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COMMENTO AGLI ARTICOLI Sul significato profondo dei layer, degli affioramenti, delle stratificazioni _
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Da Affioramenti <<...Il primo è legato ai flussi, alle tracimazioni, alle limazioni (cioè alle soglie mobili dell'acqua) e quindi, in ultima analisi, alla liquidità, che è uno dei temi chiave della ricerca, non solo architettonica, di questi ultimi anni.(...) ...ogni layer, o strato, è per un verso indipendente e per altro verso cospirante con gli altri nel creare la complessità del paesaggio urbano...(...) ...Da una parte è imprescindibile l'uso dei principi formativi dei fluidi, dall'altra vi è il concetto della "moltiplicazione della quota zero". Intendo dire che se lavoriamo per affioramenti, non può esserci un vassoio, un solo piano d'imposta del progetto da cui far sbucare masse telluriche o su cui sovrapporre strati meccanici, ma bensì molti strati, molte quote che appunto mangiate e sfrangiate, liquidamente sagomate, manifestino un sentire di "affioramento" coesistendo l'una con l'altra.(...) ...una nuova cognizione della frammentarietà del paesaggio metropolitano, che è insieme occasione e ragione di molti progetti di oggi...(...) ...La città contemporanea, proprio perché il modello produttivo è
basato sulle informazioni e non più sulla produzione manifatturiera, è sempre più
una città integrata e polifunzionale dove le funzioni si combinano e si
sovrappongano per formare brani di città antizoning che ...Sempre più oggi la natura e la naturalità torna in gioco attraverso una ibridazione con la tecnologia.(...)>>
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A proposito di affioramenti, layer, mente umana, nuove sostanze...il piatto è ricco... Mi
capita spesso di addentrarmi in due mondi apparentemente
lontani dal mio, la psicologia e la chimica, dove la ricerca e la
sperimentazione si spingono in territori suggestivi…per me due piatti da cui
attingere incessantemente concetti da ibridare con il mondo dell’architettura
e del progetto. Ecco perché parlando di logica per layers e di affioramenti, mi
sono risuonati un po’ di discorsi e di riflessioni che da qualche tempo vado
facendo e che cercherò di esporre.
Comincio
dal mare magnum dei “legami
deboli” o “fuzzy knowledge” o “loose coupling”,
che partendo dalla bio-chimica investe i campi dell’economia, della
sociologia, fino alla neurobiologia e alla psicologia appunto, tema che può,
credo, offrire
anche a noi architetti un nuovo paradigma, un nuovo alfabeto, essendo per sua
natura concettuale un tema “liquido”, complesso e “stratificato”,
estremamente adatto a rappresentare e ad aderire al mondo contemporaneo in
continua e instancabile evoluzione e interazione. L’epistemologia della scienza, nel suo
significato più ampio, va in questa direzione. Provo
ad essere più esplicita e a far
capire perché la teoria dei “legami deboli” ci offre oggi un forte aggancio
sia dal punto di vista concettuale sia per i possibili esiti formali e spaziali.
