Links to other E-books
Marco Polo
IL MILIONE
[Nota: il simbolo indica lacune nel manoscritto originario]

1
      Signori imperadori, re e duci e tutte altre genti che volete sapere le diverse generazioni delle genti e le diversit delle regioni del mondo, leggete questo libro dove le troverrete tutte le grandissime maraviglie e gran diversitadi delle genti d'Erminia, di Persia e di Tarteria, d'India e di molte altre province. E questo vi conter il libro ordinatamente siccome messere Marco Polo, savio e nobile cittadino di Vinegia, le conta in questo libro e egli medesimo le vide. Ma ancora v' di quelle cose le quali elli non vide, ma udille da persone degne di fede, e per le cose vedute dir di veduta e l'altre per udita, acci che 'l nostro libro sia veritieri e sanza niuna menzogna. Ma io voglio che voi sappiate che poi che Iddio fece Adam nostro primo padre insino al d d'oggi, n cristiano n pagano, saracino o tartero, n niuno uomo di niuna generazione non vide n cerc tante maravigliose cose del mondo come fece messer Marco Polo. E per disse infra se medesimo che troppo sarebbe grande male s'egli non mettesse in iscritto tutte le maraviglie ch'egli vedute, perch chi non le sa l'appari per questo libro. E s vi dico ched egli dimor in que' paesi bene trentasei anni; lo quale poi, stando nella prigione di Genova, fece mettere in iscritto tutte queste cose a messere Rustico da Pisa, lo quale era preso in quelle medesime carcere ne gli anni di Cristo 1289.

2 Lor partita di Gostantinopoli.
          Egli vero che al tempo che Baldovino era imperadore di Gostantinopoli — ci fu ne gli anni di Cristo 1250 —, messere Niccolaio Polo, lo quale fu padre di messere Marco, e messere Matteo Polo suo fratello, questi due fratelli erano nella citt di Gostantinopoli venuti da Vinegia con mercatantia, li quali erano nobili e savi sanza fallo. Dissono fra loro e ordinorono di volere passare lo Gran Mare per guadagnare, e andarono comperando molte gioie per portare, e partironsi in su una nave di Gostantinopoli e andarono in Soldania. Quand'e' furono dimorati in Soldania alquanti d, pensarono d'andare pi oltre. E missonsi in camino e tanto cavalcarono che venne loro una ventura che pervennero a Barca, re e signore d'una parte de' Tarteri, lo quale era a quel punto a Bolgara. E lo re fece grande onore a messere Niccolaio e a messere Matteo ed ebbe grande allegrezza della loro venuta. Li due fratelli li donarono delle gioe ch'egli avevano in gran quantit, e Barca re le prese volentieri e pregiogli molto; e don loro due cotanti che le gioie non valevano.

3
      Quando furono stati un anno in questa citt, si lev una guerra tra lo re Barca e Alau, re de' Tarteri del Levante. E l'uno venne contro all'altro, e qui ebbe gran battaglia e mor una moltitudine di gente, ma nella fine Alau vinse; sicch per le guerre niuno potea andare per camino che non fosse preso. E questo Alau era da quella parte donde i dui frategli erano venuti; ma innanzi potevano eglino bene andare, e misorsi con loro mercatantia a andare verso levante per ritornare da una parte. E partiti da Bolgara, andarono a un'altra citt la quale nome Ontaca, ch'era alla fine delle signorie del Ponente. E da quella si partirono e passarono il fiume del Tigri e andarono per uno diserto lungo diciotto giornate; e non trovarono ni una abitazione, ma Tarteri che stavano sotto loro tende e viveano di loro bestiame.

4 Come si partiro dal re Barca.
     Quando ebbono passato in ponente overo il diserto, vennero a una citt ch' nome Baccara, la pi grande e la pi nobile del paese; e eravi per signore uno ch'avea nome Barac. Quando i due fratelli vennero a questa citt, non poterono passare pi oltre e dimornvi tre anni. Adivenne in que' tempi che 'l signore del Levante mand imbasciadori al Gran Cane, e quando vidono in questa citt i due frategli, fecionsi grande maraviglia perch mai none aveano veduto niuno latino; e fecionne gran festa e dissono loro, s'eglino voleano venire con loro al Grande Signore e Gran Cane, e egli gli porrebbe in grande istato, perch il Gran Kane none avea mai veduto nessuno latino. Li dui fratelli risposono: Volentieri.

5
      Or si misero li due fratelli a la via con questi ambasciadori, e andarono uno anno per tramontana e per uno vento ch' nome greco. E prima che l giugnessero, trovarono grande maraviglia, le quali si conteranno poscia.

6 Come giunsono al Gran Cane.
     Quando li due frategli vennero al Grande Kane, egli ne fece grande festa e grande gioia, siccome persona che mai non avea veduto latino niuno. E dimandgli dello imperadore, che signore era, e di sua vita e di sua iustizia e di molte altre cose di qua; e dimandgli del papa e de la chiesa di Roma e di tutti i fatti e stati de' cristiani. Li due frategli rispuosero bene e saviamente, siccome savi uomini ch'egli erano; e bene sapno parlare tartaresco.

7 Come il Grande Kane mand gli due fratelli al papa per ambasciadori.
     Quando lo Grande Signore, che Cablai avea nome, ch'era signore di tutti li Tartari del mondo e di tutte le province e regni di quelle grandissime parti, ebbe udito de' fatti de' latini dagli due frategli, molto gli piacque, e disse fra se stesso di volere mandare mesaggi a messer lo papa. E chiam gli due frategli, pregandoli che dovessero fornire questa ambasciata a messer lo papa. Gli due frategli rispuosero: Volontieri. Alotta lo Signore fece chiamare uno suo barone ch'avea nome Cogotal, e disseli che volea ch'andasse co li due frategli al papa. Quegli rispuose: Volentieri, siccome per signore. Alotta lo Signore fece fare carte bollate come li due frategli e 'l suo barone potessero venire per questo viaggio, e impuosegli l'ambasciata che volea che dicessero, tra le quali mandava dicendo al papa che gli mandasse 100 uomini savi e che sapessero tutte le 7 arti, e che sapessero bene mostrare a l'idoli e a tutte altre generazione di l che la loro legge era tutta altramenti e come ella era tutta opera di diavolo, e che sapessero mostrare per ragione come la cristiana legge era migliore. Ancora preg li due frategli che gli dovessero recare de l'olio de la lmpana ch'arde al sepolcro di Cristo in Gerusalem.

8 Come 'l Grande Kane don a li due fratelli la tavola de l'oro.
     Quando lo Grande Kane ebbe imposta l'ambasciata a li due frategli e al barone suo, s li diede una tavola d'oro ove si contenea che gli mesaggi, in tutte parti ove andassero, li fosse fatto ci che loro bisognasse. E quando li mesaggi furo aparecchiati di ci che bisognava, presero comiato e misersi in via. Quando furo cavalcati alquanti die, lo barone ch'era cogli due fratelli non potte pi cavalcare, ch'era malato, e rimase in una citt ch' nome Alau. Li due frategli lo lasciaro e misersi in via; e in tutte le parti ov'egli giugneano gli era fatto lo magiore onore del mondo per amore de la tavola, sicch gli due frategli giunsero a Laias. E s vi dico ch'egli penaro a cavalcare tre anni; e questo venne ch non poteano cavalcare per lo male tempo e per li fiumi ch'eran grandi.

9 Come li due fratelli vennero a la citt d' Acri.
     Or si partiro da Laias e vennero ad Acri del mese d'aprile ne l'anno 1272; e quivi seppero che 'l papa era morto, lo quale avea nome papa Clement. Li due frategli andaro a uno savio legato, ch'era legato per la chiesa di Roma ne le terre d'Egitto, e era uomo di grande ottulitade, e avea nome messer Tedaldo da Piagenza. E quando li due frategli gli dissero la cagione perch andavano al papa, lo legato se ne diede grande meraviglia; e pensando che questo era grande bene e grande onore de la cristianitade, s disse che 'l papa era morto e che elli si soferissoro tanto che papa fosse chiamato, che sarebbe tosto; poscia potrebbero fornire loro ambasciata. Li due frategli, udendo cie, pensaro d'andare in questo mezzo a Vinegia per vedere loro famiglie; alora si partiro d'Acri e vennero a Negroponte e poscia a Vinegia. E qui vi trov messer Niccolao che la sua moglie era morta, e erane rimaso uno figliulo di 15 anni, ch'avea nome Marco; e questi quello messer Marco di cui questo libro parla. Li due frategli istettero a Vinegia 2 anni aspettando che papa si chiamasse.

10 Come li due fratelli si partiro da Vinegia per tornare al Grande Kane.
     Quando li due frategli videro che papa non si facea, mossersi per andarne al Grande Cane, e menarne co loro questo Marco, figliuolo di messer Niccolao. Partirsi da Vinegia tutti e tre, e vennero ad Acri al savio legato che v'aveano lasciato, e disserli, poscia che papa non si facea, voleano ritornare al Grande Cane, ch troppo erano istati; ma prima voleano la sua parola d'andare in Gerusalem per portare al Grande Kane de l'olio de la lmpana del Sepolcro: e 'l legato gliele diede loro. Andaro al Sepolcro e ebbero di quello olio; e ritornaro a lo legato. Vedendo 'l legato che pure voleano andare, fece loro grande lettere al Grande Cane, come gli due frategli erano istati cotanto per aspettare che papa si facesse, per loro testimonianza.

11 Come li due fratelli si partiro d'Acri.
     Or si partiro gli due frategli da Acri colle lettere del legato, e giunsero a Laias. E stando a Laias, udirono la novella come questo legato ch'aveano lasciato in Acri, era chiamato papa: e ebbe nome papa Gregorio di Piagenzia. In questo istando, questo legato mand un messo a Laias dietro a questi due frategli, ch tornassero adrieto. Quelli con grande alegrezza tornaro adrieto in su una galea armata che li fece aparechiare lo re d'Erminia. Or se tornan li due frategli al legato.

12 Come li due fratelli vanno al papa.
     Quando li due frategli vennero ad Acri, lo papa chiamato fece loro grande onore e ricevetteli graziosamente, e diedegli due frati ch'andassero co loro al Grande Kane, li pi savi uomini di quelle parti: e l'uno avea nome frate Niccolao da Vinegia e l'altro frate Guiglielmo da Tripoli. E dongli carte e brivilegi, e impuosegli l'ambasciata che volea che facessero al Grande Kane. Data la sua benedizione a tutti questi 5 — cio li due frati e li due fratelli e Marco, figliuolo di messer Niccolao —, partirsi d'Acri e vennero a Laias. Come quivi furono giunti, uno ch'avea nome Bondocdaire, soldano di Babilonia, venne con grande oste sopra quella contrada, faccendo grande guerra. E li due frati ebbero paura d'andare pi inanzi, e diedero le carte e li brivilegi a li due frategli, e no andaro pi oltra; e andaronsine al signore del Tempio quelli due frati.

13 Come li due fratelli vegnono a la citt di Chemeinfu, ov ' lo Grande Kane.
     Messer Niccolao e messer Matteo e Marco, figliulo di messer Niccolao, si misero ad andare tanto che egli si erano giunti ove era lo Grande Cane, ch'era a una citt ch' nome Chemeinfu, cittade molto ricca e grande. Quello che trovaro nella via no si conta ora, perci che si conter inanzi. E penaro ad andare tre anni per lo male tempo e per li fiumi, ch'erano grandi e di verno e di state, sicch non poteano cavalcare. E quando il Grande Cane seppe che gli due frategli veniano, egli ne men grande gioia e mandgli i messi incontro bene 40 giornate; e molto furo serviti e 'norati.

14 Come i due fratelli vennero al Grande Cane.
     Quando li due frategli e Marco giugnro a la grande citt, andaro al mastro palagio, ov'era il Grande Cane e co molti baroni, e 'nginocchiarsi dinanzi al Grande Cane e molto s'umiliaro a lui. Egli gli fece levare e molto mostr grande alegrezza, e dimand chi era quello giovane ch'era con loro. Disse messer Niccol: Egli vostro uomo e mio figliuolo. Disse il Grande Cane: Egli sia il benvenuto, e molto mi piace. Date ch'ebbero le carte e' privilegi che recavano dal papa, lo Grande Cane ne fece grande alegrezza, e dimand com'erano istati. Messer, bene, dacch v'abino trovato sano ed allegro. Quivi fu grande alegrezza della ro venuta; e de quanto istettero ne la corte ebbero onore pi di niuno altro barone.

15 Come lo Grande Kane mand Marco, figliuolo di messer Nicolao, per suo messaggio.
     Or avenne che questo Marco, figliuolo di messer Nicolao, poco istando nella corte, apar li costumi de' Tartari e loro lingue e loro lettere, e divent uomo savio e di grande valore oltra misura. E quando lo Grande Cane vide in questo giovane tanta bont, mandllo per suo mesaggio a una terra, ove pen ad andare 6 mesi. Lo giovane ritorn: bene e saviamente ridisse l'ambasciata ed altre novelle di ci ch'elli lo domand, perch 'l giovane avea veduto altri ambasciadori tornare d'altre terre, e non sappiendo dire altre novelle de le contrade fuori che l'ambasciata, egli gli avea per folli, e dicea che pi amava li diversi costumi de le terre sapere che sapere quello perch'egli avea mandato. E Marco, sappiendo questo, apar bene ogni cosa per ridire al Grande Cane.

16 Come messer Marco torn al Grande Kane.
     Or torna messer Marco al Grande Kane co la sua ambasciata, e bene seppe ridire quello perch'elli era ito, e ancora tutte le meraviglie e le nuove cose ch'egli avea trovate, sicch piacque al Grande Cane e tutti suoi baroni, e tutti lo comendaron di grande senno e di grande bont; e dissero, se vivesse, diventerebbe uomo di grandissimo valore. Venuto di questa ambasciata, s 'l chiam il Grande Cane sopra tutte le sue ambasciate. E sappiate che stette col Grande Kane bene 27 anni, e in tutto questo tempo non fin d'andare in ambasciate per lo Grande Kane, poich rec cos bene la prima ambasciata; e faceali il Gran Cane tanto d'onore che gli altri baroni n'aveano grande invidia. E questo la ragione perch messer Marco seppe pi di quelle cose che niuno uomo che nascesse anche.

17 Come messer Niccolao e messer Mafeo e messer Marco dimandaro comiato dal Grande Kane.
     Quando messer Niccolao e messer Mafeo e messer Marco furono tanto istato col Grande Kane, volloro lo suo comiato per tornare a le loro fameglie; tanto piacea lo loro fatto al Grande Kane che per nulla maniera glile volle dare. Or avenne che la reina Bolgara, ch'era moglie d'Argon, si moro, e la reina lasci che Argon non potesse trre moglie se non di suo legnaggio. E ' mand tre ambasciadori al Grande Kane — uno de li quali avea nome Oularai, l'altro Pusciai, l'atro Coia — con grande compagnia, ch gli dovesse mandare moglie del legnaggio della raina Bolgara, imperci che la reina era morta e lasci che non potesse prendere altra moglie. E 'l Grande Cane gli mand una giovane di quello legnaggio e forn l'ambasciata di coloro con grande festa e alegrezza. In quella messer Marco torn d'un'ambasciaria d'India, dicendo l'ambasciata e le novitade ch'avea trovate. Questi tre ambasciadori ch'erano venuti per la raina, dimandaro grazia al Grande Cane che questi 3 latini dolvessero acompagnare loro in quella andata co la donna che menavano. Lo Grande Cane gli fece la grazia a pena e malevolentieri, tanto gli amava, e de parola a li tre latini ch'acompagnassoro li tre baroni e la donna.

18 Qui divisa come messer Marco e messer Niccolao e messer Mafeo si partiro dal Grande Cane.
     Quando lo Grande Cane vide che messer Niccolao e messer Mafeo e messer Marco si doveano partire, egli li fece chiamare a s, e s li fece dare due tavole d'oro, e comand che fossero franchi per tutte sue terre e fosseli fatte tutte le spese a loro e a tutta loro famiglia in tutte parti. E fece aparecchiare 14 nave, de le quali ciascuna avea quattro alberi e molto andavano a 12 vele. Quando le navi furo aparechiate, li baroni e la donna e questi tre latini ebbero preso commiato dal Grande Kane, si misero nelle navi co molta gente; e 'l Grande Kane diede loro le spese per due anni. E vennero navicando bene tre mesi, tanto che giunsero a l'isola Iava, nella quale molte cose meravigliose che noi conteremo in questo libro. E quando elli furono venuti, que' trovaro che Argon era morto {colui a cui andava questa donna}. E dicovi sanza fallo ch'entr nele navi bene 700 persone senza li marinari; di tutti questi non camp se no 18. E' trovaro che la segnoria d'Argon tenea Acatu. Quando ebbero raccomandata la donna e fatta l'ambasciata che gli era imposta dal Grande Kane, presero comiato e misersi a la via. E sappiate che Acatu don a li tre latini, mesaggi del Grande Kane, 4 tavole d'oro {...} e l'altra era piana, ove era iscritto che questi tre latini fossero serviti e 'norati e dato loro ci che bisognava per tutta sua terra. E cose fue fatto: ch molte volte erano acompagnati da 400 cavalieri e pi e meno, quando bisognava. Ancora vi dico per riverenza di questi tre mesaggi, che 'l Grande Cane s fidava di loro che egli gli afid la reina Cacesi e la figliuola del re de' Mangi, che le dorvesser menare ad Argon, al signore di tuttutto il Levante; e cos fu fatto. E queste reine li tenevano per loro padri, e cos gli ubidiano; e quando questi si partiro per tornare in loro paese, queste reine piansero di grande dolore. Sapiate che, poscia che due s grandi reine furono fidate a costoro di menare a loro segnori s a lunga parte, ch'egli erano bene amati e tenuti in grande capitale. Partiti li tre mesaggi d'Acatu, s se ne vennero a Trapisonde, e poscia a Costantinopoli, e poscia a Negropont 'e poscia a Vinegia; e questo fue de l'anni 1295. Or v' contato lo prolago del libro di messer Marco Polo, che comincia qui.

19 Qui divisa de la provincia d'Erminia.
     Egli vero che sono due Arminie, la Picciola e la Grande. Nella Picciola signore uno che mantiene giustizia buona e sotto lo Grande Cane. Quine e molte ville e molte castella, e abondanza d'ogni cosa; e vi ucellagioni e cacciagioni assai. Quivi solea gi essere di valentri uomini; or sono tutti cattivi, solo gli rimasa una bont, che sono grandissimi bevitori. Ancora sappiate che sopra il mare una villa ch' nome Laias, la quale di grande mercatantia; e quivi si sposa tutte le spezierie che vengono di l entro, e li mercatanti di Vinegia e di Genova e d'ogni parti quindi le levano, e li drappi di le e tutte altre care cose. E tutti li mercatanti che voglio andare infra terra, prende via da questa villa. Or conteremo di Turcomania.

20 Qui divisa de la provincia di Turcomannia.
     In Turcomannia tre generazione di genti. L'una gente sono turcomanni e adorano Malcometto; e sono semplice genti e nno sozzo linguaggio. E' stanno in montagne e 'n valle e vivono di bestiame; e nno cavagli e muli grandi e di grande valore. E gli altri sono armini e greci che dimorano in ville e in castella, e viveno di mercatantia e d'arti. E quivi si fanno li sovrani tappeti del mondo ed i pi begli; fannovisi lavori di seta e di tutti colori. Altre cose v'a che non vi conto. Elli sono al Tartero del Levante. Or ci partiremo di qui e anderemo a la Grande Arminia.

