiaro.

Continuamente sforzati di lucidarlo

Per non lasciare che vi si raccolga la polvere.

Shenxiu (secondo Huineng)

Scriveva Yoka Daishi in quello che è un testo classico del buddismo zen: La non-forma non è né ku né non-ku, è l'autentica forma del Buddha. Lo specchio della mente è puro e niente viene a offuscarlo; con la sua purezza e la sua chiarezza, esso riflette tutto l'universo.

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Secondo altri invece:

Il Bodhi non è simile a un albero,

il limpido specchio in nessun posto è diritto.

Fondamentalmente nessuna cosa esiste:

dov'è dunque il  grano di polvere che deve posarsi?

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