Alice  |  Tin.it  |  Foto album |  Disco remoto |  Community 

HOMEPAGE \ DIARIO DI BORDO \ P-ASSAGGI \ CAAD 2002 \ COFFEE BREAK

 

COMMENTO AGLI ARTICOLI

Affioramenti _

Sul significato profondo dei layer, degli affioramenti, delle stratificazioni _ 

 

 

Da Affioramenti                                                                                                 <<...Il primo è legato ai flussi, alle tracimazioni, alle limazioni (cioè alle soglie mobili dell'acqua) e quindi, in ultima analisi, alla liquidità, che è uno dei temi chiave della ricerca, non solo architettonica, di questi ultimi anni.(...) 

...ogni layer, o strato, è per un verso indipendente e per altro verso cospirante con gli altri nel creare la complessità del paesaggio urbano...(...)

...Da una parte è imprescindibile l'uso dei principi formativi dei fluidi, dall'altra vi è il concetto della "moltiplicazione della quota zero". Intendo dire che se lavoriamo per affioramenti, non può esserci un vassoio, un solo piano d'imposta del progetto da cui far sbucare masse telluriche o su cui sovrapporre strati meccanici, ma bensì molti strati, molte quote che appunto mangiate e sfrangiate, liquidamente sagomate, manifestino un sentire di "affioramento" coesistendo l'una con l'altra.(...)

...una nuova cognizione della frammentarietà del paesaggio metropolitano, che è insieme occasione e ragione di molti progetti di oggi...(...) 

...La città contemporanea, proprio perché il modello produttivo è basato sulle informazioni e non più sulla produzione manifatturiera, è sempre più una città integrata e polifunzionale dove le funzioni si combinano e si sovrappongano per formare brani di città antizoning che
tendono a vivere 24 su 24.(...)

...Sempre più oggi la natura e la naturalità torna in gioco attraverso una ibridazione con la tecnologia.(...)>>

 

 

A proposito di affioramenti, layer, mente umana, nuove sostanze...il piatto è ricco...

Mi capita spesso di addentrarmi in due mondi apparentemente lontani dal mio, la psicologia e la chimica, dove la ricerca e la sperimentazione si spingono in territori suggestivi…per me due piatti da cui attingere incessantemente concetti da ibridare con il mondo dell’architettura e del progetto. Ecco perché parlando di logica per layers e di affioramenti, mi sono risuonati un po’ di discorsi e di riflessioni che da qualche tempo vado facendo  e che cercherò di esporre.

 Comincio dal mare magnum dei “legami deboli” o “fuzzy knowledge” o “loose coupling”, che partendo dalla bio-chimica investe i campi dell’economia, della sociologia, fino alla neurobiologia e alla psicologia appunto, tema che può, credo, offrire anche a noi architetti un nuovo paradigma, un nuovo alfabeto, essendo per sua natura concettuale un tema “liquido”, complesso e “stratificato”, estremamente adatto a rappresentare e ad aderire al mondo contemporaneo in continua e instancabile evoluzione e interazione. L’epistemologia della scienza, nel suo significato più ampio, va in questa direzione.

Provo ad essere più esplicita e a far capire perché la teoria dei “legami deboli” ci offre oggi un forte aggancio sia dal punto di vista concettuale sia per i possibili esiti formali e spaziali.