21 De la Grande Erminia.
     La Grande Erminia una grande provincia; e nel cominciamento una citt ch' nome Arzinga, ove si fa lo migliore bucherame del mondo, ov' la pi bella bambagia del mondo e la migliore. Quivi molte cittadi e castella, e la pi nobile Arzinga, e e arcivescovo; l'altre sono Arziron ed Arzici. Ell' molto grande provincia: quivi dimorano la state tutto il bestiame de' Tartari del Levante per lo buono pasco che v'; di verno non vi stanno per lo grande freddo, ch non camperebbono le loro bestie. Ancor vi dico che in questa Grande Erminia l'arca di No in su una grande montagna, ne le confine di mezzodie in verso il levante, presso al reame che si chiama Mosul, che sono cristiani, che sono iacopini e nestarini, delli quali diremo inanzi. Di verso tramontana confina con Giorgens, e in queste confine una fontana, ove surge tanto olio e in tanta abondanza che 100 navi se ne caricherebboro a la volta. Ma egli non buono a mangiare, ma s da ardere, e buono da rogna e d'altre cose; e vegnoro gli uomini molto da la lunga per quest'olio; e per tutta quella contrada non s'arde altr'olio. Or lasciamo de la Grande Erminia, e vi conteremo de la provincia di Giorgens.

22 Del re di Giorgens.
     In Giorgens uno re lo quale si chiama sempre David Melic, ci a dire in francesco David re; e soposto al Tartaro. E anticamente a tutti li re, che nascono in quella provincia, nasce uno segno d'aquila sotto la spalla diritta. Egli sono bella gente, prodi di battaglie e buoni arcieri. Egli sono cristiani e tengono legge di greci; li cavalli nno piccoli a guisa di chereci. E questa la provincia che Alessandro non potte passare, perch dall'uno lato 'l mare e dall'altro le montagne: da l'altro lato la via s stretta che non si pu cavalcare; e dura questa istretta via pi di 4 leghe, sicch pochi uomini terebbero lo passo a tutto il mondo: perci non vi pass Alesandro. E quivi fece fare Alesandro una torre con grande fortezza, perch coloro non potessero pasare per venire sopra lui; e chiamasi la Porta del Ferro. E questo lo luogo che dice lo libro d'Alesandro, che dice che rinchiuse li Tartari dentro da le montagne; ma egli non furono Tartari, ma furo una gente ch'nno nome Cumani e altri generazioni asai, ch Tartari non erano a quello tempo. Egli nno cittadi e castella assai, e nno seta assai e fanno drappi di seta e d'oro assai, li pi belli del mondo. Egli nno astori gli migliori del mondo, e nno abondanza d'ogni cosa da vivere. La provincia tutta piena di grande montagne, s vi dico che li Tartari non pttero avere interamente la segnoria ancora di tutta. E quivi si lo monistero di santo Leonardo, ove tale meraviglia, che d'una montagna viene uno lago dinanzi a questo munistero e no mena niuno pesce di niuno tempo, se no di quaresima; e comincia lo primo die di quaresima e dura infino a sabato santo, e e' viene in grande abondanza. Dal d inanzi uno no vi si ne truova, per maraviglia, infino a l'altra quaresima. E sappiate che 'l mare ch'i' v' contato si chiama lo mare di Geluchelan, e gira 700 miglia e di lungi da ogni mare bene 12 giornate; e venev'entro molti grandi fiumi. E nuovamente mercatanti di Genova navica per quello mare. Di l viene la seta ch' chiama ghele. Abino contado de le confini che sono d'Arminia di verso tramontana; or diremo de li confini che sono di verso mezzodie e levante.

23 Del reame di Mosul.
     Mosul uno grande reame, ove molte generazioni di genti, le quali vi conter incontenente. E v' una gente che si chiamano arabi, ch'adorano Malcometto; un'altra gente v' che tengono la legge cristiana, ma no come comanda la chiesa di Roma, ma fallano in pi cose. Egli sono chiamati nestorini e iacopi, egli nno uno patriarca che si chiama Iacolic, e questo patriarca fa vescovi e arcivescovi e abati; e fagli per tutta India e per Baudac e per Acata, come fa lo papa di Roma; e tutti questi cristiani sono nestorini e iacopit. E tutti li panni di seta e d'oro che si chiamano mosolin si fanno quivi, e li grandi mercatanti che si chiamano mosolin sono di quello reame di sopra. E ne le montagne di questo regno sono genti che si chiamano di cristiani nestorini e iacopit; l'altre parti sono saracini ch'adorano Malcometto, e sono mala gente, e rubano volontieri li mercatanti. Ora diremo de la grande citt di Baudac.

24 Di Baudac, come fu presa.
     Baudac una grande cittade, ov' lo califfo di tutti li Saracini del mondo, cos come a Roma il papa di tutti li cristiani. Per mezzo la citt passa uno fiume molto grande, per lo quale si puote andare infino nel mare d'India, e quindi vanno e vegnono mercatanti e loro mercatantie. E sappiate che da Baudac al mare gi per lo fiume e bene 18 giornate. Li mercatanti che vanno in India vanno per quello fiume infino a una citt ch' nome Chisi, e quivi entrano nel mare d'India. E su per lo fiume tra Baudac e Chisi una cittade ch' nome Bascra, e per quella cittade e per li borghi nasce gli migliori dattari del mondo. In Baudac si lavora diversi lavorii di seta e d'oro in drappi a bestie e a uccelli. Ell' la pi nobile citt e la magiore di quella provincia. E sappiate ch'al califfo si trov lo maggiore tesoro d'oro e d'ariento e di priete preziose che mai si trovasse alcuno uomo. Egli vero che in anni Domini 1255 lo grande Tartero ch'ave' nome Alau, fratello del signore che oggi regna, ragun grande oste, e venne sopra Baudac e la prese per forza. E questo fue grande fatto, imperci che 'n Baudac avea pi de 100'000 di cavalieri, senza li pedoni. E quando Alau l'ebbe presa, trov al calif piena una torre d'oro e d'ariento e d'altro tesoro, s che giamai non si ne trov tanto insieme. Quando Alau vide tanto tesoro, molto si ne maravigli, e mand per lo califfo ch'era preso, e s li disse: Califfo, perch raunasti tanto tesoro? Che ne volevi tue fare? Quando tu sapei ch'io vena sopra te, ch none soldavi tu cavalieri e genti per difendere te e la terra tua e la tua gente?. Lo calif non li seppe rispondere. Alotta disse Alau: Calif, da che tue ami tanto l'avere, io te ne voglio dare a mangiare. E fecel mettere in questa torre, e comand che no li fosse dato n mangiare n bere; e disse: Ora ti satolla del tuo tesoro. Quattro die vivette e poscia si trov morto. E perci me' fosse che l'avesse donato a gente per difendere sua terra; n mai poscia in quella citt no ebbe califo alcuno. Non diremo pi di Baudaca, per che sarebbe lunga matera; e diremo della nobile citt di Toris.

25 Della nobile citt di Toris.
     Toris una grande cittade ch' in una provincia ch' chiamata Irac, nella quale ancora pi cittadi e pi castella. Ma contar di Toris, perch' la migliore citt de la provincia. Gli uomini di Toris vivoro di mercatantia e d'arti, cio di lavorare drappi a seta e a oro. E in luogo s buono, che d'India, di Baudac e di Mosul e di Cremo vi vengono li mercatanti, e di molti altri luoghi. Li mercatanti latini vanno quivi per le mercatantie strane che vegnono da lunga parte e molto vi guadagnano; quivi si truova molte priete preziose. Gli uomini sono di piccolo afare, e vi di molte fatte genti. E quivi e armini, nestarini, iacopetti, giorgiani, i persiani, e di quelli v' ch'aorano Malcometto, cio lo popolo de la terra, che si chiamano taurizins. Atorno a la citt belli giardini e dilettevoli di tutte frutte. Li saracini di Toris sono molti malvagi e disleali.

26 De la maraviglia di Baudac, de la montagna.
     Or vi conter una maraviglia ch'avenne a Baudac e Mosul. Nell'anno del 1275 era uno calif in Baudac che molto odiava li cristiani {e ci naturale a li saracini}. E' pens via di fare tornare li cristiani saracini o d'uccidelli tutti; e a questo avea suoi consiglieri saracini. Ora mand lo califo per li cristiani ch'erano di l, e miseli dinanzi questo punto: che elli trovava in uno Vangelo che se alcuno cristiano avesse tanta fede quant' uno grano di senape, per suo priego che facesse a Dio, farebbe giugnere due montagne insieme; e mostrgli lo Vangelo. I cristiani dissero che ben era vero. Dunque, disse lo califo, tra voi tutti d essere tanta fede quant' uno grano di senape; ordunque fate rimuovere quella montagna o io v'uccider tutti, o voi vi farete saracini, ch chi non fede d essere morto. E di questo fare li diede termine 10 die.

27
     Quando li cristiani udirono ci che 'l calif disse, ebbero grandissima paura e non sapeano che si fare. Raunarosi tutti, piccioli e grandi, maschi e femine, l'arcivescovo e 'l vescovo e' preti, ch'aveano assai; astettaro 8 die e tutti in orazione ch Dio gli aiutasse e guardasseli di s crudele morte. La nona notte aparve l'angelo al vescovo, ch'era molto santo uomo, e disseli ch'andasse la mattina a cotali ciabattieri, e che li dicesse che la montagna si muterebbe. Quello ciabattier era buono uomo e di s buona vita, che uno die una femmina venne a sua bottega, molto bella, ne la quale pecc cogli occhi, e elli co la lesina vi si percosse, s che mai non ne vide; sicch egli era santo e buono.

28 Quando la visione venne al vescovo che per lo priego del ciabattiere si mutarebbe la montagna.
     Quando questa visione venne al vescovo, fece ragunare tutti li cristiani e disse la visione. Lo vescovo preg lo ciabattiere che pregasse Idio che mutasse la montagna; egli disse che non era uomo soficiente a ci. Tanto fue pregato per li cristiani che 'l ciabattiere si mise in orazione.

29
      Quando lo termine fue compiuto, la mattina tutti li cristiani andarono a la chiesa e fecero cantare la messa, pregando Idio che gli 'iutasse. Poscia tolsero la croce e andaro nel piano dinanzi a questa montagna; e quivi erano, tra maschi e femine e piccioli e grandi, bene 100'000. E 'l califa vi venne co molti saracini armati per uccidire tutti li cristiani, credendo che la montagna non si mutasse. Istando li cristiani dinanzi a la croce in ginocchioni pregando Idio di questo fatto, la montagna cominci a ruvinare e mutarsi. Li saracini, vedendo cie, si maravigliaro molto, e 'l califfo si converto e molti saracini. E quando lo califa moro, si trov una croce a collo; e li saracini, vedendo questo, nol sotteraro nel munimento cogli altri califfi passati, anzi lo misero in un altro luogo. Or lasciamo de Toris e diciamo di Persia.

30 De la grande provincia di Persia: de' 3 Magi.
     Persia si una provincia grande e nobole certamente, ma 'l presente l'nno guasta li Tartari. In Persia la citt ch' chiamata Saba, da la quale si partiro li tre re ch'andaro adorare Dio quando nacque. In quella citt son soppeliti gli tre Magi in una bella sepoltura, e sonvi ancora tutti interi con barba e co' capegli: l'uno ebbe nome Beltasar, l'altro Gaspar, lo terzo Melquior. Messer Marco dimand pi volte in quella cittade di quegli 3 re: niuno gliene seppe dire nulla, se non che erano 3 re soppelliti anticamente. Andando 3 giornate, trovaro uno castello chiamato Calasata, ci a dire in francesco 'castello de li oratori del fuoco'; e ben vero che quelli del castello adoran lo fuoco, e io vi dir perch. Gli uomini di quello castello dicono che anticamente tre lo' re di quella contrada andarono ad adorare un profeta, lo quale era nato, e portarono 3 oferte: oro per sapere s'era signore terreno, incenso per sapere s'era idio, mirra per sapere se era eternale. E quando furo ove Dio era nato, lo menore and prima a vederlo, e parveli di sua forma e di suo tempo; e poscia 'l mezzano e poscia il magiore: e a ciascheuno per s parve di sua forma e di suo tempo. E raportando ciascuno quello ch'avea veduto, molto si maravigliaro, e pensaro d'andare tutti insieme; e andando insieme, a tutti parve quello ch'era, cio fanciullo di 13 die. Allora ofersero l'oro, lo 'ncenso e la mirra, e lo fanciullo prese tutto; e lo fanciullo don a li tre re uno bossolo chiuso. E li re si misoro per tornare in loro contrada.

31 De li tre Magi.
     Quando li tre Magi ebbero cavalcato alquante giornate, volloro vedere quello che 'l fanciullo avea donato loro. Apersoro lo bossolo e quivi trovaro una pietra, la quale gli avea dato Idio in significanza che stessoro fermi ne la fede ch'aveano cominciato, come pietra. Quando videro la pietra, molto si maravigliaro, e gittaro questa pietra entro uno pozzo; gittata la pietra nel pozzo, uno fuoco discese da cielo ardendo, e gittssi in quello pozzo. Quando li re videro questa meraviglia, pentrsi di ci ch'aveano fatto; e presero di quello fuoco e portarone in loro contrada e puoserlo in una loro chiesa. E tutte volte lo fanno ardere e orano quello fuoco come dio; e tutti li sacrifici che fanno condisco di quello fuoco, e quando si spegne, vanno a l'originale, che sempre sta aceso, n mai non l'accenderebboro se non di quello. Perci adorano lo fuoco quegli di quella contrada; e tutto questo dissero a messer Marco Polo, e veritade. L'uno delli re fu di Saba, l'altro de Iava, lo terzo del Castello. Or vi diremo de' molti fatti di Persia e de' loro costumi.

32 De li 8 reami di Persia.
     Sappiate che in Persia e 8 reami: l'ono nome Causom, lo secondo Distan, lo terzo Lor, lo quarto Cielstan, lo quinto Istain, lo 6 Zerazi, lo 7 Soncara, lo 8 Tunocain, che presso a l'Albaro Solo. In questo reame molti begli distrieri e di grande valuta, e molti ne vegnono a vendere in India: la magiore parte sono di valuta di libbre 200 di tornesi. Ancora v' le pi belle asine del mondo, che vale l'una ben 30 marchi d'argento, che bene corrono e ambiano. Gli uomini di questa contrada menano questi cavagli fino a due cittade che sono sopra la ripa del mare: l'una nome Achisi e l'altra Acummasa; quivi sono i mercatanti che li menano in India. Questi sono mala gente: tutti s'uccidono tra loro, e se non fosse per paura del signore, cio del Tartaro del Levante, tutti li mercatanti ucciderebboro. Quivi si fa drappi d'oro e di seta; e quivi e molta bambagia, e quivi e abondanza d'orzo, di miglio e di panico e di tutte biade, di vino e di frutti. Or lasciamo qui, e contervi de la grande citt d'Iadis tutto suo afare e suoi costumi.

33 Della citt di Iadis.
     Iadis una cittade di Persia molto bella, grande, e di grandi mercatantie. Quivi si lavora drappi d'oro e di seta, che si chiama iasdi, e che si portano per molte contrade. Egli adorano Malcometto. Quando l'uomo si parte di questa terra per andare inanzi, cavalca 7 giornate tutto piano; e non v' abitazione se no in tre luoghi, ove si possa albergare. Quivi e begli boschi e piani per cavalcare; quivi e pernice e cuntornici asai. Quindi si cavalca a grande solazzo, quivi e asine salvatiche molto belle. Di capo di queste 7 giornate e uno reame ch' nome Creman.

34 Del reame di Creman.
     Creman uno regno di Persia che solea avere signore per eredit, ma poscia che li Tartari lo presero, vi mndaro signore cui loro piace. E quivi nasce le prietre che si chiamano turchiesche in grande quantit, che si cavano de le montagne; e nno vene d'acciaio e d'andanico assai. Lavorano bene tutte cose da cavalieri, freni, selle e tutte arme e arnesi. Le loro donne lavorano tutte cose a seta e ad oro, a ucelli e a bestie nobilemente, e lavorano di cortine e d'altre cose molto riccamente, e coltre e guanciali e tutte cose. Ne le montagne di questa contrada nasce li migliori falconi e li pi volanti del mondo, e sono meno che falconi pelegrini: niuno uccello no li campa dinanzi. Quando l'uomo si parte di Creman, cavalca 7 giornate tuttavia per castela e per cittade con grande solazzo; e quivi e uccellagioni di tutti uccelli. Di capo de le 7 giornate truova una montagna, ove si scende, ch bene si cavalca due giornate pure a china, tuttavia trovando molti frutti e buoni. Non si truova abitazioni, ma gente co loro bestie assai. E da Creman infino a questa iscesa bene tale freddo di verno, che no vi si pu passare se non co molti panni.

35 Di Camandi.
     A la discesa de la montagna e uno bello piano, e nel cominciamento e una citt ch' nome Camandi. Questa solea essere magiore terra che no , ch'e Tartari d' altra parte gli nno fatto danno pi volte. Questo piano molto cavo. E questo reame nome Reobales, suoi frutti sono dattari, pistacchi, frutti di paradiso e altri frutti che non son di qua. nno buoi grandi e bianchi come nieve, col pelo piano per lo caldo luogo, le corne cort'e grosse e non agute; tra le spalle nno uno gobbo alto due palmi, e sono la pi bella cosa del mondo a vedere. Quando si vogliono caricare, si conciano come camegli, e caricati cos, si levano, ch sono forti oltra misura. E v' montoni come asini, che li pesa la coda bene 30 libbre, e sono bianchi e begli e buoni da mangiare. In questo piano castella e citt e ville murate di terra per difendersi da scherani che vanno robando. E questa gente che corre lo paese, per incantamento fanno parere notte 7 giornate a la lunga, perch altri non si possa guardare; quando nno fatto questo, vanno per lo paese, ch bene lo sanno. E' son bene 10'000, talvolta pi e meno, sicch per quello piano no li scampa n uomo n bestia: li vecchi ucidono, gli giovani mnagli a vendere per ischiavi. Lo loro re nome Nogodar, e sono gente rea e malvage e crudele. E s vi dico che messer Marco vi fu tal qual preso in quella iscuritade, ma scamp a uno castello ch' nome Canosalmi, e de' suo compagni furo presi asai e venduti e morti.

36 De la grande china.
     Questo piano dura verso mezzodie 5 giornate. Da capo de le cinque giornate un'altra china che dura 20 miglia, molto mala via, e vi molti mali uomini che rubano. Di capo della china uno piano molto bello, che si chiama lo piano di Formosa, e dura due giornate di bella riviera; e quivi e francolini, papagalli e altri uccelli divisati da li nosti. Passate due giornate, lo mare Oziano e 'n su la ripa una citt con porto, ch' nome Cormos, e quivi vegnono d'India per navi tutte ispezzerie, drappi d'oro e denti di leofantie altre mercatantie assai; e quindi le portano li mercatanti per tutto lo mondo. Questa terra di grande mercatantia; sotto di s e castella e cittadi assai, perch'ella capo de la provincia; lo re nome Ruccomod Iacomat. Quivi grande caldo; inferma la terra molto, e se alcuno mercatante d'altra terra vi muore, lo re piglia tutto suo avere. Quivi si fa lo vino di dattari e d'altre ispezie asai, e chi 'l bee e non uso, s 'l fa andare a sella e purgalo; ma chi n' uso fa carne assai. Non usano nostre vivande, ch se manicassero grano e carne, infermarebbero incontanente; anzi usano per loro sant pesci salati e dattari e cotali cose grosse, e con queste dimorano sani. Le loro navi sono cattive e molte ne pericala, perch non sono confitte con aguti di ferro, ma con filo che si fa della buccia delle noci d'India, che si mette in molle ne l'acqua e fassi filo come setole; e con quello le cuciono, e no si guasta per l'acqua salata. Le navi nno una vela, un timone, uno bore, una coverta, ma quando sono caricate, le cruopono di cuoie, e sopra questa coverta pongono i cavalli che menano in India. No nno ferro per fare aguti e grande pericolo a navicare con quelle navi. Questi adorano Malcometto. E vi s grande caldo, che se no fosse li giardini co molta acqua di fuori da la citt, ch'egli nno, non camperebboro. Egli vero che vi viene uno vento la state talvolta di verso lo sabione con tanto caldo che, se gli uomini non fugissoro a l'acqua, non camperebboro del caldo. Elli seminano loro biade di novembre e ricogliele di marzo, e cos fanno di tutti loro frutti; a da marzo inanzi non si truova niuna cosa viva, cio verde, sopra terra, se non lo dattaro, che dura infino a mezzo maggio; e questo per lo grande caldo. Le navi non sono impeciate, ma sono unte d'uno olio di pesce. E quando alcuno vi muore, s fanno grande duolo; e le donne si piangono li loro mariti bene quattro anni, ogne die almeno una volta, con vicini e co' parenti. Or tornaremo per tramontana per contare di quelle province, e ritornaremo per un'altra via a la citt di Creman, la quale v' contato, perci che a quelle contrade ch'io vi voglio contare, no vi si pu andare se non da Creman. E vi dico che questo re Ruccomod Iacamat, donde noi ci partiamo aguale, re di Creman. E in ritornare da Cormos a Creman molto bello piano e abondanza di vivande, e vi molti bagni caldi; e vi ucelli assai e frutti. Lo pane del grano molto amaro a chi non costumato, e questo per lo mare che vi viene. Or lascino queste parti, e andiamo verso tramontana; e diremo come.