In chimica da un singolo atomo si possono creare tantissimi aggregati di atomi dette molecole. Ma la struttura molecolare, e anche la sua forma, è influenzata dal tipo di legame che si è instaurato tra i singoli atomi della molecola, che a sua volta influenza la struttura e la geometria tra le molecole stesse e quindi di tutto il reticolo cristallino. Questo tipo di legami non è fisso, prevedibile e non è strutturato a priori ma molto flessibile, pur dando vita a elementi definiti; faccio un esempio: prendiamo dell’acqua… tra le sue molecole non c’è una struttura reciproca fissa e specifica, ci sono legami mobili (le cosiddette forze di Van der Vaals) non perfettamente strutturati, non “chiusi”, e in ragione di tutta una serie di variabili esse si spostano si assemblano si trasformano con facilità, ma alla fine l’elemento a cui danno origine è sempre acqua, cioè un elemento preciso e identificabile. Così come, detto in parole povere, anche i due fili del DNA (ogni filo costituisce una molecola di DNA ed è una disposizione lineare di unità simili chiamate nucleotidi, ciascuna composta di uno zucchero, un fosfato e una base azotata; le basi sono: adenina, timina, citosina e la guanina) sono tenuti insieme da legami deboli. La sequenza specifica le istruzioni genetiche esatte richieste per creare un organismo con le relative proprie caratteristiche uniche. Durante la divisione delle cellule la molecola del DNA si svolge ed i legami deboli fra gli accoppiamenti si rompono, permettendo che i fili si separino, dando vita alla sequenza genetica di un nuovo organismo. L'immagine che ne deriva è quella di unioni, sovrapposizioni di elementi (a loro volta variabili e complessi) "mobili" e complesse, in continua evoluzione di funzioni e di conseguenza di forme a seconda di innumerevoli variabili in gioco: un mondo fatto di altri infiniti e infinitesimi mondi che vivono di una logica non di semplice accostamento, fisso e vincolato, ma di una logica che per sua natura implica come sue qualità la frammentarietà, la relazionalità in tutte le direzioni, la creazione di strutture complesse.
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| Da
questo primo livello originario la teoria è passata a definire, nell’economia
nella sociologia nella psicologia, dal campo del management e
dell’organizzazione dei sistemi sociali e dinamica dei gruppi, alle relazioni tra
individui e tra livelli della personalità, ai sistemi comportamentali, nuovi
modelli organizzativi funzionali di gestione e di interpretazione di
fenomeni…Ancora un esempio, questa volta mutuato dall’organizzazione di
sistemi sociali: in un mondo in cui cambiano funzioni, ruoli e competenze, un
modello organizzativo del tipo loose coupling system o sistema a legami
deboli, è un tipo di organizzazione in cui coesistono eventi e persone legati
l’uno all’altro, ma nel quale allo stesso tempo ciascuno mantiene la propria
identità. E’ un sistema che non nega le relazioni strette, ma valorizza la
creatività e l’autonomia, si basa su scambi di competenze, di
"preferenze condivise" perseguendo la comunicazione e la
partecipazione, l’adeguarsi alle trasformazioni come alternativa alla rigidità delle procedure, e vive in
virtù di questi legami "aperti".
Così come un altro aspetto è quello della sociologia applicata alla
nuova società delle reti telematiche, e a tal proposito cito
le parole di Luciano Paccagnella dal
libro La comunicazione al computer. Sociologia delle reti telematiche,
Il Mulino, Milano 2000: <<…nella
società complessa la
comunità non viene ne' persa, ne' salvata, ma piuttosto liberata in networks
multipli, nessuno dei quali ha il monopolio della solidarietà e nessuno dei
quali esaurisce l'appartenenza di un individuo.(…) Per questo le reti
telematiche possono costituire il bacino di alimentazione di quelli che sono
stati chiamati "legami deboli" o "campi di contatti possibili",
contrapposti a quelli "forti" dei rapporti primari familiari: quanto
più estesi sono i primi, tanto più efficace sarebbe la flessibilità cognitiva
propria dell'uomo della società dell'informazione.>>. I legami
deboli risultano essere il tipo di organizzazione più funzionale ai
nuovi processi di innovazione:
reti di relazioni tra individui che interferiscono con reti di relazioni
spaziali presenti sul territorio e con flussi di informazioni in
un sistema che deve essere veloce duttile ramificato e aperto a vari
canali di comunicazione e contatto.
Un sistema a
maglie larghe
pensato proprio per connettere
strategicamente funzioni, visioni, operazioni, e la cosa interessante è che lo
spazio nel quale tutto ciò si svolge diventa sempre meno fisico e più
immateriale, adeguandosi alle caratteristiche del sistema. Questo è un
punto cruciale per noi che bene o male siamo legati a questo spazio,alla sua formulazione e
formalizzazione;mi sembrano evidenti i punti di contatto con un modo di
ragionare complesso per layers: l'aspetto particolarmente
interessante è che alla dimensione fisica spaziale della logica
per layers del progetto si possa aggiungere la dimensione appunto
immateriale di questi networks multipli, di questo nuovo modo di
funzionare della società.