In chimica da un singolo atomo si possono creare tantissimi aggregati di atomi dette molecole. Ma la struttura molecolare, e anche la sua forma, è influenzata dal tipo di legame che si è instaurato tra i singoli atomi della molecola, che a sua volta influenza la struttura e la geometria tra le molecole stesse e quindi di tutto il reticolo cristallino. Questo tipo di legami non è fisso, prevedibile e non è strutturato a priori ma molto flessibile, pur dando vita a elementi definiti; faccio un esempio: prendiamo dell’acqua… tra le sue molecole non c’è una struttura reciproca fissa e specifica, ci sono legami mobili (le cosiddette forze di Van der Vaals) non perfettamente strutturati, non “chiusi”, e in ragione di tutta una serie di variabili esse si spostano si assemblano  si trasformano con facilità, ma alla fine l’elemento a cui danno origine è sempre acqua, cioè un elemento preciso e identificabile. Così come, detto in parole povere, anche i due fili del DNA (ogni filo costituisce una molecola di DNA ed è una disposizione lineare di unità simili chiamate nucleotidi, ciascuna composta di uno zucchero, un fosfato e una base azotata; le basi sono:   adenina, timina, citosina e la guanina) sono tenuti insieme da legami deboli. La sequenza specifica le istruzioni genetiche esatte richieste per creare un organismo con le relative proprie caratteristiche uniche. Durante la divisione delle cellule la molecola del DNA si svolge ed i legami deboli fra gli accoppiamenti si rompono, permettendo che i fili si separino, dando vita alla sequenza genetica di un nuovo organismo.                                        L'immagine che ne deriva è quella di unioni,  sovrapposizioni di elementi (a loro volta variabili e complessi) "mobili" e complesse, in continua evoluzione  di funzioni e di conseguenza di forme a seconda di innumerevoli variabili in gioco: un mondo fatto di altri infiniti e infinitesimi mondi che vivono di una logica non di semplice accostamento, fisso e vincolato, ma di una logica che per sua natura implica come sue qualità la frammentarietà, la relazionalità in tutte le direzioni, la creazione di strutture complesse.

   

 

 

Da questo primo livello originario la teoria è passata a definire, nell’economia nella sociologia nella psicologia, dal campo del management e dell’organizzazione dei sistemi sociali e dinamica dei gruppi, alle relazioni tra individui e tra livelli della personalità, ai sistemi comportamentali, nuovi modelli organizzativi funzionali di gestione e di interpretazione di fenomeni…Ancora un esempio, questa volta mutuato dall’organizzazione di sistemi sociali: in un mondo in cui cambiano funzioni, ruoli e competenze, un modello organizzativo del tipo loose coupling system o sistema a legami deboli, è un tipo di organizzazione in cui coesistono eventi e persone legati l’uno all’altro, ma nel quale allo stesso tempo ciascuno mantiene la propria identità. E’ un sistema che non nega le relazioni strette, ma valorizza la creatività e l’autonomia, si basa su scambi di competenze, di "preferenze condivise" perseguendo la comunicazione e la partecipazione, l’adeguarsi alle trasformazioni  come alternativa alla rigidità delle procedure, e vive in virtù di questi legami "aperti". Così come un altro aspetto è quello della sociologia applicata alla nuova società delle reti telematiche, e a tal proposito cito le parole di  Luciano Paccagnella dal libro La comunicazione al computer. Sociologia delle reti telematiche, Il Mulino, Milano 2000: <<nella società complessa la comunità non viene ne' persa, ne' salvata, ma piuttosto liberata in networks multipli, nessuno dei quali ha il monopolio della solidarietà e nessuno dei quali esaurisce l'appartenenza di un individuo.(…) Per questo le reti telematiche possono costituire il bacino di alimentazione di quelli che sono stati chiamati "legami deboli" o "campi di contatti possibili", contrapposti a quelli "forti" dei rapporti primari familiari: quanto più estesi sono i primi, tanto più efficace sarebbe la flessibilità cognitiva propria dell'uomo della società dell'informazione.>>. I legami deboli risultano essere il tipo di organizzazione più funzionale ai nuovi processi di innovazione: reti di relazioni tra individui che interferiscono con reti di relazioni spaziali presenti sul territorio e con  flussi di informazioni in un sistema che deve essere veloce duttile ramificato e aperto a vari canali di comunicazione e contatto. Un sistema a maglie larghe pensato proprio per connettere strategicamente funzioni, visioni, operazioni, e la cosa interessante è che lo spazio nel quale tutto ciò si svolge diventa sempre meno fisico e più immateriale, adeguandosi alle caratteristiche del sistema. Questo è un punto cruciale per noi che bene o male siamo legati a questo spazio,alla sua formulazione e formalizzazione;mi sembrano evidenti i punti di contatto con un modo di ragionare complesso per layers: l'aspetto particolarmente  interessante è che  alla dimensione fisica spaziale della logica per layers del progetto si possa aggiungere la dimensione appunto immateriale di questi networks multipli, di questo nuovo modo di funzionare della società.   