37 Come si cavalca per lo diserto.
     Quando l'uono si parte da Creman, cavalca sette giornate di molta diversa via; e dirvi come. L'uomo va 3 giornate che l'uono non truova acqua, se non verde come erba, salsa e amara; e chi ne bevesse pure una gocciola, lo farebbe andare bene 10 volte a sella; e chi mangiasse uno granello di quello sale che se ne fa, farebbe lo somigliante; e perci si porta bevanda per tutta quella via. Le bestie ne beono per grande forza e per grande sete, e falle molto scorrere. In queste 3 giornate no abitazione, ma tutto diserto e grande secchitade, bestie non v', ch no v'averebboro che mangiare. Di capo di queste 3 giornate si truova un altro luogo che dura 4 giornate, n pi n meno fatto, salvo che vi si truovano asine salvatiche. Di capo di queste 4 giornate finisce lo regno di Creman e truovasi la citt di Gobiam.

38 De Gobiam.
     Cobiam una grande cittade. E' adorano Macomet. Egli nno ferro e acciaio e andanico assai. Quivi si fa la tuzia e lo spodio, e dirvi come. Egli nno una vena di terra la quale buona a ci, e pongolla nella fornace ardente, e 'n su la fornace pongono graticole di ferro, e 'l fumo di quella terra va suso a le graticole: e quello che quivi rimane apiccato tuzia, e quello che rimane nel fuoco spodio. Ora andino oltre.

39 D'uno diserto.
     Quando l'uomo si parte de Gobiam, l'uomo va bene per uno diserto 8 giornate, nel quale grande sechitadi, e non v' frutti n acqua, se non amara, come in quello di sopra. E quelli che vi passano portano da bere e da mangiare, se non che gli cavagli beono di quella acqua malvolontieri. E di capo delle 8 giornate una provincia chiamata Tonocan; e vi castella e cittadi asai, e confina con Persia verso tramontana. E quivi una grandissima provincia piana, ov' l'Albero Solo, che li cristiani lo chiamano l'Albero Secco; e dirvi com'egli fatto. Egli grande e grosso; sue foglie sono da l'una parte verdi e da l'altra bianche, e fa cardi come di castagne, ma non v' entro nulla; egli forte legno e giallo come busso. E non v' albero presso a 100 miglia, salvo che da l'una parte a 10 miglia. E quivi dicono quelli di quella parte che fu la bataglia tra Allexandro e Dario. Le ville e le castelle nno grande abondanza d'ogne buona cosa; lo paese temperato, e adorano Malcometto. Quivi e bella gente e le femine sono belle oltra misura. Di qui ci partiamo e direnvi d'una contrada che si chiama Milice, ove il Veglio della Montagna solea dimorare.

40 Del Veglio de la Montagna e come fece il paradiso, e li assessini.
     Milice una contrada ove 'l Veglio de la Montagna solea dimorare anticamente. Or vi conter l'afare, secondo che messer Marco intese da pi uomini. Lo Veglio chiamato in loro lingua Aloodin. Egli avea fatto fare tra due montagne in una valle lo pi bello giardino e 'l pi grande del mondo. Quivi avea tutti frutti e li pi begli palagi del mondo, tutti dipinti ad oro, a bestie, a uccelli; quivi era condotti: per tale vena acqua a per tale mle e per tale vino; quivi era donzelli e donzelle, li pi begli del mondo, che meglio sapeano cantare e sonare e ballare. E facea lo Veglio credere a costoro che quello era lo paradiso. E perci 'l fece, perch Malcometto disse che chi andasse in paradiso, avrebbe di belle femine tante quanto volesse, e quivi troverebbe fiumi di latte, di vino e di mle. E perci 'l fece simile a quello ch'avea detto Malcometto; e li saracini di quella contrada credeano veramente che quello fosse lo paradiso. E in questo giardino non intrava se none colui cu' e' volea fare assesino. A la 'ntrata del giardino ave' uno castello s forte, che non temea niuno uomo del mondo. Lo Veglio tenea in sua corte tutti giovani di 12 anni, li quali li paressero da diventare prodi uomini. Quando lo Veglio ne facea mettere nel giardino a 4, a 10, a 20, egli gli facea dare oppio a bere, e quelli dorma bene 3 d; e faceali portare nel giardino e l entro gli facea isvegliare.

41
      Quando li giovani si svegliavano e si trovavano l entro e vedeano tutte queste cose, veramente credeano essere in paradiso. E queste donzelle sempre stavano co loro in canti e in grandi solazzi; e aveano s quello che voleano, che mai per loro volere non sarebboro partiti da quello giardino. E 'l Veglio tiene bella corte e ricca e fa credere a quegli di quella montagna che cos sia com' detto. E quando elli ne vuole mandare niuno di quegli giovani ine uno luogo, li fa dare beveraggio che dormono, e fagli recare fuori del giardino in su lo suo palagio. Quando coloro si svegliono e truovansi quivi, molto si meravigliano, e sono molto tristi, ch si truovano fuori del paradiso. Egli se ne vanno incontanente dinanzi al Veglio, credendo che sia uno grande profeta, inginocchiandosi; e egli dimanda onde vegnono. Rispondono: Del paradiso; e contagli tutto quello che vi truovano entro e nno grande voglia di tornarvi. E quando lo Veglio vuole fare uccidere alcuna persona, fa trre quello che sia lo pi vigoroso, e fagli uccidire cui egli vuole. E coloro lo fanno volontieri, per ritornare al paradiso; se scampano, ritornano a loro signore; se preso, vuole morire, credendo ritornare al paradiso. E quando lo Veglio vuole fare uccidere neuno uomo, egli lo prende e dice: Va' f cotale cosa; e questo ti fo perch ti voglio fare tornare al paradiso. E li assesini vanno e fannolo molto volontieri. E in questa maniera non campa niuno uomo dinanzi al Veglio de la Montagna a cu'elli lo vuole fare; e s vi dico che pi re li fanno trebuto per quella paura.

42 Come Alau, signore de' Tarteri del Levante il distrusse.
     Egli vero che 'n anni 1277 Alau, signore delli Tartari del Levante, che sa tutte queste malvagit, egli pens fra se medesimo di volerlo distruggere, e mand de' suoi baroni a questo giardino. E' stettero 3 anni attorno a lo castello prima che l'avessero, n mai non l'avrebboro avuto se no per fame. Alotta per fame fu preso, e fue morto lo Veglio e sua gente tutta. E d'alora in qua non vi fue pi Veglio niuno: in lui s' finita tutta la segnoria. Or lasciamo qui, e andiamo inanzi.

43 De la citt Supunga.
     Quando l'uomo si parte di questo castello, l'uomo cavalca per bel piano e per belle coste, ov' buon pasco e frutti assai e buoni; e dura 7 giornate. E vi ville e castella asai, e adorano Macomet. E alcuna volta truova l'uomo diserti di 50 miglia e di 60, nelle quali non si truova acqua, e conviene che l'uomo la porti e per s e per le bestie, infino che ne sono fuori. Quando e passato 7 giornate, truova una citt ch' nome Supunga. Ella terra di molti alberi. Quivi e li migliori poponi del mondo e 'n grandissima quantit, e fannogli seccare in tale maniera: egli gli tagliano atorno come coreggie, e fannogli seccare, e diventano pi dolci che mle. E di questo fanno grande mercatantia per la contrada. E v' cacciagioni e uccellagioni assai. Or lasciamo di questa, e diremo di Balac.

44 Di Balac.
     Balac fue gi una grande citt e nobile pi che non oggi, ch li Tartari l'nno guasta e fatto grande danno. E in questa cittade prese Alesandro per moglie la figliuola di Dario, siccome dicono quegli di quella terra. E' addorano Maccometto. E sappiate che fino a questa terra dura la terra del signore delli Tartari del Levante, e a questa cittade sono li confini di Persia entro creco e levante. Quando si passa per questa terra, l'uomo cavalca bene 12 giornate tra levante e greco, che no si truova nulla abitazioni, perch gli uomini, per paura de la mala gente e degli osti, sono tutti iti a le fortezze de le montagne. In questa via e acqua asai e cacciagioni e leoni. In tutte queste 12 giornate non truovi vivande da mangiare, anzi conviene che si porti.

45 De la montagna del sale.
     Quando l'uomo cavalcato queste 12 giornate, trova uno castello ch' nome Tahican, ov' grande mercato di biada; e bella contrada. E le montagne di verso mezzodie sono molto grandi, e sono tutte sale. E vengono da la lunga 30 giornate per questo sale, perch' lo migliore del mondo; e s duro che no se ne pu rompere se non con grandi picconi di ferro; e tanto che tutto il mondo n'avrebbe assai infino a la fine del secolo. Partendosi di qui, l'uomo cavalca 3 giornate tra greco e levante, sempre trovando belle terre e belle abitazioni e frutti e biade e vigne. E' adorano Maccomet. E' sono mala gente e micidiale: sempre stanno col bicchiere a bocca, ch molto beono volontieri, ch egli nno buono vino cotto. In capo non portano nulla, se no una corda lunga 10 palmi si volgono atorno lo capo. E' sono molto begli cacciatori e prendono bestie molte, e de le pelle si vestono e calzano; e ogni uomo sa conciare le pegli de le bestie che pigliano. Di le tre giornate e cittade e castella asai, e vi una citt ch' nome Scasem, e per lo mezzo passa uno grande fiume. Quivi e porci ispinosi assai. Poscia si cavalca tre giornate che no si truova abitazione, n bere n mangiare. Di capo de le 3 giornate si truova la provincia de Balascam. e io vi conter com'ell' fatta.

46 Di Balascam.
     Balasciam una provincia che la gente adorano Malcometo, e nno lingua per loro. Egli grande reame e discende lo re per reditade; e scese del legnaggio d'Allesandro e de la figlia di Dario, lo grande signore di Persia. E tutti quegli re si chiamano Zulcarnei in saracino, ci a dire Alesandro, per amore del grande Allexandro. E quivi nasce le priete preziose che si chiamano balasci, che sono molto care, e cavansi ne le montagne come l'altre vene. E pena la testa chi cavasse di quelle pietre fuori del reame, perci che ve n' tante che diventerebboro vile. E quivi, in un'altra montagna, ove si cava l'azurro, e 'l migliore e 'l pi fine del mondo; e le pietre onde si fa l'azurro, vena di terra. E vi montagne ove si cava l'argento. E la provincia molto fredda. E quivi nasce cavagli assai e buoni coritori, e non portano ferri, sempre andando per le montagne. E nascevi falconi molto volanti e li falconi laineri: cacciare e uccellare v' lo migliore del mondo. Olio non nno, ma fannone di noci. Lo luogo molto forte da guerra; e' sono buoni arcieri e vestonsi di pelle di bestie, perci ch'nno caro di panni. E le grandi donne e le gentili portano brache, che v' ben 100 braccia di panno bambagino, e tal 40 e tal 80; e questo fanno per parere ch'abbiano grosse le natiche, perch li loro uomini si dilettano in femine grosse. Or lasciamo questo reame, e conteremo d'una diversa gente, ch' lungi da questa provincia 10 giornate.

47 De la gente di Bastian.
     Egli vero che di lungi a Balasciam 10 giornate e una provincia ch' nome Bastian; e nno lingua per loro. Egli adorano gl'idoli e suno bruni; e sanno molto d'arti de diavoli e sono malvagia gente. E' portan agli orecchi cerchiegli d'oro e d'ariento e di perle e di pietre preziose. Quivi e molto grande caldo. Loro vivande carne e riso. Or lasciamo questa, e anderemo a un'altra ch' di lungi di questa 7 giornate verso iscirocco, ch' nome Chesimun.

48 Di Chesimun.
     Chesimun una provincia che adorano idoli e e lingua per s. Questi sanno tanto d'incantamento di diavolo che fanno parlare gl'idoli; e fanno cambiare lo tempo e fanno grandi iscuritadi e fanno tali cose che non si potrebbe credere. E sono capo di tutti gl'idoli, e de lor descese gl'idoli. E di questo luogo si puote andare al mare d'India. Gli uomini e le femine sono bruni e magri; lor vivande riso e carne. E luogo temperato, tra caldo e freddo. E l castella assai e diserti; e luogo molto forte, e tiensi per s medesimo; e vi re che mantiene giustizia. E quivi e molti romitaggi e fanno grande astinenzia, n non fanno cosa di peccato n che sia contra loro fede per amore di loro idoli; e nno badie e monisteri di loro legge. Or ci partiamo di qui e anderemo inanzi, perci che ci converrebbe intrare in India; e noi non vogliamo entrare, perch al ritornare de la nostra via conteremo tutte le cose d'India per ordine. E perci retornaremo a nostre province verso Baudascian, perci che d'altra parte non potremo passare.

49 Del grande fiume di Baudascian.
     E quando l'uomo si parte da Baudascian, s si va 12 giornate tra levante e crego su per uno fiume, che del fratello del segnore di Baudascian, ov' castella e abitazioni assai. La gente prode e adorano Macometto. Di capo di 12 giornate si truova una provincia piccola che dura 3 giornate da ogne parte, e nome Vocan. E' adorano Macometto e nno lingua per loro e sono prodi uomini; e sono sottoposti al signore di Baudascian. Egli nno bestie salvatiche assai, cacciagioni e uccellagioni d'ogne fatta. E quando l'uomo va tre giornate pi inanzi, va pure per montagne; e questa si dice la pi alta montagna del mondo. E quando l'uomo 'n su quell'alta montagna, truova uno piano tra due montagne, ov' molto bello pasco, e quivi uno fiume molto bello e grande; e s buono pasco una bestia magra vi doventa grassa in 10 d. Quivi e tutte salvagine e assai; e vi montoni salvatichi asai e grandi, e nno lunghe le corne 6 spanne, e almeno 4 o 3; e in queste corni mangiano li pastori, che ne fanno grande scodelle. E per questo piano si va bene 12 giornate senza abitazione, n non si truova che mangiare, s'altri nol vi porta. Niuno uccello non vi vola, per l'alto luogo e freddo, e 'l fuoco non v' lo colore ch'egli e in altre parte, n non s cocente col suso. Or lasciamo qui e contervi altre cose per greco e per levante. E quando l'uomo va oltra 3 giornate, e' conviene che l'uomo cavalca bene 40 giornate per montagne e per coste, tra creco e levante, e per valle, passando molti fiumi e molti luoghi diserti. E per tutto questo luogo non si truova abitazione n albergagione, ma conviene che si porti la vivanda. Questa contrada si chiama Belor. La gente dimora ne le montagne molto alte: adorano idoli e sono salvatica gente, e vivono de le bestie che pigliano. Loro vestire di pelli di bestie, e sono uomini malvagi. Or lasciamo questa contrada, e diremo de la provincia di Casciar.

50 Del reame di Casciar.
     Casciar fue anticamente reame; aguale al Grande Kane; e adorano Malcometto. Ell' molte citt e castella, e la magiore Casciar; e sono tra greco e levante. E' vivono di mercatantia e d'arti. Egli nno begli giardini e vigne e possessioni e bambagie assai; e sonvi molti mercanti che cercano tutto il mondo. E' sono gente scarsa e misera, ch male mangiano e mal beono. Quivi dimorano alquanti cristiani nestorini, che nno loro legge e loro chiese; e nno lingua per loro. E dura questa provincia 5 giornate. Ora lasciamo di questa, e andremo a Samarcan.

51 Di Samarcan.
     Samarcan una nobile cittade, e sonvi cristiani e saracini. E' sono al Grande Cane, e sono verso maestro. E dirvi una maraviglia ch'avenne in questa terra. E' fu vero, n no grande tempo, che Gigata, fratello del Grande Cane, si fece cristiano, e era signore di questa contrada. Quando li cristiani della cittade videro che lo signore era fatto cristiano, ebbero grande alegrezza; e allora fecero in quella cittade una grande chiesa a l'onore di san Giovanni Batista, e cos si chiama. E' tolsero una molto bella pietra ch'era dei saracini e poserla in quella chiesa e miserla sotto una colonna in mezzo la chiesa, che sostenea tutta la chiesa. Or venne che Gigatai fu morto e gli saracini, vedendo morto 'l segnore, abiendo ira di quella pietra, la volloro trre per forza; e poteallo fare, ch'erano 10 cotanti che gli cristiani. E mossorsi alquanti saracini e andarono a li cristiani, e dissero che voleano questa pietra. Li cristiani la voleano comperare ci che ne voleano; li saracini dissero che no voleano se non la pietra. E alotta li signoregiava lo Grande Cane, e comand a li cristiani che 'nfra 2 die Ii rendessero la loro pietra. Li cristiani, udendo lo comandamento, funno molto tristi e non sapeano che si fare. La mattina che la pietra si dovea cavare di sotto dalla colonna, la colonna si trov alta di sopra a la pietra bene 4 palmi; e non toccava la pietra per lo volere del Nostro Signore. E questa fue tenuta grande meraviglia e ancora; e tuttavia vi stette poscia la prieta. Or lasciamo qui, e dirvi di un'altra provincia ch' nome Carcam.

52 De Carcam.
     Carcam una provincia che dura 5 giornate. E' adorano Macometto; e sonvi cristiani e nestorini. E' sono al Grande abondanza d'ogni cose. Quivi non altro da ricordare. Or lasciamo qui, e diremo di Cotam.

53 Di Cotam.
     Cotam una provincia tra levante e greco, e dura 8 giornate. E' sono al Grande Kane, e adorano Malcometo tutti. E v' castella e citt assai e son nobile gente; e la migliore citt Cotam, onde si chiama tutta la provincia. Quivi e bambagia assai, vino, giardini, tutte cose. Vivono di mercatantia e d'arti; non sono da arme. Or ci partiamo di qui, e andiamo a un'altra provincia ch' nome Pein.

54 Di Pein.
     Pein una piccola provincia ch' lunga 5 giornate tra levante e greco. E' sono al Grande Kane e adorano Maccomet. E v' castella e citt assai, e la pi nobile Pein. Egli nno abondanza di tutte cose e vivoro di mercatantie e d'arti. E nno cotal costume, che quando alcuono uomo ch' moglie si parte di sua terra per stare 20 die, com'egli partito, la moglie puote prendere altro marito, per l'usanza che v'; e l'uomo, ove vae, puote prendere altra moglie. Altres sappiate che tutte queste province che io v' contate, da Cascar infin'a qui, sono de la Grande Turchia. Or lasciamo qui, e contervi d'una provincia chiamata Ciarcian.

