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Lo zen e il tao

Ogni volta che mi muovo, quello è Aikido. M. Ueshiba

Il pensare è a tutti comune. Eraclito

 

E’ inevitabile parlare anche di questo nonostante le difficoltà, dato che: "Il Tao che può essere detto non è l'eterno Tao, il nome che può essere nominato non è l'eterno nome". La cultura taoista ha evidentemente largamente influenzato anche la pratica delle cosiddette arti marziali.

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Il termine Zen deriva, attraverso una traslitterazione dal cinese Chan e questo dal sanscrito Dhyana (Meditazione), è un ramo del buddismo Mahâyâna, nato in Cina e sviluppatosi in Giappone a partire dal XIII secolo.

Qui probabilmente l’influenza sulle arti giapponesi è senza dubbio maggiore. In una certa misura si può forse ritenere che la cultura zen sia la cultura precipua del Giappone. Essa ha infatti influenzato la letteratura, la poesia, la pittura il cinema …E’ forse il frutto migliore di questo paese.

Vi è poi un aspetto personale e cioè soggettivo nello zen, nel quale peraltro sembra mancare quell’aspetto tipico della religione che si chiama ‘trascendenza’: …"la profonda verità dello zen appartiene a tutti. Cercate in voi stessi, nel profondo del vostro essere, non tentate di scoprirlo rivolgendovi ad altri" (Ian-Ou). Ottimisticamente Eraclito riteneva che ad ogni uomo è concesso conoscere se stesso ed essere saggio.

Morihei Ueshiba considerava l’Aikido l’espressione degli insegnamenti esoterici (kotodama) della religione Shinto così come era stata predicata da Deguchi. Non è inutile ricordare, a questo punto, che il buddismo Zen non ebbe nessuna influenza particolare sulla formazione dell’Aikido. Tuttavia il Maestro Kissaburo Osawa, il direttore tecnico dell’Aikikai e Daitetsu Suzuki il celebre autore dei "Saggi sul Buddismo Zen" considerano l’Aikido come "Zen in movimento".

ukiyo05.gif (20546 byte)Ogni uomo è figlio del proprio tempo (e in questo nessuno fa eccezione), in ognuno sono presenti convinzioni esplicite ma anche modi di pensare o di sentire che dipendono dal retroterra culturale, dalle proprie esperienze e dalla cultura dei paesi in cui si vive. Ma d’altro canto vi è anche un’originalità della persona, un modo particolare di riflettere le cose, che non può essere semplicemente spiegata in relazione al luogo o al tempo in cui si vive (volendo ancora utilizzare la metafora dello specchio: ognuno ha o crea un suo specchio particolare). Nè ripigliando ancora Eraclito, si deve sempre agire come 'figli dei propri genitori' vale a dire in parole semplici: secondo quanto ci è stato tramandato.

La filosofia d’altro canto, non è prerogativa di una gente particolare, ma anzi sorge ovunque s’affatichi la mente di quelli che Omero chiamò: uomini pensatori di parole (méropes àntropoi).

Ueshiba diceva di se stesso: "Forse sarei dovuto entrare invece nel campo della filosofia. Il lato spirituale di me è enfatizzato più che il lato fisico". E ancora:

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"Chi aspira all'apprendimento dell'Aikido dovrebbe aprire il proprio cuore

ed agire secondo l'illuminata

conoscenza della divinità.

Dovete comprendere la grande liberazione attraverso l'Aiki,

cominciando col coltivare il vostro spirito."

 

Secondo alcuni inoltre: "la sola via di salvezza passa attraverso la filosofia, che la filosofia "con la sua liberazione e purificazione non dovrebbe essere qualcosa a cui si fa resistenza" (Phaedo 82 D). Penso che tutte le guerre siano proiezioni della guerra che si svolge dentro di noi, il tragico conflitto tra "dovere " e "volere"; infatti questo risulta esplicito nella lettera di S. Giacomo. La prima cosa da desiderare è insegnare agli uomini ad essere "in pace con se stessi" (La contesa di Omero ed Esiodo, 320). Da questo punto di vista si potrebbe procedere per delineare la phaideia di ciascuno o il concetto di necessaria coltivazione interiore". (A. K. Coomaraswamy, Epistolario).

Vi è poi un aspetto del pensiero di Ueshiba che forse potremmo definire ecumenico: "Dato che l'ideogramma ai significa armonia e così pure amore, decisi di battezzare la mia arte marziale Aikido, nonostante la parola Aiki abbia origini antiche. Questa parola fu usata in passato dai guerrieri con un significato che differisce nettamente da quello da me datole. Aiki non è una tecnica sviluppata per combattere o vincere il nemico, ma è la via della conciliazione tra gli esseri umani, facendone una grande famiglia. Il segreto dell'Aikido è quello di armonizzarsi con l'universo ed i suoi movimenti. Colui che ha compreso il segreto dell'Aikido porta l'universo in sé e può giustamente dire: 'io sono l'universo'."

Emergono nel pensiero del fondatore alcune tendenze pacifiste che lo portarono ad assumere una posizione critica e di distacco dalle tendenze politiche militariste precedenti la seconda guerra mondiale.

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Diceva Sozan nello Shin jin mei: la vera Via è come il cosmo infinito niente gli manca, niente gli è superfluo.

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