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| Arriviamo alla psicologia,
perché tutto questo discorso trovo che si leghi bene a teorie che
partendo da Freud e dalla sua "casa a più piani", di cui
parla il Dott. Tescione, aprono nuove vie alla spiegazione del
funzionamento della mente. Partiamo dalle tesi dello psicoanalista
cileno Ignacio
Matte Blanco,
espresse nella sua opera principale L’inconscio
come insiemi infiniti,
Saggio sulla bi-logica
(Einaudi, Torino 1975, rist. 2000), che
raccoglie l'eredità di Freud, cercando di sviluppare gli altri
attributi dell'inconscio o meglio di quel modo di essere che Freud aveva
chiamato "inconscio" identificandolo con quello che era solo
un attributo, cioè la caratteristica di non appartenere al pensiero
cosciente. Per
Matte Blanco esistono
due modi compresenti ma ben distinti di essere, di vivere e
sentire la realtà, che corrispondono a due logiche molto diverse: il
modo del pensiero, conscio, che è basato sulla divisione, sulla
differenziazione, sulla categorizzazione, e utilizza la logica aristotelica, dunque i principi
di identità e di non contraddizione, "modo
eterogeneo e dividente", strutturato secondo una
logica asimmetrica; e il modo dell'emozione, dell'
"assoluto", inconscio, "modo
omogeneo e individibile", strutturato invece secondo una
logica simmetrica che è basato sull'indivisione
e sull'indifferenziazione, utilizza cioè una logica che non
conosce la differenza fra individuo e classe, e la frammentazione dello
spaziotempo, e tende invece a una totalità omogenea, senza i vincoli
delle categorizzazioni razionali.
Egli si spinge ancora oltre dicendo che le
manifestazioni inconsce sono un intreccio delle due logiche, la
logica asimmetrica e la logica simmetrica: sono strutture
bilogiche. Il passo avanti rispetto a Freud consiste in questo:
Freud individua un modo "altro" di essere della mente accanto
al sistema del pensiero cosciente, che tra le sue caratteristiche ha
quella di essere inconscio; Matte Blanco aggiunge attributi a questo
modo di essere, l'inconscio non è semplicemente un serbatoio di cose
che uno non pensa. La caratteristica principale è appunto quella di
essere "simmetrico", cioè al di là delle leggi che
reggono il pensiero razionale, se una relazione tra due elementi vale in
un senso, può in ogni caso valere anche nel senso inverso, è un modo
che legge l'infinito: mentre il nostro modo di essere razionale opera
una costruzione ordinata secondo categorie del mondo, che ha origine in
una particolare modalità percettiva "finita", l'inconscio è
libero di muoversi in tutte le direzioni senza privilegiarne
nessuna,senza operare fratture, espandendosi e comprendendo quindi
entrambe le logiche. La "paradossale" logica bi-logica che vige
nell’inconscio è, inoltre, ritrovabile nella teoria
matematica degli insiemi infiniti
che, dal punto di vista di Matte Blanco, è da intendersi come "un
tentativo del pensiero, che è dividente, di esprimere l’indivisibile"
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| Riporto la fine de La Biblioteca di Babele (da Finzioni, Einaudi, Torino 1955/1995) che mi sembra sia illuminante per chiarire i concetti espressi:<<(...)(la Biblioteca è) Infinita. Non introduco quest'aggettivo per un'abitudine di retorica; dico che non è illogico pensare che il mondo sia infinito. Chi lo giudica limitato, suppone che in qualche luogo remoto i corridoi e le scale e gli esagoni possano inconcepibilmente cessare; ciò che è assurdo. Chi lo immagina senza limiti, dimentica che è limitato il numero dei libri. Io m'arrischio a insinuare questa soluzione: la Biblioteca è illimitata e periodica. Se un eterno viaggiatore la attraversasse in una direzione qualsiasi, constaterebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine (che, ripetuto, sarebbe un ordine: l'Ordine.(...)>>. E qui si apre un altro filone, quello della letteratura, ricco di esiti, sul quale tornerò più ampiamente; per ora dò il link ad un articolo sui rapporti tra Matte Blanco e Borges. |
| Una
parte della psicologia contemporanea ha portato avanti questo discorso
formulando la cosiddetta teoria
della "doppia referenza",
secondo la quale, in breve, c'è un doppio canale di lettura e
funzionamento della mente riguardo alla realtà e al mondo, uno conscio,
l'altro inconscio, ma ciascuno si articola in una serie di
sottocategorie ramificatissime...ecco di nuovo la rete, le maglie, le
stratificazioni...che relazione c'è tra i due canali affiancati?