55 Di Ciarcian.
     Ciarcian una provincia de la Grande Turchia tra greco e levante. E adorano Macomet; e vi castella e citt assai, e la mastra citt Ciarcian. E v' fiume che mena diaspido e calciadonio, e prtalle a vendere au Cata, e nnone asai e buoni. E tutta questa provincia sabione, e de Cotam a Pein altress sabione. E vi molte acque amare e ree, e ancora v' de le dolci e buone. E quando l'uomo si parte di Ciarcan, va bene 5 giornate per sabione, e vi di male acque e amare, e vi de le buone. E a capo de le 5 giornate si truova una citt ch' a capo del grande diserto, ove gli uomini prendono vivanda per passare lo diserto. Or vi diremo di pi inanzi.

56 Di Lop.
     Lop una grande citt ch' a l'intrata del grande diserto, ch' chiamo lo diserto de Lop, e tra levante e greco. E' sono al Grande Cane e adorano Macomet. E quelli che vogliono passare lo diserto si riposano in Lop per una settimana, per rinfrescare loro e loro bestie; poscia prende vivande per uno mese per loro e per loro bestie. E partendosi di questa citt, entra nel diserto, e tamanto che si penerebbe a passare bene uno anno; ma per lo minore luogo si pena lo meno a trapassare uno mese. Egli tutto montagne e sabione e valle, e non vi si truova nulla a mangiare; ma quando s' ito uno die e una notte, si truova acqua, ma non tanta che n'avesse oltra 50 o 100 uomini co loro bestie. E per tutto 'l diserto conviene che si vada uno die e una notte prima che acqua si truovi: e in tre luoghi o in quattro truova l'uomo l'acqua amara e salsa, e tutte l'altre sono buone, che sono nel torno da 28 acque. Non v' n uccelli n bestie, perch non v'nno da mangiare. E s vi dico che quivi si truova tal maraviglia. Egli vero che, quando l'uomo cavalca di notte per quel diserto, egli aviene questo: che se alcuno remane adrieto da li compagni, per dormire o per altro, quando vuole pui andare per giugnere li compagni, ode parlare spiriti in aire che somigliano che siano suoi compagnoni. E pi volte chiamato per lo suo nome propio, ed fatto disviare talvolta in tal modo che mai non si ritruova; e molti ne sono gi perduti. E molte volte ode l'uomo molti istormenti in aria e propiamente tamburi. E cos si passa questo grande diserto. Or lasciamo del diserto, e diremo delle province che sono all'uscita del diserto.

57 De la grande provincia di Tangut.
      A l'uscita del diserto si truova una citt ch' nome Sachion, che a lo Grande Cane. La provincia si chiama Tangut; e adorano l'idoli {ben vero ch'egli v' alquanti nestorini, e vi saracini}. La terra tra levante e greco. Quegli dagl'idoli nno per loro speziale favella; no sono mercatanti, ma vivono di terra. Egli nno molte badie e monisteri, tutti piene d'idole di diverse fatte, a li quali si fa sagrifici grandi e grandi onori. E sapiate che ogni uomo che fanciulli fae notricare uno montone a onore degl'idoli. A capo dell'anno, ov' la festa del suo idolo, lo padre col figliuolo menano questo montone dinanzi a lo suo idolo, e fannogli grande riverenza con tutti li figliuoli. Poscia fanno correre questo montone; fatto questo, rimenallo davanti a l'idolo, e tanto vi stanno ch' detto loro uficio e loro prieghi, ch'elli salvi li loro figliuoli. Fatto questo, danno la loro parte della carne a l'idolo; l'altra tagliano e portano a loro casa o a altro luogo ch'egli vogliono, e mandano per loro parenti, e mangiano questa carne con grande festa e reverenza; poi ricolgono l'ossa e ripongolle in sopidiani o in casse molto bene. E sappiate che tutti gl'idolatori, quando alcuno ne muore, gli altri pigliano lo corpo morto e fannolo ardere. E quando si cavano di loro casa e sono portati al luogo dove debbono essere arsi, nella via li suoi parenti in pi luoghi nno fatte certe case di pertiche o di canne coperte di drappi di seta e d'oro. E quando sono col morto dinanzi da questa casa, s posano lo morto dinanzi a questa casa, e quivi nno vino e vivande assai; e questo fanno perch sia ricevuto a cotale onore nell'altro mondo. E quando lo corpo menato al luogo ove d essere arso, quivi nno uomini di carte intagliati e cavagli e camegli e monete grosse come bisanti, e fanno ardere lo corpo con tutte queste cose, e dicono che quello morto avr tanti cavagli e montoni e danari e ogn'altra cosa nell'altro mondo quant'egli fanno ardere per amore di colui in quello luogo dinanzi dal corpo. E quando lo corpo si va ad ardere, tutti li stormenti de la terra vanno sonando dinanzi a questo corpo. Ancora vi dico che quando lo corpo morto s manda gli parenti per astronomi e indivini, e dicogli lo die che nacque questo morto; e coloro, per loro incantesimi de diavoli, sanno dire a costoro l'ora che questo corpo si dee ardere. E tengollo talvolta li parenti in casa, quel morto, 8 die e 15 e uno mese, aspettando l'ora che buona da ardere, secondo quelli indovini, n mai no gli arderebboro altrimenti. Tengono questo corpo in una cassa grossa bene uno palmo bene serata e confitta e coperta di panno co molto zafferano e spezie, s che no puta a quelli della casa. E sappiate che quegli della casa fanno mettere tavola dinanzi dalla cassa ov' 'l morto, con vino e con pane e con vivande come s'egli fosse vivo, e questo fanno ogne die fino che si dee ardere. Ancora quegli indovini dicono a li parenti del morto che no buono trare lo morto per l'uscio, e mettono cagioni di qualche stella ch' incontra a l'uscio, onde li parenti lo mettono per altro luogo, e tale volta rompono lo muro della casa da l'altro lato. E tutti gl'idoli del mondo vanno per questa maniera. Or lasciamo di questa e direnvi d'altre terre che sono verso lo maestro, presso al capo di questo diserto.

58 De Camul.
     Camul una provincia, e gi anticamente fue reame. E vi ville e castella assai; la mastra citt nome Camul. La provincia in mezzo di due diserti: da l'una parte 'l grande diserto, da l'altra uno piccolo diserto di tre giornate. Sono tutti idoli; lingua nno per s. Vivono de' frutti de la terra e nno assai da mangiare e da bere, e vendonne asai. E' sono uomini di grande solazzo, che non attendono se no a sonare in istormenti e 'n cantare e ballare. E se alcuno forestiere vi va ad albergare, egli sono troppi alegri e comandano alle loro mogli che li servano in tutto loro bisogno. E 'l marito si parte di casa e va a stare altrove 2 d o 3; e 'l forestieri rimane colla moglie e fa con lei quello che vuole, come fosse sua moglie, e stanno in grandi solazzi. E tutti quegli di questa provincia sono bozzi delle loro femine, ma nol si tengono a vergogna; e le loro femine sono belle e gioiose e molto alegre di quella usanza. Or avenne che al tempo di Mogu Kane, segnore de' Tartari, sappiendo che tutti gli uomini di questa provincia faceano avolterare loro femine a' forestieri, incontanente comand che niuno dovesse albergare niuno forestiere e che no dovessero avolterare loro femine. E quando quelli di Camul ebbero questo comandamento, furono molto tristi, e fecero colsiglio e mandaro al signore uno grande presente; e mandarollo pregando che gli lasciasse fare la loro usanza e degli loro antichi, per che gli loro idoli l'aveano molto per bene, e per quello lo loro bene de la terra molto moltiplicato. E quando Mogu Kane intese queste parole, rispuose: Quando volete vostra onta, e voi l'abiate. E tuttavia mantengon quella usanza. Or lasciamo di Camul e diremo d'altre province tra maestro e tramontana.

59 Chingitalas.
     Chingitalas una provincia che ancora presso al diserto, entro tramontana e maestro. E grande 6 giornate e del Grande Kane. Quivi e citt e castella assai; quivi 3 generazioni di genti, cio idoli, e quegli ch'adorano Maccomet, e cristiani nestorini. Quivi e montagne ove buone vene d'acciaio e d'andanico; e in queste montagne un'altra vena, onde si fa la salamandra. La salamandra non bestia, come si dice, che vive nel fuoco, ch neuno animale puote vivere nel fuoco; ma dirvi come si fa la salamandra. Uno mio compagno ch' nome Zuficar — e un Turchio — istede in quella contrada per lo Grande Kane signore 3 anni e facea fare queste salamandre; e disselo a me, e era persona che le vide assai volte, e io ne vidi de le fatte. Egli vero che quella vena si cava e stringesi insieme e fa fila come di lana; e poscia la fa seccare e pestare in grandi mortai di covro, poscia la fanno lavare e la terra s cade, quella che v' apiccata, e rimane le file come di lana; e questa si fila e fassine panno da tovaglie. Fatte le tovaglie, elle sono brune, mettendole nel fuoco diventano bianche come nieve; e tutte le volte che sono sucide, si pognono nel fuoco e diventano bianche come neve. E queste sono le salamandre, e l'altre sono favole. Anco vi dico che a Roma una di queste tovaglie che 'l Grande Kane mand per grande presenti, perch 'l sudario del Nostro Signore vi fosse messo entro. Or lasciamo di questa provincia e anderemo a altre province tra greco e levante.

60 De Succiur.
     Quando l'uomo si parte di questa provincia, l'uomo va 10 giornate tra greco e levante. E in tutto questo no si truova se no poca abitazione, n non v' nulla da ricordare. Di capo di queste 10 giornate una provincia ch' chiamata Succiur, nella quale e castella e cittadi asai. Quivi e cristiani e idoli, e sono al Grande Kane. E la grande provincia jeneraus ov' questa provincia, e queste due ch'io v' contato in arieto, chiamata Cangut. E per tutte sue montagne si truova lo reubarbaro in grande abondanza, e quivi lo comperano li mercatanti e portalo per tutto il mondo. Vivon del frutto della terra, non si travagliano di mercatantie. Or ci partiremo di qui, e diremo di Canpicion.

61 Di Canpicion.
     Canpicion una cittade ch' in Tangut, e molto nobile e grande; e capo della provincia di Tangut. La gente sono idoli, e vi di quelli ch'adorano Malcomet, e vi cristiani; e vi in quella citt 3 chiese grandi e belle. Gl'idoli nno badie e monisteri secondo loro usanza; egli nno molti idoli, e nnone di quegli che sono grandi 10 passi, tale di legno, tale di terra e tali di pietra; e sono tutti coperti d'oro, molto begli. Or sappiate che gli aregolati degl'idoli vivono pi onestamente che gli altri. Egli si guarda de lusuria, ma no l'nno per grande peccato; ma se truovano alcuno uomo che sia giaciuto con femina contra natura, egli lo condanna a morte. E s vi dico ch'egli nno lunare come noi abiamo lo mese. E alcuno lunare che niuno idolo ucciderebbe alcuna bestia per niuna cosa; e dura per 5 giorni, n non manicherebboro carne uccisa in quegli 5 die. E' vivono pi onesti questi 5 die che gli altri. Egli prendono fino in 30 femine e pi e meno, secondo chi ricco, ma sapiate che la prima tiene per la migliore; e se alcuna non li piace, egli la puote bene cacciare. Egli prendo per moglie la cugina e la zia, e nol tengono peccato. Egli vivono come bestie. Or ci partiamo di qui, e conteremovi d'altre verso tramontana. E s vi dico che messer Niccol e messer Mafeo e messer Marco dimorarono uno anno per loro fatti in questa terra. Ora anderemo 60 giornate verso tramontana.

62 De Ezima.
     Or truova Ezima dopo 12 giornate, che al capo del diserto del sabion, e de la provincia di Tangut. E' sono idoli. Egli nno camegli e bestie assai; e quivi nasce falconi lanieri assai e buoni. Elli vivono di terra e no sono mercatanti. E in questa citt si piglia vivanda per 40 giorni per uno diserto, onde si conviene andare, ch non v' abitagione n erbe n frutto, se none la state vi sta certa gente. Quivi valle e montagne, e ben vi si truova bestie salvatiche assai, come asine salvatiche. Quivi e boschi di pini. E quando l'uomo cavalcato 40 giornate per questo diserto, truova una provincia verso tramontana: udirete quale.

63 Di Carocaron.
     Carocaron una citt che gira tre miglia, nella quale fue lo primo signore ch'ebbero i Tartari, quando egli si partiro di loro contrada. E io vi conter di tutti li fatti delli Tartari, e com'egli ebbero segnoria e com'egli si sparsero per lo mondo. E' fu vero che gli Tartari dimoravano in tramontana, entro Ciorcia; e in quelle contrade e grandi piagge, ove non abitagione, cio di castelle e di cittadi, ma vi buone pasture e acque assai. Egli vero ch'egli none aveano signore, ma faceano reddita a uno signore, che vale a dire in francesco Preste Gianni; e di sua grandezza favellava tutto 'l mondo. Li Tartari li davano d'ogni 10 bestie l'una. Or avenne che li Tartari moltiplicaro molto. Quando Preste Gianni vide ch'egli moltipricavano cos, pens ch'egli li puotessero nuocere, e pens di partigli per pi terre. Adonqua mand de' suo baroni per fare ci; e quando li Tartari udiro quello che 'l signore volea fare, egli ne furo molto dolenti. Alora si partiro tutti insieme e andarono per luoghi diserti verso tramontana, tanto che 'l Preste Giovanni non potea loro nuocere; e ribellrsi da lui e no gli facean nulla rendita. E cos dimorarono uno grande tempo.

64 Come Cinghis fue il primaio Kane. [this in English]
      Or avenne che nel 1187 anni li Tartari fecero uno loro re ch'ebbe nome Cinghis Kane. Costui fu uomo di grande valenza e di senno e di prodezza; e s vi dico, quando costui fue chiamato re, tutti li Tartari, quanti n'era al mondo che per quelle contrade erano, si vennero a lui e tennello per signore; e questo Cinghis Kane tenea la segnoria bene e francamente. E quivi venne tanta moltitudine di Tartari che no si potrebbe credere; quando Cinghi si vide tanta gente, s'aparechi con sua gente per andare a conquistare altre terre. E s vi dico ch'egli conquist bene otto province in poco tempo, n no li face' male a cui egli pigliava n no rubavano, ma menavaglisi drieto per conquistare l'altre contrade, e cos conquist molta gente. E tutta gente andavano volontieri dietro a questo signore, veggendo la sua bont; quando Cinghi si vide tanta gente, disse che volea conquistare tutto 'l mondo. Alotta mand suo messaggi al Preste Gianni — e ci fue nel 1200 anni —, e mandgli a dire che volea pigliare sua figliuola per moglie. Quando 'l Preste Gianni intese che Cinghi avea dimandata la figliuola, tenneselo a grande dispetto, e disse: Non Cinghi grande vergogna a dimandare mia figlia per moglie? Non sa egli ch'egli mio uomo? Or tornate, e ditegli ch'io l'arderei inanzi ch'io gliele dessi per moglie; e ditegli che conviene ch'io l'uccida siccome traditore di suo signore. E disse a li messi: Partitevi incontanente e mai non ci tornate. Li messaggi si partiro e vennersine al Grande Kane, e ridissorli quello che 'l Preste Gianni avea detto tutto per ordine.

65 Come Cinghi Kane fece suo sforzo contra Preste Gianni.
      E quando Cinghi Kane udo la grande villania ch 'l Preste Gianni gli avea mandata, enfi s forte che per poco non li crep lo cuore entro 'l corpo, perci ch'egli era uomo molto segnorevole. E' disse che conviene che cara gli costi la villania che gli mand a dire, e che egli gli farebbe sapere s'egli suo servo. Alotta Cinghi fece lo magiore isforzo che mai si facesse, e mand a dire al Preste Gianni che si difendesse. Lo Preste Gianni fue molto lieto, e fece suo isforzo, e disse di pigliare Cinghi e ucciderlo; e fecisene quasi beffe, non credendo che fosse tanto ardito. Or quando Cinghi Kane ebbe fatto suo isforzo, venne a uno bello piano ch' nome Tanduc, ch' presso al Preste Gianni, e quivi mise lo campo. Udendo cie, lo Preste Gianni si mosse co sua gente per venire contra Cinghi; quando Cinghi l'udo, fu molto lieto. Or lasciamo de Cinghi Kane, e diciamo del Preste Gianne e di sua gente.

66 Come 'l Preste Gianni venne contra Cinghi.
      E quando lo Preste Gianni seppe che Cinghi era venuto sopra lui, mossesi con sua gente, e venne al piano ov'era Cinghi, presso al campo di Cinghi a 10 miglia. E ciascuno si ripos per essere freschi lo d della battaglia; e l'uno e l'altro istava nel piano de Tenduc. Uno giorno fee venire Cinghi suoi astorlogi cristiani e saracini, e comandgli che gli dicesser chi dovea vincere. Li cristiani fecero venire una canna e fesserla nel mezzo, e dilungaro l'una da l'altra, e l'una misero da la parte di Cinghi e l'altra da la parte di Preste Gianne; e miser el nome di Preste Gianni sulla canna dal suo lato e 'l nome di Cinghi in su l'altra, e dissero: Qual canna andar su l'altra, quegli sar vincente. Cinghi Kane disse che questo volea egli bene vedere, e disse che glil mostrassero il pi tosto che potessoro. Quegli cristiani ebbero lo Saltero e lessero certi versi e salmi e loro incantamenti; alora la canna ov'era lo nome di Cinghi mont su l'altra, e questo vide ogni uomo che v'era. Quando Cinghi vide questo, egli ebbe grande alegrezza, perch vide li cristiani veritieri. Li saracini istarlogichi di queste cose non seppero fare nulla.

67 De la battaglia.
     Apresso quello die s'aparecchiaro l'una parte e l'altra, e combattrsi insieme duramente, e fue la magior battaglia che mai fosse veduta. E fue lo magiore male e da una parte e da l'altra, ma Cinghi Kane vinse la battaglia; e fuvi morto lo Preste Giane, e da quello die inanzi perdo sua terra tutta. E andolla conquistando, e regn 6 anni su questa vittoria, pigliando molte province. Di capo di 6 anni, istando a uno castello ch' nome Caagu, fu fedito nel ginocchio d'uno quadrello, ond'egli si ne moro; di che fue grande danno, perci ch'egli era prode uomo e savio. Ora abiamo contato come gli Tartari ebboro in prima segnore — ci fue Cinghi Kane, — com'egli vinse lo Preste Giani. Or vi diremo di loro costumi e di loro usanza.

