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hokusai25_small.gif (6242 byte) La Spada

Quando due lame incrociano le punte

Non occorre tirarsi indietro.

Lo spadaccino esperto

E’ come il loto che fiorisce nel fuoco. Tale uomo ha dentro di sé

Uno spirito che vola verso il cielo.

(Il conseguimento dell'integrazione reciproca, tozan)

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L’allenamento come rappresentazione teatrale

E’ un ulteriore modo di praticare. Nella palestra si svolge una rappresentazione dove le tecniche hanno il posto della trama (una trama scarnificata come nella commedia dell’arte) e i praticanti ne danno una loro personale interpretazione. In quanto fenomeno le tecniche sono quindi sempre vere.

E’ interessante in proposito vedere che cosa dicono gli ‘occidentali’ su questo modo di allenarsi e di utilizzare in particolare la spada.

"La pratica schermistica finalizzata alle rappresentazioni teatrali, cinematografiche e di rievocazione storica in genere si basa esclusivamente su coreografie di combattimento rigorosamente preparate e studiate.

Qualunque azione di combattimento reale all'arma bianca, dove i contendenti si affrontano con l'intenzione di prevalere l'uno sull'altro, risulta estremamente rapida e poco spettacolare; rarissimamente le azioni schermistiche sono eseguite in modo pulito e netto, in particolare se l'abilità tecnica e tattica dei contendenti è equivalente; infine i risultati di tali confronti portano inevitabilmente a lesioni fisiche anche estreme per una o tutte le persone coinvolte.

Una buona rappresentazione spettacolistica di scherma deve tener conto oltre che dei contesti storici e tecnici anche delle pulsioni emotive da esprimere attraverso il combattimento e, chiaramente, dell'effetto scenico da ottenere nei confronti del pubblico. Il combattimento libero, con il controllo del colpo può eventualmente essere utilizzato, chiaramente da tiratori molto esperti e che ben si conoscono schermisticamente, solo per rappresentare un "allenamento amichevole", non certamente un "duello all'ultimo sangue", risultando ridicoli, in tal contesto, colpi trattenuti per non far male all'avversario o "telefonati" per far capire in modo palese le azioni che si intendono eseguire.

I colpi devono essere tirati al bersaglio vero (il corpo dell'avversario) e non sul ferro e le gambe devono essere il più possibile tenute in movimento per entrare e uscire di misura come effettivamente si deve fare in un combattimento reale: la staticità di posizione, specie nelle azioni di seconda, terza, perfino quarta intenzione, unita a colpi tirati sul ferro e non al vero bersaglio toglie realismo alla coreografia e la rende anche più patetica del colpo trattenuto o "telefonato"." (Tratto da: La compagnia della spada, Scherma teatrale- Indicazioni tecniche e norme di sicurezza).

 

 

Le Guardie

E’ interessante osservare come alcune posizioni assunte nell’aikido trovino una singolare rispondenza nel più un antico trattato di scherma del medioevo (1410), il Flos Duellatorum di Fiore de' Liberi.

Chi è interessato clicchi qui!

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In aikido (ma non solo) le guardie o posizioni più usuali sono:

1 - gedan no kamae guardia bassa;

2 - chudan no kamae guardia centrale;

3 - jodan no kamae la spada è tenuta in alto sulla testa al centro del corpo;

4 - hasso no kamae la spada è tenuta verticalmente dalla parte destra del corpo (come nel sankyo);

5 - waki no kamae la spada si trova quasi nascosta dietro.

Tali guardie come rivelava un maestro di aikido, rappresentano rispettivamente i quattro elementi (terra, acqua, aria e fuoco) tipici della tradizione non solo orientale (si pensi ai  presocratici e alle tradizioni alchemiche), con l'aggiunta di una quinta posizione che rappresenta il vuoto.

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