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Praticate con gioia ed intensità. M.
Ueshiba

E un aspetto essenziale di ogni arte. Si possono avere diverse impostazioni: ne esemplifichiamo alcune.
Mente di principiante (Shoshin)
Questo è il vero segreto delle arti: essere sempre un principiante.
Allora possiamo veramente imparare qualcosa.
Nella mente del principiante non c'è il pensiero: "Ho realizzato qualcosa."
Se mantenete la vostra mente di principiante, i precetti si manterranno da soli.
(Shunryu Suzuki).
E un atteggiamento interessante nei confronti delle cose che riecheggia quanto diceva Solone di Taranto: "i miei anni passano ma non smetto di imparare".
Daltro lato il detto popolare afferma che nonostante i suoi cento anni, la vecchia non voleva morire perché voleva ancora apprendere. E Ueshiba poco prima di morire disse: questo vecchio deve allenarsi e allenarsi ancora.

Laikido come zen
Se è vero che laikido come metodo di allenamento è imparentato con la cultura zen, o comunque si può praticare in maniera analoga, alcune situazioni presenti nella meditazione zen sono confrontabili con la pratica dellaikido. Questo perché come dice Yoka Daishi:
Anche camminare è zen,
anche sedersi è zen.,
Che si parli o che si rimanga in silenzio,
che ci sii muova o che si stia immobili
il corpo rimane sempre in pace.
Persino se ci si trova davanti a una spada
la mente rimane tranquilla.
Persino se ci si trova davanti al veleno,
la mente rimane imperturbabile.
Sembrerebbe quasi che Yoka Daishi conoscesse Lapologia di Socrate o addirittura il Fedone.
Secondo il commento di Deshimaru: zazen non si limita a sedersi in postura. Anche camminare, stare in piedi, fare kin-hin rientrano in zazen.
Leggiamo ancora in Yoka Daishi:
Se realizzate improvvisamente, nell'istante, lo zen del Buddha, le sei paramita (perfezioni)e le diecimila pratiche si realizzano pienamente nel nostro corpo.
Istruttivo è il commento di Taisen Deshimaru:
Dobbiamo realizzare l'autentico zen del Buddha istantaneamente, qui e ora. Esistono in effetti numerosi zen parziali o falsi: lo zen intellettuale, lo zen formalista che si attiene strettamente ai testi antichi, e lo zen che si sofferma su un solo aspetto della vita come l'alimentazione, i precetti ecc. Anche durante la pratica di zazen, possiamo passare per diversi stati. Quali:
Naraka-zen: lo zen infernale, quello della sofferenza. Si vuole fuggire la pratica di zazen.
Gaki-zen: lo zen avido, lo zen dei desideri insaziabili. Voler ottenere qualcosa mediante zazen, voler utilizzare zazen per uno scopo. Voler diventare qualcuno mediante zazen: capo di un dojo, godo, oppure maestro zen. Desiderare il satori e la vita cosmica...
Chikusho-zen: lo zen animale, caratterizzato dai desideri sensuali, il sesso e il cibo.
Asura-zen: i demoni-guerrieri. Lo zen aggressivo: battersi sempre per essere il primo, avere la meglio sugli altri, dominare.
Ningen-zen: lo zen umano, quello che rimane al livello dei problemi umani personali, familiari, sociali...
Tenjo-zen: zen dell'estasi, del paradiso, della felicità. Lo zen in cui ci si compiace. felici, sorridenti, di se stessi,
Shomon-zen: comprensione dello zen attraverso i libri, satori mediante i testi, mediante il solo linguaggio delle parole e non mediante un'esperienza completa del corpo e della mente. Comprensione dogmatica e per se stessi.
Engaku-zen: lo zen del satori solitario. Praticato con l'aiuto dei libri, senza maestro. Satori ottenuto con l'allenamento di corpo e mente nella solitudine delle montagne o di un eremo; ascetismo, idealismo chiuso agli altri uomini e di conseguenza non inteso ad aiutarli, senza altruismo.
Bodhisattva-zen: zen del Buddha vivente che si consacra interamente ad aiutare gli altri, che rinuncia al suo satori per questo. Umiltà, semplicità, abbandono dell'ego, dei desideri e delle ambizioni personali. Questa nozione è molto importante nel Mahayana: il Buddha vivente è come il fiore del loto che sboccia sullo stagno fangoso, e affonda le sue radici nella melma della società.
Buddha-zen: è il più elevato, nel contempo shikantaza, hishiryo, ku: soltanto sedersi, senza scopo, senza pensieri, nella vacuità, la vera pace, la libertà.
Secondo Taisen Deshimaru in questo canto si tratta della "realizzazione istantanea, immediata", ton in giapponese, una nozione fondamentale dello zen. Ton indica l'intendimento diretto, intuitivo e subitaneo, la comprensione simultanea di un insieme di elementi.
Questa comprensione è diversa da quella che distingue alcuni momenti successivi di intendimento.
Daltro canto nella nostra cultura il gioco non ha un fine particolare, rappresenta un tempo non produttivo impiegato come meglio pare. Così anche praticare aikido significa semplicemente mettersi il keikogi e allenarsi senza intenzione (senza voler essere più forti, più snelli, più intelligenti ecc.). Solo praticare: SHI-KAN-TA-ZA, "semplicemente sedersi" e MUSHOTOKU "senza scopo né spirito di profitto".
Indubbiamente però può capitare che qualche nostro desiderio risulti appagato
Si ricordi in ogni caso che se il nostro scopo è solo quello di divenire forti, un bue sarà sempre più forte di noi per quanto possiamo allenarci; se è quello di divenire agili, una scimmia ci supererà sempre in agilità.
Presso lAikido Hombu Dojo di Tokyo (sede mondiale di tutte le organizzazioni di Aikido) sono state stabilite le seguenti regole per la pratica, che tutti devono conoscere e rispettare.

Equilibrio e rilassamento
La pratica corretta dellaikido dovrebbe inoltre portare ad una sorta di rilassatezza che non deve però essere confusa con la passività (che molti vogliono vedere nelle filosofie orientali) e ad una migliore conoscenza di se stessi.
Si dice che l'aikido non sia semplicemente un insieme di tecniche (che tra l'altro sono comuni ad altre arti marziali), ma un particolare modo di affrontare le tecniche.