68 Del novero degli Grandi Cani, quanti furo.
     Sappiate veramente ch'apresso Cinghin Cane fue Cin Kane, lo terzo Bacchia Kane, lo quarto Alcon, lo quinto Mogui, lo sesto Cublam Kane. E questi e pi podere, ch se tutti gli altri fossero insieme, non poterebboro avere tanto podere com'e questo Kane dirieto ch' oggi, e nome Cablam Kane. E dicovi pi, ch se tutti li signori del mondo, e saracini e cristiani, fossero insieme, non potrebboro fare tanto tra tutti come farebbe Coblam Kane. E dovete sapere che tutti li Grandi Kani discesi da Cinghi Kane sono sotterati a una montagna grande, la quale si chiama Alcai; e ove li grandi signori de' Tartari muoiono, se morissoro 100 giornate di lungi a quella montagna, s conviene ch'egli vi siano portati. E s vi dico un'altra cosa, che quando li corpi de li Grandi Kani sono portati a sotterare a questa montagna, e egli sono lungi 40 giornate e pi e meno, tutte le gente che sono incontrate per quello viaggio dove si porta lo morto, tutti sono messi a le spade e morti. E dicogli, quando gli uccidono: Andate a servire lo vostro signore ne l'altro mondo, ch credono che tutti quegli che sono morti, per ci lo debbiano servire ne l'altro mondo. E cos uccidono gli cavagli, e pure gli migliori, perch 'l signore gli abbia ne l'altro mondo. E sappiate, quando Mogui Kane moro, furo morti pi di 20'000 uomini che 'ncontravano lo corpo che s'andava a sotterare. Da che cominciato de' Tartari, s ve ne dir molte cose. Li Tartari dimorano lo verno in piani luoghi ove nno erba e buoni paschi per loro bestie; di state in luoghi freddi, in montagne e in valle, ov' acqua e asai buoni paschi. Le case loro sono di legname, coperte di feltro, e sono tonde, e prtallesi dietro in ogni luogo ov'egli vanno, per ch'egli nno ordinate s bene le loro pertiche, ond'egli le fanno, che troppo bene le possono portare leggeremente. In tutte le parti ov'egli vogliono queste loro case, sempre fanno l'uscio verso mezzodie. Egli nno carette coperte di feltro nero che, per che vi piova suso, non si bagna nulla che entro vi sia. Egli le fanno menare a buoi e a camegli, e'n su le carette pongono loro femmine e loro fanciugli. E s vi dico che le loro femmine comperano e vendono e fanno tutto quello che agli loro mariti bisogna, per che gli uomini non sanno fare altro che cacciare e ucellare e fatti d'oste. Egli vivono di carne e di latte e di cacciagioni; egli mangiano di pomi de faraon, che vi n' grande abondanza da tutte parti; egli mangiano carne di cavallo e di carne e di giument'e di buoi e di tutte carni, e beono latte di giumente. E per niuna cosa l'uomo non toccarebbe la moglie de l'altro, per che l'nno per malvagia cosa e per grande villania. Le donne sono buone e guarda bene l'onore de' loro signori, e governano bene tutta la famiglia. Ciascheuno puote pigliare tante mogli quant'egli vuole infino in 100, se egli e da poterle mantenere; e l'uomo de a la madre della femina, e la femina non d nulla a l'uomo, ma nno per migliore e per pi veritiera la prima moglie che l'altre. Egli nno pi figliuoli che l'altra gente per le molte femmine. Egli prende per moglie le cugine e ogni altra femina, salvo la madre; e prendono la moglie del fratello, s'egli muore. Quando piglia moglie, fanno grandi nozze.

69 Del dio de' Tartari.
     Sappiate che loro legge cotale, ch'egli nno un loro idio ch' nome Natigai, e dicono che quello dio terreno, che guarda loro figliuoli e loro bestiame e loro biade. E' fannogli grande onore e grande riverenza, ch ciascheuno lo tiene in sua casa. E' fannogli di feltro e di panno, e 'l tengono in loro casa; e ancora fanno la moglie di questo loro idio, e fannogli filiuoli ancora di panno. La moglie pongono dal lato manco e li figliuoli dinanzi: molto gli fanno onore. Quando vengono a mangiare, egli tolgono de la carne grassa e ungogli la bocca a quello dio e sua moglie e a quegli figliuoli. Poscia pigliano del brodo e gittanne gi da l'usciuolo ove stae quello idio. Quando nno fatto cos, dicono che lor dio e sua famiglia e la sua parte. Apresso questo, mangiano e beono; e sappiate ch'egli beono latte di giumente, e cnciallo in tal modo che pare vino bianco: buono a bere, e chimallo chemmisi. Loro vestimenta sono cotali: gli ricchi uomini vestono di drappi d'oro e di seta, e ricche pelli cebeline e ermine e de vai e de volpi molto riccamente; e li loro arnesi sono molto di grande valuta. Loro arme sono archi, spade e mazze, ma d'archi s'aiutano pi che d'altro, ch egli sono troppi buoni archieri; in loro dosso portano armadura di cuio di bufalo e d'altre cuoia forti. Egli sono uomini in battaglie valentri duramente. E dirvi come eglino si possono travagliare pi che l'altri uomini, ch, quando bisogner, egli andr e star un mese senza niuna vivanda, salvo che viver di latte di giumente e di carne di loro cacciagioni che prendono. Il suo cavallo viver d'erba ch'andr pascendo, che no gli bisogna portare n orzo n paglia. Egli sono molto ubidienti a loro signore; e sappiate che, quando bisogna, egli andr e star tutta notte a cavallo, e 'l cavallo sempre andar pascendo. Egli sono quella gente che pi sostengono travaglio e male, e meno vogliono di spesa, e che pi vivono, e sono per conquistare terre e regnami. Egli sono cos ordinati che, quando uno signore mena in oste 100'000 cavalieri, a ogne mille fa uno capo, e a ogne 10'000, sicch non e a parlare se non con 10 uomini lo signore de li 10'000, e quello de' 100'000 non a parlare se no co 10; e cos ogni uomo risponde al suo capo. E quando l'oste vae per monti e per valle, sempre vae inanzi 200 uomini per sguardare, e altrettanti dirietro e da lato, perch l'oste non possa essere asalito che nol sentissoro. E quando egli vanno in oste da la lunga, egli portano bottacci di cuoio ov'egli portano loro latte, e una pentolella u' egli cuocono loro carne. Egli portano una piccola tenda ov'egli fuggono da l'acqua. E s vi dico che quando egli ha bisogno, eglino cavalcano bene 10 giornate senza vivanda di fuoco, ma vivono del sangue delli loro cavalli, ch ciascheuno pone la bocca a la vena del suo cavallo e bee. Egli nno ancora loro latte secco come pasta, e mettono di quello latte nell'acqua e disfannolovi entro e poscia 'l beono. Egli vincono le battaglie altres fuggendo come cacciando, ch fuggendo saettano tuttavia, e gli loro cavagli si volgoro come fossero cani; e quando gli loro nemici gli credono avere isconfitti cacciandogli, e e' sono sconfitti eglino, perci che tutti li loro cavagli sono morti per le loro saette. E quando li Tartari veggono gli cavagli di quegli che gli cacciano morti, egli si rivolgono a loro e sconfiggoli per la loro prodezza; e in questo modo nno gi vinte molte battaglie. Tutto questo ch'io v' contato e li costumi, vero de li diritti Tartari; e or vi dico che sono molto i bastardi, ch quegli che usano au Cata se mantengono li costumi degl'idoli, e nno lasciata loro legge; e quegli che usano in levante tegnono la maniera degli saracini. La giustizia vi si fa com'io vi dire. Egli vero, se alcuno e imbolato una picciola cosa, ch'egli non ne debbia perdere persona, e gli dato 7 bastonate o 12 o 24, e vanno infino a le 107, secondo ch' fatta l'ofesa; e tuttavia ingrossano giugnendone 10. E se alcuno tolto tanto che debbia perdere persona o cavallo o altra grande cosa, si tagliato per mezzo con una ispada; e se egli vuole pagare 9 cotanto che non vale la cosa ch'egli tolta, campa la persona. Lo bestiame grosso non si guarda, ma tutto segnato, ch colui che 'l trovasse, conosce la 'nsegna del signore e rimandalo; peccore e bestie minute bene si guardano. Loro bestiame molto bello e grosso. Ancora vi dico un'altra loro usanza, ci che fanno matrimoni tra loro di fanciulli morti, ci a dire: uno uomo uno suo fanciullo morto; quando viene nel tempo che gli darebbe moglie se fosse vivo, alotta fa trovare uno ch'abbia una fanciulla morta che si faccia a lui, e fanno parentado insieme e danno la femina morta a l'uomo morto. E di questo fanno fare carte; poscia l'ardono, e quando veggono lo fumo in aria, alotta dicono che la carta vae nell'altro mondo ove sono li loro figliuoli, e queglino si tengono per moglie e per marito nell'altro mondo. Egli ne fanno grandi nozze e versane assai, ch dicono che vae a li figliuoli ne l'altro mondo. Ancora fanno dipignere in carte uccegli, cavagli, arnesi, bisanti e altre cose assai, e poscia le fanno ardere, e dicono che questo sar presentato da divero ne l'altro mondo a li loro figliuoli. E quando questo fatto, egli si tengono per parenti e per amici, come se gli loro figliuoli fossero vivi. Or v'abiamo contato l'usanze e gli costumi de' Tartari; ma io non v' contato degli grandi fatti de li Grandi Cani e di sua corte; ma io ve ne conter in questo libro, ove si convere. Or torneremo al grande piano che noi lasciammo quando cominciammo a ragionare de li Tartari.

70 Del piano di Bangu.
     Quando l'uomo si parte de Caracoron e de Alcai, ov' lo luogo ove si sotterrano li corpi de li Tartari, s come v' contato di sopra, l'uomo vae pi inanzi per una contrada verso tramontana, la quale si chiama lo piano di Bangu, e dura bene 40 giornate. La gente sono chiamate Mecricci, e sono salvatica gente; egli vivono di bestie e 'l pi di cerbi. E' sono al Grande Kane. Egli non nno biade n vino; la state nno cacciagioni e uccellagioni assai, di verno non vi stae n bestie n uccelli per lo grande freddo. E quando l'uomo di capo dalle 40 giornate, l'uomo truova lo mare Azziano. E quivi e montagne ove li falconi pelegrini fanno loro nidio, n no v' se no una generazione d'uccegli, de che si pascono quegli falconi, e son grandi come pernice, e chiamansi bugherlac; egli nno fatto li piedi come papagallo, la coda come rondene, e molto sono volanti. E quando 'r Grande Kane vuole di quegli falconi, manda a quella montagna. E nell'isole di quello mare nasce gli gerfalchi. E s vi dico che questo luogo tanto verso la tramontana, che la tramontana rimane adrieto verso mezzodie. E di quegli gerfalchi v' tanti che 'l Grande Kane n' tanti com'egli vuole; e quegli che porta questi girfalchi a li Tartari li portino al Grande Kane e a li segnori del Levante, cio ad Argo ed agli altri. Or v'abino contato tutti li fatti delle province de la tramontana fino al mare Ozeano. Oggiomai vi conteremo d'altre province, e ritorneremo al Grande Kane; e ritorneremo a una provincia che noi abiamo iscritta in nostro libro, ch' nome Canpitui.

71 Del reame d 'Erguil.
     E quando l'uomo si parte di questo Canpitui che io v' contato, l'uomo vae 5 giornate per luogo ove molti spiriti, li quali l'uomo gli ode parlare per l'aria la notte pi volte. A capo di queste 5 giornate, l'uomo truova uno reame ch' nome Erguil, e al Grande Kane; e de la grande provincia di Tengut, che e pi reami. Le genti sono idoli, e cristiani nestorini, e quegli che adorano Malcomet. E v'e cittadi asai, e la mastra cittade nome Ergigul. E uscendo di questa citt, andando verso Catai, si truova una citt ch'a nome Singui. E vi ville e castelle assai, e sono di Tangut medesimo, e al Grande Kane. Le genti sono idoli, e che adorano Malcomet, e cristiani. E v' buoi salvatichi che sono grandi come leofanti, e sono molto begli a vedere, ch egli sono tutti pilosi, fuor lo dosso, e sono bianchi e neri, lo pelo lungo 3 palmi: e' sono s begli ch' una meraviglia. E de questi buoi medesimi nno de' dimestichi, perch'nno presi de' salvatichi e nnogli fatt'alignare dimestichi; egli gli caricano e lavorano con essi, e nno forza due cotanto che gli altri. E in questa contrada nasce lo migliore moscado che sia al mondo. Sapiate che 'l moscado si truova in questa maniera, ch'ell' una picciola bestia come una gatta, ma cos fatta: ella e pelo de cerbio, cos grosso lo piede come gatta, e e 4 denti, due di sotto e due di sopra, che sono lunghi tre dita e sono sotile, li due vanno in giuso e le due in suso. Ell' bella bestia. Lo moscado si truova in questa maniera, che quando l'uomo l'e presa, l'uomo truova tra la pelle e la carne, dal bellco, una postema, e quella si taglia con tutto 'l cuoio, e quello lo moscado, di che viene grande olore. E in questa contrada n'e grande abondanza, cos buono com'i' v' detto. Egli vivono di mercatantia e d'arti, e nno biade. La provincia grande 15 giornate. E v' fagiani due cotanto grandi ch'e' nostri: egli sono grandi come paoni, un poco meno; egli nno la coda lunga 10 palmi e 9 e 8 e 7 almeno. Ancora v' fagiani fatti come quegli di questo paese. Le gente sono idole, e grasse, e nno piccolo naso, li capelli neri; non nno barba se no al mento. Le donne non nno pelo adosso in niuno luogo, salvo che nel capo; elle nno molto bella carne e bianca, e sono bene fatte di loro fattezze, e molto si dilettano con uomini. E puossi pigliare tante femine come altri vuole, abiento il podere; e se la femina bella e di piccolo legnaggio, uno grande uomo la toglie e de a la madre molto avere e di ci ch'egli s'accordano. Or ci partiamo di qui, e anderemo a un'altra provincia verso levante.

72 De l'Egrigaia.
     E quando l'uomo si parte d'Erguil e vassi per levante 8 giornate, egli truova una provincia chiamata Egrigaia. E vi cittadi e castella assai, e di Tengut, la mastra citt chiamata Calatian. La gente adorano idoli: e vi tre chiese de cristiani nestorini. E sono al Grande Kane. In questa citt si fa giambellotti di pelo di camello, li pi belli del mondo; e de lana bianca fanno giambellotti bianchi molto begli, e fannone in grande quantitade e portansi in molte parti. Ora usciamo di questa provincia, e 'nteremo in un'altra provincia chiamata Tenduc; e enteremo in nelle terre del Preste Giovanni.

73 De la provincia di Tenduc.
     Tenduc una provincia verso levante, ov' castella e cittadi assai. E' sono al Grande Kane, e sono discendenti dal Preste Giovanni. La mastra cittade Tenduc. E de questa provincia re uno discendente de legnaggio del Preste Giovanni, e ancora si Preste Gianni, e suo nome si Giorgio. Egli tiene la terra per lo Grande Kane, ma non tutta quella che tenea lo Preste Gianni, ma alcuna parte di quelle medesime. E s vi dico che tuttavia lo Grande Kane date di sue figliuole e de sue parenti a quello re discendente del Preste Gianni. In questa provincia si truova le pietre onde si fa l'azurro molto buono; e v' giambellotti di pelo di gamello. Egli vivono di frutti della terra; quivi si mercatantie ed arti. La terra tengono li cristiani, ma e' v' degl'idoli e di quelli ch'adorano Maccometo. Egli sono li pi bianchi uomini del paese e i pi begli e i pi savi e i pi uomini mercatanti. E sappiate che questa provincia era la mastra sedia del Preste Gianni, quando egli signoregiava li Tartari e tutta quella contrada; e ancora vi stae li suoi descendenti; el re che la segnoreggia de suo legnaggio. E questo lo luogo che noi chiamiamo Gorgo e Magogo, ma egli lo chiamano Nug e Mungoli; e in ciascheuna di queste province e generazione di gente {...} e in Mugul dimorano li Tartari. E quando l'uomo cavalca per questa provincia 7 giornate per levante verso li Tartari, l'uomo truova molte cittadi e castelle, ov' gente ch'adorano Malcomet, e idoli, e cristiani nestorini. Egli vivono d'arti e di mercatantie. Egli sanno fare drappi dorati che si chiama nasicci, e drappi di seta di molte maniere. Egli sono al Grande Kane. E v' una citt ch' nome Sindatui, ove si fa molte arti, e favisi tutti fornimenti da oste. E e una montagna ov' una molto buona argentiera. Egli nno cacciagioni di bestie e d'uccegli. Noi ci partiremo di qui e anderemo 3 giornate e troveremo una citt che si chiama Ciagannuor, nella quale e uno grande palagio che del Grande Kane. E sappiate che 'l Grande Kane dimora volontieri in questa citt e in questo palagio, perci ch'egli v'e lago e riviera assai, ove dimora molte grue; e vi uno molto bello piano, ove dimora grue assai, fagiani e pernici e di molte fatte d'uccelli. E per questo vi prende il Grande Kane molto solazzo, perch'egli fa uccellare a gerfalchi e a falconi, e prendono molti uccelli. E' v' 5 maniere di grue: l'una sono tutti neri come carboni, e sono molto grandi; l'altra sono tutti bianchi e nno l'alie molto belle, fatte come quelle del paone, lo capo nno vermiglio e nero e molto bene fatto, lo collo nero e bianco, e sono magiori de l'altre assai; la terza maniera sono fatti come li nostri la quarta maniera sono piccoli e nno agli orecchi penne nere e bianche; la quinta sono tutti grigi, grandissimi, e nno lo capo bianco e nero. E apresso a questa citt una valle ove 'l Grande Kane fatte fare molte casette, ov'egli fa fare molte cators, cio contornici, e a la guardia di questi uccegli fa stare pi mini. E vine tanta abondanza che ci meraviglia; e quando lo Grande Kane viene in quella contrada e di questi uccegli grande abondanza. Di qui ci partiremo, e andaremo tre giornate tra tramontana e greco.

74 De la citt di Giandu.
      Quando l'uomo partito di questa cittade e cavalca 3 giornate, s si truova una cittade ch' chiamata Giandu, la quale fee fare lo Grande Kane che regna, Coblai Kane. E e fatto fare in questa citt uno palagio di marmo e d'altre ricche pietre; le sale e le camere sono tutte dorate e molto bellissimo marivigliosamente. E atorno a questo palagio uno muro ch' grande 15 miglia, e quivi e fiumi e fontane e prati assai. E quivi tiene lo Grande Kane di molte fatte bestie, cio cerbi, dani e cavriuoli, per dare mangiare a' gerfalchi e a' falconi ch'egli tiene in muda: in quello lugo egli v' bene 200 gerfalchi. Egli medesimo vuole andare bene una volta ogne settimana a vedere. E pi volte quando 'l Grande Kane vae per questo prato murato, porta uno leopardo in sulla groppa del cavallo; e quando egli vuole fare pigliare alcuna di queste bestie, lascia andare lo leopardo, e 'l leopardo la piglia e falla dare agli suoi gerfalchi ch'egli tiene in muda; e questo fae per suo diletto. Sappiate che 'l Grande Kane e fatto fare in mezzo di questo prato uno palagio di canne, ma tutto dentro innorato, e lavorato molto sottilemente a besti' e a uccegli innorati. La copertura di canne, vernicata e comessa s bene che acqua non vi puote intrare. Sappiate che quelle canne sono grosse pi di 3 palmi o 4, e sono lunghe da 10 passi infino in 15; e tagliansi al nodo e per lungo, e sono fatte come tegoli, sicch se pu bene coprire la casa. E l fatto fare s ordinatamente ch'egli lo fa disfare quando egli vuole, e fallo sostenere a pi di 200 corde di seta. E sappiate che tre mesi dell'anno vi stae in questo palagio lo Grande Kane, cio giugno, luglio, agosto, e questo fae perch v' caldo. E questi tre mesi questo palagio sta fatto, gli altri mesi dell'anno ist disfatto e riposo; e puollo fare e disfare a suo volere. E quando egli viene a' 28 die d'agosto, lo Grande Kane si parte di questo palagio; e dirvi la cagione. Egli vero ch'egli e una generazione di cavagli bianchi e di giumente bianche come neve, senza niuno altro colore — e sono in quantit bene di 10'000 giumente —, e lo latte di queste giumente bianche no pu bere niuno se non di schiatta emperiale. Ben un'altra generazioni di gente chiamata Oriat, che ne possono bere, ch Cinghi Kane gli diede quella grazia per una battaglia che vinsero co lui jadis. E quando queste bestie vanno pascendo, gli fatto tanto onore, che no s grande barone che passasse per queste bestie, per no scioperalle del pascere. E gli stronomi e gl'idoli nno detto al Grande Kane che di questo latte si dee versare ogn'anno a' 28 die d'agosto per l'aria e per la terra, acci che gli spiriti e gl'idoli n'abbiano a bere la loro parte, acci che gli salvino loro famiglie, uccegli e ogne loro cosa. E quando si parte lo Grande Kane e va a un altro luogo. E s vi dir una maraviglia ch'io avea dimenticata, che quando 'l Grande Kane in questo palagio e egli viene uno male tempo, egli e astronomi e incantatori, e fanno che 'l male tempo non viene in sul suo palagio. E questi savi uomini son chiamati Tebot, e sanno pi d'arti di diavoli che tutta l'altra gente, e fanno credere a le genti che questo aviene per santit. E questa gente medesima ch'io v' detto nno una tale usanza, che quando alcuno uomo morto per la segnoria, eglino lo fanno cuocere e mngiallo, ma non se morisse di sua morte. E' sono s grandi incantatori che, quando 'l Grande Kane mangia in su la maestra sala, e gli coppi pieni di vino o di latte o d'altre loro bevande, che sono dall'altro capo della sala, s gli fanno venire sanza ch'altri gli tocchi, e vegnono dinanzi al Grande Kane; e questo vede bene 10'000 persone, e questo vero senza menzogna, e questo ben si puote fare per nigromanzia. E quando viene niuna festa di niuno idolo, egli vanno al Grande Kane, e fannosi dare cotanti montoni e legno aloe e altre cose per fare onore a quello idolo, perci che si salvi lo suo corpo e le sue cose. E quando questi incantatori nno fatto questo, fanno grande afummata dinanzi agl'idoli di buone ispezie, con grandi canti. Poscia nno questa carne cotta di questi montoni, e' pngolla dinanzi all'idolo e versano lo brodo quae e le, e dicono che gl'idoli ne piglino quello che egli vogliono. E in cotale maniera fanno onore agl'idoli lo d della loro festa, ch ciascuno idolo propia festa, come nno gli nostri santi. Egli nno badie e monisteri, e s vi dico che v' una piccola citt ch'e uno monistero che v'e entro pi di 2.000 monaci, e vestonsi pi onestamente che tutta l'altra gente. Egli fanno le magiori feste agli idoli del mondo, co li magiori canti e cogli magiori luminari. Ancora v'e un'altra maniera di rilegiosi, che fanno cos aspra vita com'io vi conter. Egli mai no mangiano altro che crusca di grano, e fannola istare in molle nell'acqua calda uno poco, e poscia la menano e mngialla. Quasi tutto l'anno digiunano; e molti idoli nno e molto stanno in orazione, e tale volta adorano lo fuoco. E quelle altre regole dicono di costoro che digiunano che sono paterini. Altra maniera v' di monaci che pigliano moglie e nno figliuoli asai; e questi vestono di altre vestimenta dagli altri, sicch vi dico insomma grande differenza da l'una a l'altra e in vita e in vestiri. E di questi v'e che tutti loro idoli nno nome di femine. Or ci partiremo di qui, e contervi del grandissimo segnore di tutti li Tartari, cio lo nobile Grande Kane, che Coblain chiamato.