 

Arriviamo alla psicologia, perché tutto questo discorso trovo che si leghi bene a teorie che partendo da Freud e dalla sua "casa a più piani", di cui parla il Dott. Tescione, aprono nuove vie alla spiegazione del funzionamento della mente. Partiamo dalle tesi dello psicoanalista cileno Ignacio Matte Blanco, espresse nella sua opera principale L’inconscio come insiemi infiniti, Saggio sulla bi-logica (Einaudi,  Torino 1975, rist. 2000), che raccoglie l'eredità di Freud, cercando di sviluppare gli altri attributi dell'inconscio o meglio di quel modo di essere che Freud aveva chiamato "inconscio" identificandolo con quello che era solo un attributo, cioè la caratteristica di non appartenere al pensiero cosciente. Per Matte Blanco esistono due modi compresenti ma ben distinti di essere,  di vivere e  sentire la realtà, che corrispondono a due logiche molto diverse: il modo del pensiero, conscio, che è basato sulla divisione,  sulla differenziazione, sulla categorizzazione, e utilizza la logica aristotelica, dunque i principi di identità e di non contraddizione, "modo eterogeneo e dividente", strutturato secondo una logica asimmetrica; e il modo dell'emozione, dell' "assoluto", inconscio, "modo omogeneo e individibile", strutturato invece secondo una logica simmetrica che è basato  sull'indivisione e sull'indifferenziazione, utilizza cioè una logica   che non conosce la differenza fra individuo e classe, e la frammentazione dello spaziotempo, e tende invece a una totalità omogenea, senza i vincoli delle categorizzazioni razionali. Egli si spinge ancora oltre dicendo che le manifestazioni inconsce sono un intreccio delle due logiche, la logica  asimmetrica e la logica simmetrica: sono strutture bilogiche. Il passo avanti rispetto a Freud consiste in questo: Freud individua un modo "altro" di essere della mente accanto al sistema del pensiero cosciente, che tra le sue caratteristiche ha quella di essere inconscio; Matte Blanco aggiunge attributi a questo modo di essere, l'inconscio non è semplicemente un serbatoio di cose che uno non pensa. La caratteristica principale è appunto quella di essere  "simmetrico", cioè al di là delle leggi che reggono il pensiero razionale, se una relazione tra due elementi vale in un senso, può in ogni caso valere anche nel senso inverso, è un modo che legge l'infinito: mentre il nostro modo di essere razionale opera una costruzione ordinata secondo categorie del mondo, che ha origine in una particolare modalità percettiva "finita", l'inconscio è libero di muoversi in tutte le direzioni senza privilegiarne nessuna,senza operare fratture, espandendosi e comprendendo quindi entrambe le logiche.  La "paradossale" logica bi-logica che vige nell’inconscio è, inoltre, ritrovabile nella teoria matematica degli insiemi infiniti che, dal punto di vista di Matte Blanco, è da intendersi come "un tentativo del pensiero, che è dividente, di esprimere l’indivisibile" . Credo che un riscontro a questo discorso si possa ritrovare in quelle particolari emozioni "senza nome" che ci suscitano alcune opere d'arte: la coscienza, la razionalità, non ce la fanno a contenerle, provocano appunto delle vertigini, si intravede in qualche modo la possibilità dell'infinito. Si capisce come queste tesi siano cellule germinali e momenti di un work in progress teorico ricco di sviluppi che toccano vari campi. Alcuni ricercatori hanno avvicinato il pensiero di Matte Blanco agli scritti di Jorge Luis Borges che nelle suoi racconti si esprime spesso per visioni simboliche  della mente  e della conoscenza umana dove dominano immagini di labirinti metaforici  (Il giardino dei sentieri che si biforcano,  Le rovine circolari, L'Aleph, La casa di Asterione...solo per citarne alcuni) ...