nessuna e infinite, nella misura in cui il risultato è una persona
(così come nel caso dei legami deboli tra molecole, il risultato è un
elemento identificabile)...
sono due canali, come due contenitori che versano contemporaneamente il
loro distinto contenuto complesso molteplice e vario in uno
unico...così, per esempio, quando io parlo con una persona, c'è un
livello di coscienza del discorso che fa riferimento a tutta una serie
di elementi e categorie del pensiero oggettivi...l'argomento diretto
della conversazione, con tutte le sue implicazioni (ancora maglie,
layers...), quello che vedo, che sento...altri layers...quello che ci
lega, ecc. ...l'altro livello attivo contemporaneamente al primo,
diciamo, sullo stesso piano, fa passare elementi e categorie mentali
legate alla sfera dell'inconscio, apparentemente slegati dal contesto
reale, dei quali non abbiamo coscienza immediata...che so... emozioni,
fastidio, piacere, censure, richiami di cose completamente fuori da
quanto oggettivamente e coscientemente (l'altro livello) si sta
svolgendo...desideri,simboli...tutti quei sottolivelli controllati dal
secondo canale...Si capisce come la rete creata dalle teorie di Freud,
per il quale l'inconscio era una qualità "incosciente" sottesa dell'essere
cosciente, si sia "sdoppiata" moltiplicata, e
soprattutto il canale dell'inconscio, assunto come entità autonoma, si
rivela fatto maggiormente di combinazioni e insiemi infiniti.
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Spero di essere stata abbastanza chiara, anche se non proprio precisa e tecnica, perchè sono cose che pesco in superficie in queste acque profondissime dalle mie letture da "dilettante", cose che faccio mie e che porto nel mio mondo dell'architettura. Da queste tante vie, le analogie, i possibili contatti, le contaminazioni, come dicevo all'inizio, con l'architettura sono ricchissime di implicazioni suggerimenti appigli e approdi. Prima parlavo di come cambia l'organizzazione dello spazio fisico in relazione all'innovazione...per quanto riguarda la nostra risposta di architetti e progettisti ci troviamo ad attraversare una crisi, in quanto le vecchie categorie di organizzazione e controllo non sono più valide a rappresentare la situazione contemporanea (leggi commento a Nuove sostanze). è necessario trovare nuovi codici più flessibili, più fluidi, nuove chiavi di lettura che guidino il progetto , che deve accogliere in sé le nuove categorie concettuali e spaziali dell’apparente disordine e riorganizzarle in complessità, interscambio, interazione, informazione, articolazione… é nel tentativo di fare un'operazione di attribuzione di senso al progetto, di creare un substrato di significati e concetti percepibili implicitamente come qualità ricchezza complessità integrazione, non solo quindi esplicitamente come funzionalità forma e spazio fisico, che i discorsi fatti possono offrirci contributi interessanti, nuove forme di linguaggio, nuovi modelli concettuali potenti. Sulle conseguenze pratiche, le possibili sperimentazioni, tornerò con un discorso o una ricerca più ampia.
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