75 Di tutti li fatti del Grande Kane che regna aguale.
     Vo'vi cominciare a parlare di tutti gli grandissimi meraviglie del Grande Kane che aguale regna, che Coblain Kane si chiama, che vale a dire in nostra lingua 'lo signore degli signori'. E certo questo nome bene diritto, perci che questo Grande Kane 'l pi possente signore di genti, di terr'e di tesoro che sia, n che mai fue, da Adam infino al die d'oggi. E questo moster ch' vero in questo nostro libro, sicch ogni uomo ne ser contento. E di questo moster ragione.

76 De la grande battaglia che 'l Grande Kane fece con Naian.
     Or sappiate veramente che chi della diritta schiatta di Cinghi Kane, dirittamente d essere signore di tutti li Tartari. E questo Coblaino lo 6 Kane, ci a dire ch'egli di capo del 6 Grandi Kani che sono fatti infino a qui. E sappiate che questo Coblain cominci a regnare nel 1256 anni; e sappiate ch'egli ebbe la segnoria per suo grande valore e per sua prodezza e senno, ch gli suoi frategli gliele voleano trre e gli suoi parenti; e sappiate che di ragione la segnoria cadea a costui. Egli , ch'egli comincie a regnare, 42 anni fino a questo punto, che corre 1298 anni; egli puote bene avere da 85 anni. E 'n prima ch'egli fosse signore, and in pi osti e portossi gagliardamente, sicch era tenuto prode uomo de l'arme e buono cavaliere; ma poscia ch'egli fue signore, no and in oste ma' in una volta; e que' fue nell'anno 1286, e io vi dir perch fue. Egli vero che uno che ebbe nome Naian, lo quale era uomo del Grande Kane e molte terre tenea da lui e province, sicch potea bene fare 400'000 d'uomini a cavallo; e suoi anticessori anticamente soleano essere sotto il Grande Kane, e era giovane di 20 anni. Or disse questo Naian che non volea essere pi sotto 'l Grande Kane, ma gli torrebbe tutta la terra. Alotta mand Naian a Caidu, ch'era uno grande signore e era nepote del Grande Cane, che venisse dall'una part'e egli andarebbe dall'altra per tgli la terra e la segnoria. E questo Caidu disse che bene gli piace, e disse ch'egli sare bene aparecchiato a quello tempo ch'aveano ordinato. E sappiate che questi avea da mettere in campo bene 100'000 uomini a cavallo. E s vi dico che questi due baroni fecero grande raunata di cavalieri e di pedoni per venire adosso al Grande Kane.

77
      E quando 'l Grande Kane seppe queste cose, egli non si spavente n mica, ma s come savio uomo disse che mai no volea portare corona n tenere terra, se questi due traditori no mettesse a morte. E sappiate che questo Grande Kane fece tutto suo aparecchiamento in 22 die celatamente, sicch non si seppe fuori del suo consiglio. Egli ebbe bene 360'000 d'uomini a cavallo e bene 100'000 uomini a piede. E sappiate che tutta questa gente fuoro di sua casa, e perci fec'egli cos poca gente; e s'egli avesse richiesto tutta sua gente, egli n'avrebbe avuta tanta che non si potrebb credere, ma avrebbe troppo posto e non sarebbe fatta segreta. E questi 360'000 di cavalieri che egli fece, fuoro pur falconieri e gente che andava drieto a lui. E quando 'l Grande Kane ebbe fatto questo aparecchiamento, egli ebbe suoi istrlogi, e dimandgli se egli dovea vincere la battaglia, e egli rispuosero di s e ch'egli metterebbe a morte suoi nemici. Lo Grande Kane si mise in via con sua gente, e venne in 20 giornate a uno piano grande, ove Naiano era con tutta sua gente, che bene erano 300'000 di cavalieri. E' giunsero uno die la mattina per tempo, sicch Naian non ne seppe nulla, perci che 'l Grande Kane avea s fatte pigliare le vie, che niuna ispia gliele potea raportare che non fosse presa. E quando 'l Grande Kane giunse al campo con sua gente, Naiano stava sul letto co la moglie in grandi solazzi, ch molto le volea grande bene.

78 Comincia la bataglia.
     Quando l'alba del die fue venuta, e 'l Grande Kane aparve sopra 'l piano ove Naiano dimorava molto segretamente, perch non credea che 'l Grande Kane ardisse per niuna cosa di venirvi, e perci non facea guardare lo campo n dinanzi n dirieto. Lo Grande Kane giunse sopra questo luogo, e avea una bertesca sopra quattro leofanti, ove avea suso insegne, sicch bene si vedeano da la lunga. Sua gente era ischierata a 30'000 a 30'000, e intorniaro tutto lo campo in uno momento. E ciascheuno cavaliere avea uno pedone in groppa con suo arco in mano. E quando Naiano vide lo Grande Kane con sua gente, egli furono tutti ismariti e ricorsero a l'arme, e schieraronsi bene e ordinatamente, e aconciarsi, s che non era se non a fedire. Alotta cominci a sonare molti istormenti ed a cantare ad alta boce; per che l'usanza de' Tartari cotale, che 'nfino che 'l naccaro non suona, ch' uno istormento del capitano, mai non combatterebboro, e infino che suona, gli altri suonano molti stormenti e cantano. Or lo cantare e lo sonare s grande da ogne parte, che ci era maraviglia. Quando furo aparecchiati trambo le parti, e li grandi naccari cominciaro a sonare, e l'uno venne contra l'altro, e cominciaronsi a fedire di lance e di spade. E fue la battaglia molto crudele e fellonesca, e le saette andavano tanto per aria che non si potea vedere l'aria se non come fosse piova; e li cavalieri cadeano a terra dell'una parte e dell'altra, e eravi tale romore, che gli truoni non sarebboro uditi. E sappiate che Naiano era cristiano battezato, e in questa battaglia avea egli la croce di Cristo sulla sua insegna. E sappiate che quella fue la pi crudele battaglia e la pi paurosa che fosse mai al nostro tempo, n ove tanta gente morisse: e vi moro tanta gente tra da l'una parte e dell'altra, che ci sarebbe maraviglia a credere. Ella dure da la mattina infino al mezzodie passato, ma da sezzo lo campo rimase al Grande Kane. Quando Naian e sua gente vide ch'egli non potea sofferire pi, si misoro a fugire, ma non valse nulla, ch pure Naian fu preso, e tutti suoi baroni e la sua gente si rendo al Grande Kane.

79 Come Naian fu morto.
     E quando 'l Grande Kane seppe che Naian era preso, egli comand che fosse ucciso in tale maniera, ch'egli fue messo su uno tappeto e tanto pallato e menato quae e l che moro. E ci fece, ch non volea che 'l sangue del lignaggio de lo imperadore facesse lamento a l'aria; e questo Naiano era di suo legnaggio. Quando questa battaglia fue vinta, tutta la gente di Naian fecero rendita al Grande Kane e la fedeltate. Le province sono queste: la prima Ciorcia, la seconda Cauli, la terza Barscol, la quarta Singhitingni. Quando 'l Grande Kane ebbe vinta la battaglia, gli saracini e gli altri che v'erano de diversa gente si diedero maraviglia della croce che Naian avea recato nella 'nsegna, e diceano verso li cristiani: Vedete come la croce del vostro idio 'iutato Naian e sua gente?. E tanto diceano che 'l Grande Kane lo seppe e crucciossi contra coloro che dicean villania a li cristiani. E fece chiamare li cristiani che quivi erano, e disse: Se 'l vostro idio non 'iutato Naian, egli fatto grande ragione, perci che Dio buono e non volle fare se non ragione. Naian era disleale e traditore, ch vena contra suo signore e perci fece bene Dio, che non l'aiute. Li cristiani dissero ch'egli avea detto 'l vero, che la croce non volea fare altro che diritto, e egli bene quello di che egli era degno. E queste parole della croce furo tra lo Grande Kane e li cristiani.

80 Come 'l Grande Kane torn ne la citt di Coblau.
     Quando lo Grande Kane ebbe vinta la battaglia, come voi avete udito, egli si torn a la grande citt di Coblau co grande festa e co grande solazzo. E quando l'altro re — Caidu avea nome — udo che Naian era sconfitto, non fece oste contra 'l Grande Kane, ma ebbe grande paura del Grande Kane. Or avete udito come 'l Grande Kane ande in oste, ch tutte l'altre volte pur mande suo figliuoli e suoi baroni, e questa volta vi volle andare pur egli, perci che 'l fatto gli parea troppo grande. Or lasciamo questa matera, e ritorneremo a contare de li grandi fatti del Grande Kane. Noi abiamo contato di quale legnaggio egli fue e sua nazione. Or vi dir degli doni ch'egli fece a li baroni che si portaro bene nella battaglia, e quello ch'egli fee a quelli che furo vili e codardi. Io vi dico che alli prodi diede che, se egli era signore di 100 uomini, egli lo face di 1000, e facegli grandi doni di vasellamenti d'ariento e di tavole di signore; quegli ch'e segnoria di 100 tavola d'ariento, e quello che l' di 1000, l' d'oro o d'argento e d'oro, e quegli ch'e segnoria di 10'000 tavola d'oro a testa di lione. Lo peso di queste tavole si cotale che quel ch' segnoria di 100 o di 1000, la sua tavola pesa libbre 120, e quella ch' testa di lione pesa altrettanto; l'altre sono d'argento. E in tutte queste tavole scritto uno comandamento, e dice cos: Per la forza del grande dio e de la grande grazia ch' donata al nostro imperadore, lo nome del Grande Kane sia benedetto, e tutti quegli che no ubideranno siano morti e distrutti. E ancora questi ch'nno queste tavole, nno brivilegi, ov' scritto tutto ci che debbono fare ne la loro segnoria. Ancor vi dico che colui ch'e signoria di 100'000, o signore d'una grande oste generale, e questi nno tavola che pesa 300 libbre, e vi scritte lettere che dicono cos come v' detto di sopra; e di sotto alla tavola scolpito uno leone e da l'altro lato si lo sole e la luna. Ancora nno brivilegi di grandi comandamenti e di grandi fatti. E questi ch'nno queste nobile tavole, nno per comandamento che tutte le volte ch'eglino cavalcano, dibbiano portare sopra lo capo uno palio in significanza di grande segnoria, e tutte volte quando seggono, debbiano sedere in sedia d'ariento. Ancora a questi cotali li dona lo Grande Kane una tavola ov' di sopra uno gerfalco intagliato. E queste tavole dona egli a li 3 grandi baroni, perci ch'abbiano bala com'egli medesimo; e puote prendere lo cavallo del signore, nonch gli altri quando egli vuole. Or lasciamo di questa matera, e contervi de le fattezze del Grande Kane e di sua contenenza.

81 De la fattezza del Grande Kane.
     Lo Grande Signore de' signori, che Coblai Kane chiamato, di bella grandezza, n piccolo n grande, ma di mezzana fatta. Egli carnuto di bella maniera; egli troppo bene tagliato di tutte le membre; egli lo suo viso bianco e vermiglio come rosa, gli occhi neri e begli, lo naso bene fatto e ben li siede. Egli e tuttavia 4 femine, le quali tiene per sue dirette moglie. E 'l magiore figliuolo ch'egli e di queste 4 moglie d essere per ragione signore de lo 'mperio dopo la morte di suo padre. Elle sono chiamate imperadrici, e ciascuna chiamata per su' nome, e ciascuna di queste donne tiene corte per s, e non vi n' niuna che non abbia 300 donzelle, e nno molti valetti e scudieri e molti altri uomini e femine, sicch ciascuna di queste donne bene in sua corte 10'000 persone. E quando vuole giacere con niuna di queste donne, egli la fa venire in sua camera e talvolta vae alla sua. Egli tiene ancora molte amiche; e dirvi come: egli vero ch'egli una generazione di Tartari, che sono chiamati Ungrac, che sono molto bella gente e avenante, e di queste sono scelte 100 le pi belle donzelle che vi sono, e sono menate al Grande Kane. Egli le fa guardare a donne nel palagio e falle giacere apresso lui in uno letto per sapere se ell'e buono fiato, e per sapere s'ella pulcella e ben sana d'ogni cosa. E quelle che sono buone e belle di tutte cose so' messe a servire lo signore in tal maniera com'io vi dir. Egli vero che ogne 3 die e 3 notti, 6 di queste donzelle servono lo signore in camera e a letto e a ci che bisogna, e 'l signore fa di loro quello ch'egli vuole. E di capo di 3 d e di 3 notti vegnono l'altre 6 donzelle, e cos va tutto l'anno di 6 in 6 donzelle.

82 De' figliuoli del Grande Kane.
     Ancora sappiate che 'l Grande Kane di sue 4 moglie 22 figliuoli maschi; lo maggiore avea nome Cinghi Kane, e questi dovea essere Grande Kane e segnore di tutto lo 'mperio. Or avenne ch'egli moro, e rimase uno figliulo ch'a nome Temur, e questo Temur d essere Grande Kane e signore, e ragione, perch fu figliuolo del magiore figliuolo. E s vi dico che questi savio uomo e prode, e bene provato in pi battaglie. Sappiate che 'l Grande Kane 25 figliuoli di sue amiche, e ciascuno grande barone. E ancora dico che degli 22 figliuoli ch'egli de le 4 mogli, gli 7 ne sono re di grandissimi reami, e tutti mantegno bene loro regni, come savi e prodi uomini. E ben ragione, ch risomiglino dal padre: di prodezza e di senno 'l migliore rettore di gente e d'osti di niuno signore che mai-fosse tra' Tartari. Or v' divisato del Grande Kane e di sue femini e di suoi figliuoli; or vi diviser com'egli tiene sua corte e sua maniera.

83 Del palagio del Grande Kane.
     Sappiate veramente che 'l Grande Kane dimora ne la mastra citt — e chiamata Canbalu —, 3 mesi dell'anno, cio dicembre, gennaio e febraio; e in questa citt suo grande palagio, e io vi diviser com'egli fatto. Lo palagio d'un muro quadro, per ogne verso uno miglio, e su ciascheuno canto di questo palagio uno molto bel palagio; e quivi si tiene tutti gli arnesi del Grande Kane, cio archi, turcassi, selle, freni, corde, tende e tutto ci che bisogna ad oste e a guerra. E ancora tra questi palagi 4 palagi in questo circuito, sicch in questo muro atorno atorno sono 8 palagi, e tutti sono pieni d'arnesi, e in ciascuno non se non d'una cosa. E in questo muro verso la faccia di mezzodie, 5 porte, e nel mezzo una grandissima porta che non s'apre mai n chiude, se non quando 'l Grande Kane vi passa, cio entra e esce. E dal lato a questa porta ne sono due piccole, da ogne lato una, onde entra tutta l'altra gente; dall'altro canto n'e un'altra grande, per la quale entra comunemente ogni uomo. E dentro a questo muro un altro muro, e atorno e 8 palagi come nel primaio, e cos sono fatti; ancora vi stae gli arnesi del Grande Kane. Nella faccia verso mezzodie e 5 porte, nell'altre pure una. E in mezzo di questo muro 'l palagio del Grande Kane, ch' fatto com'io vi conter. Egli il magiore che giamai fu veduto: egli non v' palco, ma lo spazzo alto pi che l'altra terra bene 10 palmi; la copertura molto altissima. Le mura delle sale e de le camere sono tutte coperte d'oro e d'ariento, ov' scolpito belle istorie di cavalieri e di donne e d'uccegli e di bestie e d'altre belle cose; e la copertura altres fatta che non si potrebbe vedere altro che oro e ariento. La sala s lunga e s larga che bene vi mangia 6000 persone, e v' tante camere ch' una maraviglia a credere. La copertura di sopra, cio di fuori, vermiglia, bioia, verde e di tutti altri colori, e s bene invernicata che luce come cristallo, sicch molto da la lunga si vede lucire lo palagio; la covertura molto ferma. Tra l'uno muro e l'altro dentro a questo ch'io v' contato di sopra, e begli prati e lbori, e vi molte maniere di bestie salvatiche, cio cervi bianchi, cavriuoli, dani, le bestie che fanno lo moscado, vai e ermellini, e altre belle bestie. La terra dentro di questo giardino tutto pieno dentro di queste bestie, salvo la via onde gli uomini entrano. E da la parte verso 'l maestro e uno lago molto grande, ov' molte generazione di pesci. E s vi dico che un grande fiume v'entra e esce, e s ordinato che niuno pesce ne puote uscire; e vi fatto mettere molte generazione di pesci in questo lago, e questo co reti di ferro. E anco vi dico che verso tramontana, di lungi dal palagio da una arcata, e fatto fare uno monte ch' bene alto 100 passi e gira bene uno miglio; lo quale monte pieno tutto d'lbori che per niuno tempo non perdono foglie, ma sempre sono verdi. E sappiate, quando detto al Grande Kane d'uno bello lbore, egli lo fa pigliare con tutte le barbe e co molta terra e fallo piantare in quello monte; e sia grande quanto vuole, ch'egli lo fa portare lieofanti. E s vi dico ch'egli fatto coprire totto 'l monte della terra dell'azurro, che tutta verde, sicch nel monte non cosa se non verde, perci si chiama lo Monte Verde. E sul colmo del monte uno palagio tutto verde, e molto grande, sicch a guardallo una grande meraviglia, e non uomo che 'l guardi che non ne prenda alegrezza. E per avere quella bella vista l' fatto fare lo Grande Signore per suo conforto e sollazzo.