 

 

Riporto la fine de La Biblioteca di Babele (da Finzioni, Einaudi, Torino 1955/1995) che mi sembra sia illuminante per chiarire i concetti espressi:<<(...)(la Biblioteca è) Infinita. Non introduco quest'aggettivo per un'abitudine di retorica; dico che non è illogico pensare che il mondo sia infinito. Chi lo giudica limitato, suppone che in qualche luogo remoto i corridoi e le scale e gli esagoni possano inconcepibilmente cessare; ciò che è assurdo. Chi lo immagina senza limiti, dimentica che è limitato il numero dei libri. Io m'arrischio a insinuare questa soluzione: la Biblioteca è illimitata e periodica. Se un eterno viaggiatore la attraversasse in una direzione qualsiasi, constaterebbe alla fine dei secoli che gli stessi volumi si ripetono nello stesso disordine (che, ripetuto, sarebbe un ordine: l'Ordine.(...)>>. E qui si apre un altro filone, quello della letteratura, ricco di esiti, sul quale tornerò più ampiamente; per ora dò il link ad un articolo sui rapporti tra Matte Blanco e Borges. 
Una parte della psicologia contemporanea ha portato avanti questo discorso formulando la cosiddetta teoria della "doppia referenza", secondo la quale, in breve, c'è un doppio canale di lettura e funzionamento della mente riguardo alla realtà e al mondo, uno conscio, l'altro inconscio, ma ciascuno si articola in una serie di sottocategorie ramificatissime...ecco di nuovo la rete, le maglie, le stratificazioni...che relazione c'è tra i due canali affiancati? nessuna e infinite, nella misura in cui il risultato è una persona (così come nel caso dei legami deboli tra molecole, il risultato è un elemento identificabile)... sono due canali, come due contenitori che versano contemporaneamente il loro distinto contenuto complesso  molteplice e vario in uno unico...così, per esempio, quando io parlo con una persona, c'è un livello di coscienza del discorso che fa riferimento a tutta una serie di elementi e categorie del pensiero oggettivi...l'argomento diretto della conversazione, con tutte le sue implicazioni (ancora maglie, layers...), quello che vedo, che sento...altri layers...quello che ci lega, ecc. ...l'altro livello attivo contemporaneamente al primo, diciamo, sullo stesso piano, fa passare elementi e categorie mentali legate alla sfera dell'inconscio, apparentemente slegati dal contesto reale, dei quali non abbiamo coscienza immediata...che so... emozioni, fastidio, piacere, censure, richiami di cose completamente fuori da quanto oggettivamente e coscientemente (l'altro livello) si sta svolgendo...desideri,simboli...tutti quei sottolivelli controllati dal secondo canale...Si capisce come la rete creata dalle teorie di Freud, per il quale l'inconscio era una qualità "incosciente" sottesa dell'essere cosciente,  si sia "sdoppiata" moltiplicata, e soprattutto il canale dell'inconscio, assunto come entità autonoma, si rivela fatto maggiormente di combinazioni e insiemi infiniti. 

 

 

Spero di essere stata abbastanza chiara, anche se non proprio precisa e tecnica, perchè sono cose che pesco in superficie  in queste acque profondissime dalle mie letture da "dilettante", cose che faccio mie e che porto nel mio mondo dell'architettura.

Da queste tante vie, le analogie, i possibili contatti, le contaminazioni, come dicevo all'inizio, con l'architettura sono ricchissime di implicazioni  suggerimenti appigli e approdi. Prima parlavo di come cambia l'organizzazione dello spazio fisico in relazione all'innovazione...per quanto riguarda la nostra risposta di architetti e progettisti ci troviamo ad attraversare una crisi, in quanto le vecchie categorie di organizzazione e controllo non sono più valide a rappresentare la situazione contemporanea (leggi commento a Nuove sostanze). è  necessario trovare nuovi codici  più flessibili, più fluidi, nuove chiavi di lettura che guidino il progetto , che deve accogliere in sé le nuove categorie concettuali e spaziali dell’apparente disordine e riorganizzarle in complessità, interscambio, interazione, informazione, articolazione… é nel tentativo di fare un'operazione di attribuzione di senso al progetto, di creare un substrato di significati e concetti percepibili implicitamente come qualità ricchezza complessità integrazione, non solo quindi esplicitamente come funzionalità forma e spazio fisico, che i discorsi fatti possono offrirci contributi interessanti, nuove forme di linguaggio, nuovi modelli concettuali potenti.

Sulle conseguenze pratiche, le possibili sperimentazioni, tornerò con un discorso o una ricerca più ampia. 

 

 

 

                                                         

 

HOMEPAGE

MAILME