84 Ancora d'uno palagio del nipote.
     Ancora vi dico ch'apresso a questo palagio n' un altro n pi n meno fatto, ove iste lo nipote del Grande Kane che d regnare dopo lui; e questo Temur, figliuolo di Cinghi, ch'era lo magiore figliuolo del Grande Kane. E questo Temur che d regnare, tiene tutta quella maniera che fae lo suo avolo, e e gi bolla d'oro e sugello d'imperio, ma non fa l'uficio infino che l'avolo vivo. Dacch v' contato de' palagi, s vi conter de la grande citt de Canblau, ove sono questi palagi e perch fu fatta, e come egli vero che apresso a questa citt n'avea un'altra grande e bella, e avea nome Garibalu, che vale a dire in nostra lingua 'la citt del signore'. E 'l Grande Kane, trovando per astorlomia che questa citt si dovea ribellare e dare grande briga a lo 'mperio, e per lo Grande Kane fece fare questa citt presso a quella, che non v' in mezzo se non uno fiume. E fece cavare la gente di quella citt e mettere in quest'altra, la quale chiamata Canblau. Questa citt grande in giro da 24 miglie, cio 6 miglia per ogni canto, e tutta quadra, che non pi dall'uno lato che da l'altro. Questa citt murata di terra e sono grosse le mura 10 passi e alte 20, ma non sono cos grosse di sopra come di sotto, perch vegnono s asottigliando che di sopra sono grosse da 3 passi; e sono tutte merlate e bianche. E quivi e 10 porti, e 'n su ciascuna porta e uno grande palagio, sicch su ciascuna quadra e 3 porti e 5 palagi. Ancora su ciascuna quadra di questo muro e uno grande palagio, ove stanno gli uomini che guardano la terra. E sappiate che le rughe della terra sono s ritte che l'una porta vede l'altra; di tutte quante encontra cos. Nella terra e molti palagi; e nel mezzo n'e uno ov' suso una campana molto grande che suona la sera 3 volte, che niuno non puote andare poscia per la terra sanza grande bisogna, de femmina che partorisse o per alcuno malato. Sappiate ch'a ciascheuna porta guarda 1000 uomini; e non che crediate che vi si guardi per paura d'altra gente, ma fassi per reverenzia del signore che l entro dimora, e perch li ladroni non facciano male per la citt. Or v' contato de la citt; or vi dico com'egli tiene corte e de' suoi grandi fatti, cio del Grande Signore.

85 Delle guardie.
     Or sappiate che 'l Grande Kane si fa guardare per sua grandezza a 12'000 uomini a cavallo e chiamansi Quesitan, ci a dire 'cavalieri fedeli del signore'; e questo non fae per pagura. E tra questi 12'000 cavalieri sono 4 capitani, sicch ciascuno n'e 3000 sotto di s, degli quali sempre ne stae nel palagio l'una capitaneria, che sono 3000; e guardano 3 d e 3 notti, e mngiarvi e dormonvi. Di capo degli tre die questi se ne vanno e gli altri vi vengono, e cos fanno tutto l'anno. E quando il Grande Kane vuole fare una grande corte, le tavole istanno in questo modo. La tavola del Grande Kane alta pi dell'altre; egli siede verso tramontana e tiene lo volto verso mezzodie. La sua prima moglie siede lungo lui dal lato manco, e dal lato ritto, pi basso un poco, li figliuoli e gli nipoti e i suoi parenti che sono de lo 'mperiale legnaggio, sicch lo loro capo viene agli piedi del Grande Signore. E poscia sedono gli altri baroni pi a basso, e cos va de le femmine, ch le figliuole del Grande Signore e le nipote e le sue parenti istanno pi basse da la sinistra parte; e ancora pi basso di loro tutte l'altre mogli degli altri baroni; e ciascheuno sae lo suo luogo ov'egli dee sedere per l'ordinamento del Grande Kane. Le tavole sono poste per cotale modo che 'l Grande Kane puote vedere ogni uomo, e questi sono grandissima quantitade. E di fuoro da questa sala mangiano pi di 40'000, perch vi viene molti uomini co molti presenti, che vegnono di strane contrade co strani presenti, e di ta' ve n'e ch'nno segnoria. E questa cotale gente viene in questo cotal die che 'l signore fae nozze e tiene corte. E in mezzo di questa sala ove 'l Grande Signore tiene corte e tavola uno grandissimo vaso d'oro fino, che tiene di vino come una gran botte, e da ogni lato di questo vaso ne sono due piccoli: di quella grande si cava vino, e de le due piccole beveraggi. vi vasegli vernicati d'oro che tiene l'uno tanto vino che n'avrebbe assai bene otto uomini, e nne per le tavole tra 2 l'uno, e anche e ciascuno una coppa d'oro co manico, con che beono. E tutto questo fornimento di grande valuta, e sappiate che 'l Grande Signore e tanti vasellamenti d'oro e d'ariento che nol potrebbe credere chi nol vedesse. E sappiate che quegli che fanno la credenza al Grande Signore sono grandi baroni, e tengono fasciata la bocca e 'l naso con begli drappi di seta e d'oro, acci che loro fiato non andasse nelle vivande del signore. E quando 'l Grande Signore d bere, tutti gli stormenti suonano, che ve n' grande quantit; e questo fanno quando e in mano la coppa: e alotta ogni uomo s'inginocchia, e i baroni e tutta gente, e fanno segno di grande umiltade; e cos si fa tuttavia ch'e' bee. Che vivande non vi dico, per che ogni uomo d credere ch'egli n'e en grande abondanza, n no v' niuno barone n cavaliere che non vi meni sua moglie a che mangi coll'altre donne. Quando 'l Grande Signore mangiato e le tavole sono levate, molti giucolari vi fanno grandi sollazzi di tragettare e d'altre cose; poscia se ne va ogni uomo a suo albergo.

86 De la festa come nasce.
     Sappiate che tutti li Tartari fanno festa di loro nativitade. E 'l Grande Kane nacque a d 28 di settembre in luned, e ogni uomo in quel die fae la magiore festa ch'egli faccia per niuna altra cosa, salvo quella ch'egli fae per lo capo dell'anno, com'i' vi conter. Lo Grande Kane lo giorno della sua nativitade si veste di drappi d'oro battuto, e co lui si veste 12'000 baroni e cavalieri d'un colore e d'una foggia, ma non sono s cari. E nno grandi cinture d'oro, e questo li dona lo Grande Kane. E s vi dico che v' tale di queste vestimenti, che vale le priete preziose e le perle che sono sopra queste vestimenta, pi di 10'000 bisanti d'oro, e di questi v' molti. E sappiate che 'l Grande Kane dona l'anno 13 volte ricche vestimente a quelli 12'000 baroni e vestegli tutti d'un colore co lui. E queste cose non potrebbe fare neuno altro signore ch'egli, n mantenerlo.

87 Qui divisa de la festa.
     Sappiate che 'l d della sua nativitade tutti li Tartari del mondo e tutte le province che tengono le terre da lui, lo d fanno grande festa, e tutti 'l presentano secondo che si conviene a chi 'l presenta e com' ordinato; anco lo presenta chi da lui vuole alcuna signoria. E 'l Grande Sire 12 baroni che donano queste segnorie a questi cotali, secondo che si conviene. E questo die ogni generazione de genti fanno prieghi agli loro dii, che gli salvino lo loro signore e che gli doni lunga vita e gioia e sant. E cos fanno quello die grande festa. Or lasciamo questa maniera, e dirvi d'un'altra festa ch'egli fanno a capo dell'anno, e chiamasi la bianca festa.

88 De la bianca festa.
     Egli vero ch'egli fanno loro fest'a capo d'anno del mese di febraio; e 'l Grande Kane e sua gente ne fanno cotal festa. Egli usanza che 'l Grande Kane e sua gente si vestono di vestimenta bianche, e maschi e femmine, pur ch'e' le possa avere; e questo fanno per ch'e i vestiri bianchi somigliro a loro buoni e aventurosi, e per lo fanno di capo dell'anno, perch a loro prenda tutto l'anno bene e allegrezza. E questo die chi tiene terra da lui, lo presenta di grandi presenti, secondo ch'egli possono, d'oro, d'ariento e di perle e d'altro; e ordinato l'uno presente a l'altro cose bianche, le pi; e questo fanno perch tutto l'anno abbiano tesoro assai e gioia e allegrezza. E ancora in questo die presentato al Grande Kane pi di 100'000 cavagli bianchi, begli e ricchi, e ancora pi di 5000 leofanti tutti coverti di panno ad oro e a seta; e ciascuno e adosso uno scrigno pieno di vasellamenti d'oro e d'argento e d'altre cose che bisogna a quella festa. E tutti passano dinanzi dal signore; e questa la pi bella cosa che giamai fu veduta. E ancora vi dico che la mattina di quella festa, prima che le tavole siano messe tutti li re, duchi, marchesi, conti e baroni e cavalieri, astronomi, falconieri e molti altri oficiali e rettore di terre, di gente e d'oste, vegnon a la sala dinanzi al Grande Kane. E quegli che qui non cappiono, dimorano di fuori del palagio, in luogo che 'l signore gli vede bene tutti. E' sono cos ordinati: prima sono li figliuoli e i nepoti e quegli dell'imperiale lignaggio; apresso li re; apresso li duchi; poscia per ordine, com' convenevole. Quando sono tutti asettati ciascuno nel suo luogo, allotta si leva uno grande parlato, e dice ad alta boce: Inchinate e adorate. Cos tosto com'egli detto, questi tutti nno la fronte in terra e dicono loro orazioni verso 'l signore: allora l'adorano come dio, e questo fanno 4 volte. Poscia si vanno a uno altare ov' suso una tavola vermiglia, nella quale scritto lo nome del Grande Kane, e ancora v'e uno bello incensiere e terribole, e incensano quella tavola e l'altare a grande riverenza; poscia si trnaro a loro luogo. Quando nno cos fatto, alotta si fanno li presenti ch'i' v' contato, che sono di grande valuta; quando questo fatto, s che 'l Grande Kane l' veduto tutte queste cose, si mette le tavole, e pongonsi a mangiare cos ordinatamente com'i' v' contato di sopra. Or v' contato de la bianca festa del capo dell'anno. Or vi conter d'una nobilissima cosa ch' fatta lo Grande Kane: egli e ordinate certe vestimente a certi baroni che vegnono a questa festa.

89 De' 12.000 baroni che vegnono a la festa, come sono vestiti dal Grande Kane.
     Or sapiate veramente che 'l Grande Kane 12'000 baroni, che sono chiamati Quesitan, ci a dire 'li pi presimani figliuoli del signore'. Egli dona a ciascuno 13 robe, ciascuna divisata l'una dall'altra di colori, e sono adornate di pietre e di perle e d'altre ricche cose che sono di grande valuta. Ancora dona a ciascuno uno ricco scaggiale d'oro molto bello, e dona a ciascuno calzamenta di camuto lavorato con fila d'ariento sottilmente, che sono molto begli e ricchi. Egli sono s adornati che ciascuno pare uno re; e a ciascuna di queste feste ordinata qual vestimento si debbia mettere. E cos lo Grande Sire e 13 robe simele a quelle di quegli baroni, cio di colore, ma elle sono pi nobili e di pi valuta. Or v' contato de le vestimenta che dona 'l Signore a li suoi baroni, che sono di tanta valuta che non si potrebbe contare; e tutto ci fae lo Grande Kane per fare la sua festa pi orevole e pi bella. Ancora vi dico una grande meraviglia: che uno grande lione menato dinanzi dal Grande Sire, e quando egli vede lo Grande Sire, s si pone a giacere dinanzi da lui e fagli segno di grande umiltade, e fa sembianza ch'egli lo conosce per signore; e senza catene e sanza legatura alcuna, e questo bene grande meraviglia. Or lasciamo stare queste cose, e contervi de la grande caccia che fa fare lo Grande Sire, come voi udirete.

90 Della grande caccia che fa il Gran Cane.
     Sapiate di vero sanza mentire che 'l Grande Sire dimora ne la citt del Catai 3 mesi de l'anno, cio dicembre, gennaio, febraio. Egli ordinato che 40 giornate d'atorno a lui tutte genti debbano cacciare e uccellare; e e ordinato che tutti signori di genti e di terre, tutte grandi bestie salvatiche — come cinghiari, cervi, cavriuoli, dani e altre bestie — gli siano recate, cio la magiore partita di quelle grandi bestie. E in questa maniera cacciano tutte le genti che io v' contato. E quelli de le 30 giornate li mandano le bestie, e sono in grande quantit, e cvagli tutto l'interame dentro. E l'altri de le 40 giornate no mandano le carni, ma manda le cuoie conce, per che 'l signore ne fae tutto fornimento da arme e d'osti. Or v' divisato de la caccia; divisarvi de le bestie fere che tien lo Grande Kane.

91 De' leoni e de l'altre bestie da cacciare.
     Ancora sappiate che 'l Grande Sire bene leopardi assai, e che tutti sono buoni da cacciare e da prendere bestie. Egli e ancora grande quantit di leoni, che tutti sono afatati a prendere bestie e molti sono buoni a cacciare. Egli e pi leoni grandissimi, magiore assai che quegli di Babilonia: egli sono di molto bel pelo e di bello colore, ch'egli sono tutti vergati per lungo, neri e vermigli e bianchi, e sono affatati a prendere porci salvatichi e buoi salvatichi e cerbi e cavriuoli, orsi e asini salvatichi e altre bestie. E s vi dico ch'ell' molto bella cosa a vedere le bestie salvatiche quando 'l lione le prende; ch, quando vanno a la caccia eglino li portano in su le carrette in una cabbia, e seco uno piccolo cane. Egli e ancora grande abondanza d'aguglie, colle quali si pigliano volpi e lievri e dani e cavriuoli e lupi, ma quelle che sono affatate agli lupi sono molto grandi e di grande podere, ch'egli no s grande lupo che gli scampi dinanzi a quelle aguglie, che non sia preso. Or vi conter de la grande abondanza de buoni cani ch'e lo Grande Sire.

92 Di due baroni che governano la caccia.
     Egli vero che 'l Grande Kane e due baroni che sono frategli carnali, che l'uno nome Baian e l'altro Migan: egli sono chiamati tinuci, ci a dire 'quegli che tengono gli cani mastini. Ciascuno di questi frategli e 10'000 uomini sotto di s, e tutti gli 10'000 sono vestiti d'un colore, e gli altri l0'000 sono vestiti d'un altro colore, cio vermiglio e bioio; e tutte le volte ch'egli vanno col Grande Sire a cacciare, si portano quelle vestimenta ch'io v' contato. E in questi 10'000 n'e bene 2000 che ciascuno e uno grande mastino o due o pi, s che sono una grande moltitudine. E quando 'l Grande Sire va a la caccia, mena seco l'uno di questi due frategli co 10'000 uomini e con bene 5000 cani da l'una parte, e l'altro fratello dall'altra coll'altra sua gente e' cani. E' vanno s lungi l'uno da l'altro che tengono bene una giornata e pi. Eglino non truovano niuna bestia salvatica che non sia presa. Egli troppo bella cosa a vedere questa caccia e la maniera di questi cani e di questi cacciatori: che io vi dico che, quando 'l Grande Signore va con i suoi baroni uccellando, vedesi venire atorno di questi cani cacciando orsi e porci e cerbi e altre bestie e d'una parte e dall'altra, sicch' bella cosa a vedere. Or v' contato de la caccia de' cani; or vi conter come 'l Grande Sire va gli altri 3 mesi.

93 Come 'l Grande Sire va in caccia.
     E quando il Grande Sire dimorato 3 mesi nella citt che v' contato di sopra, cio dicembre, gennaio, febraio, dunque si parte di quivi del mese di marzo e va verso mezzodie infino al mare Aziano, che v' 2 giornate. E mena co lui almeno 10'000 falconieri, e porta bene 500 gerfalchi, e falconi pellegrini e falconi sagri in grande abondanza; ancora porta grande quantit d'astori per uccellare in riviere. E non crediate che tutti li tenga insieme, ma l'uno ist quae e l'altro le, a 100 e a 200 e a pi e a meno; e questi uccellano, e la magiore parte ch'egli prendono danno al signore. E s vi dico, quando lo Grande Sire vae a uccellare con suoi falconi e gli altri ucegli, egli bene 10'000 uomini, che sono ordinati a 2 a 2 e si chiamano tostaor, che viene a dire in nostra lingua 'uomo che dimora a guardia'. E questo si fa a 2 a 2, acci che tengano molta terra; e ciascuno e lunga e cappello e stormento da chiamare gli uccelli e tenergli. E quando 'l Grande Kane fa gittare alcuno uccello, e' no bisogna che quel che 'l getta li vada dirieto, perci che quegli uomini ch'io v' contato di sopra, che stanno a 2 a 2, gli guarda bene, che non puote andare in niuna parte che no sia preso. E se a l'uccello fae bisogno socorso, egli gliel danno incontanente. E tutti gli uccegli del Grande Sire e degli altri baroni nno una piccola tavola d'ariento al piede, ov' scritto lo nome di colui de cui egli l'uccello. E per questo conosciuto di cui egli , com' preso, e renduto a cui egli , s'egli non sa di cui e' si sia, s 'l porta ad un barone ch' nome bulargugi, ci a dire 'guardiano delle cose che si truovano'. E quegli che 'l piglia, se tosto nol porta a questo barone, tenuto ladrone, e cos si fa di cavagli o d'ogne cosa che si truova. E quello barone s le fa guardare tanto che si truova di cui egli e; e ogni uomo ch' perduto alcuna cosa, incontanente ricorre a questo barone. E questo barone stae tuttavia nel pi alto luogo de l'oste con suo gonfolone perch ogni uomo lo veggia, s che chi perduto, s se ne ramenta allotta quando 'l vede; e cos no vi si perde quasi nulla. E quando 'l Grande Sire vae per questa via verso il mare Aziano, che io v' contato, egli puote vedere molte belle viste di vedere prendere bestie e uccegli; e non solazzo al mondo che questo vaglia. E 'l Grande Sire va tuttavia su 4 leofanti ov'egli e una molta bella camera di legno, la quale dentro coverta di drappi ad oro battuto, e di fuori coperta di cuoia di leoni. Lo Grande Sire tiene quiv'entro tuttavia 12 gerfalchi de' migliori ch'egli abbia; e quivi dimora pi baroni a suo solazzo e compagnia. E quando 'l Grande Sire vae in questa gabbia, e gli cavalieri che cavalcano presso a questa camera dicono al signore: Sire, grue passano, e egli fa scoprire la camera, e prende di quegli gerfalchi e lasciagli andare a quelle grue; e poche gliene campa che non siano prese. E tuttavia dimorando 'l Grande Sire in sul letto, e ci gli bene grande sollazzo e diletto; e tutti gli altri cavalieri cavalcano atorno al signore. E sappiate che non niuno signore nel mondo che tanto solazzo potesse avere in questo mondo, n che avesse il podere d'averlo, n fue n mai sar, per quel ch i credo. E quando egli tanto andato ch'egli venuto a un luogo ch' chiamato Tarcar Mondun, quivi fae tendere suoi padiglioni e tende — e de suoi figliuoli e de suoi baroni e de sue amiche che sono pi di 10'000 — molto begli e ricchi. E divisarvi com' fatto il suo padiglione. La sua tenda ov'egli tiene sua corte s grande, che bene vi stae sotto mille cavalieri; e questa tenda e la porta di verso mezzodie, e in questa sala dimorano li baroni e altra gente. Un'altra tenda che si tiene con questa, e verso ponente, e in questa dimora lo signore; e quando egli vuole parlare ad alcuno, egli lo fae andare l entro. E dirietro da la grande sala una camera ove dorme 'l signore; ancora v'e altre tende, ma elle non si tengono co la grande tenda. Ch vo' che voi sapiate che le 2 sale ch'io v' contato e la camera, sono fatte com'io vi conter. Ciascuna sala e 4 colonne di legno di spezie molto belle: di fuori sono coperte di cuoia di leoni, sicch acqua non vi passa n altra cosa dallato; dentro sono tutte di pelle d'armine e di gerbellini, e sono quelle pegli che sono pi belle e pi ricche e di magiore valuta che pelle che sia. Ma bene vero che la pelle del gerbellino, tanta quanta sarebbe una pelle d'uomo, fina, varebbe bene 2000 bisanti d'oro, se fosse comunale, varebbe bene 1000; e chimalle li Tartari le roi de pelame, e sono de la grandezza d'una faina. E di queste 2 pegli sono lavorate ad intagli la sala grande del signore, e sono intagliate sottilemente, ch' una maraviglia a vedere; e la camera ove 'l signore dorme, ch' allato a queste sale, n pi n meno fatta. Elle costano tanto, queste 3 tende, che uno piccolo re non le potrebbe pagare. E allato queste sono altre tende molto bene ordinate; e l'amiche del signore nno altress molto ricche tende e padiglioni. E gli uccegli tutti nno molte tende, e' falconi; e le pi belle nno gli gerfalchi; e anco le bestie nno tende 'n grande quantit. E sappiate che quivi e in questo campo tanta gente ch' maraviglia a credere, che pare la magiore citt ch'egli abbia, per che da la lunga v' venuta molta gente; e tienvi sua famiglia tutta cos ordinata di falconieri e d'altri uficiali, come se fosse nella sua mastra villa. E sappiate ch'egli dimora in questo luogo infino a la Pasqua di Risoresso. E in tutto questo tempo non fa altro che uccellare a la riviera a grue e a csini e a altri ucelli; e ancora tutti gli altri che stanno apresso a lui gli recano dalla lunga uccellagioni e cacciagioni assai. Egli dimora in questo tempo a tanto sollazzo che non uomo che 'l potesse credere, perci ch'egli pi suo affare e suo diletto ch'io non v' contato. E s vi dico che niuno mercatante n niuno artefice n villano non pu tenere n falcone n cane da cacciare presso ove 'l signore dimora a 30 giornate presso l, da questo infuori, ogni uomo di questo puote fare a suo senno. Ancora sappiate che in tutte le parti ove 'l Grande Sire segnoria, niuno re n barone n alcuno altro uomo non pu prendere n cacciare n lievre n dani n cavriuoli n cervi n de niuna bestia che multiplichi, dal mese di marzo infino a l'ottobre; e chi contra facesse, ne sarebbe bene pulito. E s vi dico ch'egli s ubidito, che le lievri e i dani e' cavriuoli e l'altre bestie ch'io v' contato, vegnono pi volte fino all'uomo, e non le tocca n non le fa male. In cotal modo dimora lo Grande Sire in questo luogo infino a la Pasqua di Risoresso; poscia si parte di questo luogo e tornasine per questa medesima via a la citt di Coblau, tuttavia cacciando e ucellando a grande solazzo e a grande gioia.

94 Come 'l Grande Kane tiene sua corte e festa.
     E quando egli venuto a la sua mastra villa di Canbalu, egli dimora nello suo mastro palagio 3 die e non pi. Egli tiene grande corte e grandi tavole e grande festa, e mena grande allegrezza con queste sue femine. E grande meraviglia a vedere la grande solenit che fa il Grande Sire in questi tre die. E s vi dico che in questa citt e tanta abondanza di masnade e di genti, tra dentro e di fuori della villa, ch sapiate ch'egli e tanti borghi come sono le porti, cio 12 molto grandi. E no uomo che potesse contare lo novero della gente, ch'assai pi gente negli borghi che ne la citt. E in questi borghi albergano i mercatanti e ogni altra gente che vegnono per loro bisogno a la terra; e nel borgo e altress begli palagi come ne la citt. E sappiate che ne la citt non si sotterra neuno uomo che muoia, anzi si vanno a soterare fuori degli borghi; e s'egli adora gl'idoli, si va fuori degli borghi ad ardersi. E ancora vi dico che dentro a la terra non osa istare niuna mala femina di suo corpo che fa male per danari, ma stanno tutte negli borghi. E s vi dico che femine che fallano per danari ve n' ben 20'000, e s vi dico che tutte vi bisognano per la grande abondanza de' mercatanti e de' forestieri che vi capitano tutto die. Adunque potete vedere se in Canbalu grande abondanza di genti, da che male femine v' cotante com'io v' contato. E sappiate per vero che in Canbalu viene le pi care cose e di magiore valuta che 'n terra del mondo, e ci sono tutte le care cose che vegnon d'India — come sono pietre preziose e perle e tutte altre care cose — che sono recate a questa villa; e ancora tutte le care cose e le belle che sono recate del Catai e di tutte altre province. E questo per lo signore che vi dimora e per le donne e per gli baroni e per la molta gente che vi dimora, per la corte che vi tiene lo signore. E pi mercatantie vi si vendono e vi si comperano; ch voglio che sappiate che ogni die vi viene in quella terra pi di 1000 carette caricate di seta, perch vi si lavora molti drappi e ad oro ed a seta. E anche a questa citt d'intorno intorno bene 200 miglie vegnono per comperare a questa terra quello che bisogna, sicch non maraviglia se tanta mercatantia vi viene. Or vi diviser del fatto della seque e della moneta che si fa in questa citt di Canbalu; e io vi mostrer come lo Grande Kane puote pi spendere e pi fare ch'io non v' contato. E dirvi in questo libro come.

95 De la moneta del Grande Ka ne.
     Egli vero che in questa citt di Canbalu la tavola del Grande Sire; e ordinato in tal maniera che l'uomo puote ben dire che 'l Grande Sire e l'archimia perfettamente; e mostervilo incontanente. Or sappiate ch'egli fa fare una cotal moneta com'io vi dir. Egli fa prendere scorza d'un lbore ch' nome gelso — e l'lbore le cui foglie mangiano li vermi che fanno la seta —, e cogliono la buccia sottile che tra la buccia grossa e 'l legno dentro, e di quella buccia fa fare carte come di bambagia; e sono tutte nere. Quando queste carte sono fatte cos, egli ne fa de le piccole, che vagliono una medaglia di tornesegli picculi, e l'altra vale uno tornesello, e l'altra vale un grosso d'argento da Vinegia, e l'altra un mezzo, e l'altra 2 grossi, e l'altra 5, e l'altra 10, e l'altra un bisante d'oro, e l'altra 2, e l'altra 3; e cos va infino 10 bisanti. E tutte queste carte sono sugellate del sugello del Grande Sire, e nne fatte fare tante che tutto 'l tesoro del mondo n'appagherebbe. E quando queste carte sono fatte, egli ne fa fare tutti li pagamenti e spendere per tutte le province e regni e terre ov'egli segnoria; e nesuno gli osa refiutare, a pena della vita. E s vi dico che tutte le genti e regioni che sono sotto sua segnoria si pagano di questa moneta d'ogne mercatantia di perle, d'oro, d'ariento, di pietre preziose e generalemente d'ogni altra cosa. E s vi dico che la carta che si mette per diece bisanti, no ne pesa uno; e s vi dico che pi volte li mercatanti la cambiano questa moneta a perle e ad oro e a altre cose care. E molte volte regato al Grande Sire, per li mercatanti che vale 400'000 bisanti e 'l Grande Sire fa tutto pagare di quelle carte, e li mercatanti le pigliano volentieri, perch le spendono per tutto il paese. E molte volte fa bandire lo Grande Kane che ogni uomo ch'e oro o ariento o perle o priete preziose o alcuna altra cara cosa, incontanente l'abbi a portare a la tavala del Grande Sire, e egli le fa pagare di queste carte; e tanta gliene viene di questa mercatantia che uno miracolo. E quando ad alcuno si rompe e guastasi alcuna di queste carte e egli vae a la tavola del Grande Sire, incontanente gliele cambia e gli data bella e nuova, ma s gliene lascia 3 per 100. Ancora sappiate che se alcuno vuole fare vasellamento d'ariento o cinture, e egli vae a la tavola del Grande Sire, dell'ariento del Grande Sire gliene d tanto quanto vuole per queste carte, secondo che si spendono. E questo la ragione perch 'l Grande Sire d avere pi oro e pi ariento che niuno signore del mondo; e s vi dico che tra tutti li signori del mondo non nno tanta ricchezza com' 'l Grande Kane solo. Or contato della moneta de le carte; or vi conter de la segnoria de la citt di Canbalu.

96 De li 12 baroni che sono sopra tutte le cose del Grande Kane.
      Or sapiate veramente che 'l Grande Sire 12 baroni grandissimi con lui, e quegli sono sopra tutte quelle cose ch'abisognano a 34 province; e dirvi loro maniere e loro ordinamenti. E prima vi dico che questi 12 baroni istanno in uno palagio dentro a Canbalu; e molto bello e grande, e e molte sale e molte magioni e camere. E ciascuna provincia e uno proccuratore e molti iscrittori in quello palagio, e ciascuno in suo palagio per s. E questi pruccuratori e questi iscrivani fanno tutte quelle cose che bisognano a quella provincia a cui elli sono diputati; e questo fanno per lo comandamento de' 12 baroni. E s vi dico che questi 12 baroni nno cotale segnoria com'io vi dir, ch'egli aleggano tutti li signori di quelle province ch'io v' detto di sopra. E quando egli nno chiamato quegli che gli paiono gli migliori, egli lo dicono al Grande Sire, e egli gli conferma e falli dare cotale tavola d'oro, come a sua segnoria si conviene. Ancora questi 12 baroni fanno andare l'oste ove si conviene, e come, e de la quantit, e d'ogni cosa, secondo la volont del signore. E come io vi dico di queste due cose, cos vi dico di tutte quelle che bisognano a queste province. E questa si chiama la corte magiore che sia ne la corte del Grande Sire, per ch'egli nno grande podere di fare bene a cui egli vogliono. Le province non vi conto per nome, per ch'io le vi conter per ordine di questo libro; e contervi come il Grande Sire manda messaggi, e come nno li cavagli apparecchiati.

97 Come di Canbalu si parte molti mesaggi per andare in molte parti.
     Or sapiate per veritade che di questa cittade si parte molti messaggi, li quali vanno per molte province: l'uno vae ad una, l'altro vae a un'altra, e cos di tutti, ch a tutti divisato ov'egli debbia andare. E sappiate che quando si parte di Canbalu questi messaggi, per tutte le vie ov'egli vanno, di capo de le 25 miglie egli truovano una posta, ove in ciascuna e uno grandissimo palagio e bello, ove albergano li messaggi del Grande Sire. E v' uno letto coperto di drappo di seta, e e tutto quello ch'a messaggio si conviene; e s'uno re vi capitasse, sarebbe bene albergato. E sappiate che a queste poste truovano li messaggi del Grande Sire bene 400 cavagli, che 'l Grande Sire e ordinato che tuttavia dimorino quie e siano aparecchiato per li messaggi, quando egli vanno in alcuna parte. E sappiate che ogne capo di 25 miglie sono queste poste ch'io v' contato; e questo ne le vie mastre che vanno e le province ch'io v' contato di sopra. E ciascuna di queste poste e apparecchiato bene da 300 a 400 cavagli per li messaggi al loro comandamento. Ancora v' cos begli palagi com'io v' contato di sopra, ove albergano li messaggi, cos riccamente com'io v' contato di sopra. E per questa maniera si va per tutte le province del Grande Sire. E quando li messaggi vanno per alcuno luogo disabitato, lo Grande Kane fatto fare queste poste pi a la lungi, a 35 miglie o a 40. E in questa maniera vanno li mesaggi del Grande Sire per tutte le province, e nno albergarie e cavagli aparecchiati, come voi avete udito, a ogne giornata. E questa la magiore grandezza ch'avesse mai niuno imperadore, n avere potesse niuno altro uomo terreno; ch sappiate veramente che pi di 200'000 di cavagli stanno a queste poste pur per questi messaggi. Ancora li palagi sono pi di diecemilia, che sono cos forniti di ricchi arnesi com'io v' contato; e questo cosa s maravigliosa e di s grande valore che non si potrebbe iscrivere n contare. Ancora vi dir un'altra bella cosa: egli vero che tra l'una posta e l'altra sono ordinate ogne 3 miglia una villa, ov' bene 40 case d'uomini a piede, che fanno ancora questi messaggerie del Grande Sire. E dirvi com'egli portano una grande cintura tutta piena di sonagli atorno atorno che s'odono bene da la lunga. E questi mesaggi vanno al grande galoppo, e non vanno se no 3 miglie. E gli altri dimorano in capo de le 3 miglie, quando odono questi sonagli, che s'odono bene da la lunga — e egli istanno tuttavia aparechiati - corre incontr'a colui, e pigliano questa cosa che colui porta, e una piccola carta che li dona quello messaggio; e mettesi correndo e vae infino a le 3 miglie, e fae cos com'e fatto questo altro. E s vi dico che 'l Grande Sire e novelle per uomini a piedi in uno die e in una notte bene di 10 giornate a la lunga, e 'n due die e 'n due notti bene di 20 giornate; e cos in 10 die e 'n 10 notte avr novelle bene di 100 giornate. E s vi dico che questi cotali uomini talvolta recano al signore fatti di 10 giornate in uno die; e 'l Grande Sire da questi cotali uomini non prende niuno trebuto, ma fagli donare di cavagli e de le cose che sono nelli palagi di quelle poste ch'io v' contato. E questo no costa nulla al Grande Sire, perch le citt che sono atorno a quelle poste vi pongon li cavagli e fannogli questi arnesi, sicch le poste sono fornite per li vicini, e 'l Grande Sire non vi mette nulla, salvo che le prime poste. E s vi dico che, quando gli bisogna che messaggio di cavallo vada tostamente per contare al Grande Sire novelle d'alcuna terra ribellata, o d'alcuno barone o d'alcuna cosa che sia bisognevole al Grande Sire, egli cavalca bene 200 miglie in uno die, overo 250; e mostervi ragione come. Quando li messi vogliono andare cos tosto e tante miglie, egli la tavola del gerfalco, in significanza ch'egli vuole andare tosto. Se egli sono 2, egli si muovono del luogo ov'egli sono su due buoni cavagli, freschi e correnti; egli s'imbendano la testa e 'l corpo, e s si mettono a la grande corsa, tanto ch'egli sono venuti a l'altra posta di 25 miglie; quivi prende due cavagli buoni e freschi e montanvi su, e no ristanno fino all'altra posta, e cos vanno tutto die. E cos vanno in un die bene 250 miglie per recare novelle al Grande Sire, e, quando bisognano, bene 300. Or lasciamo di questi messaggi, e contervi d'una grande bont che fa il Grande Sire a sua gente due volte l'anno.

98 Come 'l Grande Kane aiuta sua gente quando pistolenza di biade.
     Or sappiate ancora per verit che 'l Grande Sire manda messaggi per tutte sue province per sapere di suoi uomini, s'egli nno danno di loro biade, o per difalta di tempo o di grilli, o per altra pistolenza. E s'egli truova che alcuna sua gente abbia questo danaggio, egli no gli fa trre trebuto ch'egli debbono dare, ma falli donare di sua biada, acci ch'abbiano che seminare e che mangiare. E questo grande fatto d'un signore a farlo. E questo fa la state. Lo verno fa cercare se ad alcuna gente muore sue besti', e fae lo somigliante. Cos sostiene lo Grande Sire sua gente. Lasciaremo questa maniera, e dirvi d'un'altra.

99 Degli lbori.
     Or sappiate per vero che 'l Grande Sire ordinato per tutte le mastre vie che sono nelli suoi regni, che vi siano piantati gli lbori lungi l'uno dall'altro, su per la ripa della via, due passi. E questo acci che li mercatanti e' messaggi o altra gente no possa fallare la via, quando vanno per cammino o per luoghi diserti; e questi lbori sono tamanti che bene si possono vedere da la lunga. Or v' contato delle vie; or vi conter d'altro.

100 Del vino.
     Ancora sappiate che la magiore parte del Catai beono uno cotale vino com'io vi conter. Egli fanno una pogione di riso e co molte altre buone spezie, e cncialla in tale maniera ch'egli meglio da bere che nullo altro vino. Egli chiaro e bello, e inebria pi tosto ch'altro vino, perci ch' molto caldo. Or lasciamo di questo, e contervi de le priete ch'ardono come bucce.

101 De le pietre ch'ardono.
      Egli vero che per tutta la provincia del Catai e una maniera di pietre nere, che si cavano de le montagne come vena, che ardono come bucce, e tegnono pi lo fuoco che no fanno le legna. E mettendole la sera nel fuoco, se elle s'aprendono bene, tutta notte mantengono lo fuoco. E per tutta la contrada del Catai no ardono altro; bene nno legne, ma queste pietre costan meno, e sono grande risparmio di legna. Or vi dir come il Grande Sire fa, acci che le biade non siano troppe care.

102 Come 'l Grande Kane fa riporre la biada per soccorere sua gente.
      Sappiate che 'l Grande Kane, quando grande abondanza di biada, egli ne fa fare molte canove d'ogne biade, come di grano, miglio, panico, orzo e riso, e falle s governare che non si guastano; poscia, quando il grande caro, s 'l fa trarre fuori. E tiello talvolta 3 o 4 anni, e fa 'l dare per lo terzo o per lo quarto di quello che si vende comunemente. E in questa maniera non vi pu essere grande caro; e questo fa fare per ogni terra ov'egli e signoria. Or lasciamo di questa matera; e dirvi della carit che fa 'l Grande Kane.

103 De la carit del Signore.
     Or vi conter come 'l Grande Signore fa carit a li poveri che stanno in Canbalu. A tutte le famiglie povere de la citt, che sono in famiglia 6 o 8, o pi o meno, che no nno che mangiare, egli li fa dare grano e altra biada; e questo fa fare a grandissima quantit di famiglie. Ancor non vietato lo pane del Signore a niuno che voglia andare per esso; e sappiate che ve ne va ogne die pi di 30'000; e questo fa fare tutto l'anno. E questo grande bont di signori, e per questo adorato come idio dal popolo. Or lasciamo de la citt di Canbalu, e enterremo nel Catai per contare di grandi cose che vi sono.

104 De la provincia del Catai.
     Or sappiate che 'l Grande Kane mand per ambasciadore messer Marco verso ponente. E' partissi di Canbalu e ande bene 4 mesi verso ponente; per vi conter tutto quello ch'egli vide in quella via andando e tornando. Quando l'uomo si parte di Canbalu, presso l a 10 miglie, si truova un fiume, il quale si chiama Pulinzaghiz, lo quale fiume va infino al mare Ozeano; e quinci passa molti mercatanti co molta mercatantia. E su questo fiume e uno molto bello ponte di pietre. E s vi dico che al mondo non un cos fatto, perch'egli lungo bene 300 passi e largo otto, che vi puote bene andare 10 cavalieri l'uno allato all'altro; e v' 34 archi e 34 morelle nell'acqua; e tutto di marmore e di colonne, cos fatte com'io vi dir. Egli fitto dal capo del ponte una colonna di marmore, e sotto la colonna e uno leone di marmore, e di sopra un altro, molto belli e grandi e ben fatti. E lungi a questa colonna un passo, n' un'altra n pi n meno fatta, con due leoni; e dall'una colonna a l'altra chiuso di tavole di marmore, perci che neuno potesse cadere nell'acqua. E cos va di lungo in lungo per tutto il ponte, sicch' la pi bella cosa a vedere del mondo. Detto del ponte, s vi conteremo di nuove cose.

105 De la grande citt del Giogui.
      E quando l'uomo si parte da questo ponte, l'uomo vae 30 miglie per ponente, tuttavia trovando belle case, begli alberghi, lbori, vigne. E quivi truova una citt ch' nome Giogui, grande e bella; quivi e molte badie d'idoli. Egli vivono di mercatantia e d'arti; quivi si lavora drappi di seta e d'oro e bello zendado. Quivi e begli alberghi. Quando l'uomo passato questa villa uno miglio, l'uomo truova due vie, l'una vae verso ponente e l'altra verso sirocco. Quella di verso ponente del Catai, e l'altra dallo sirocco vae verso 'l mare a la grande provincia deu Mangi. E sappiate veramente che l'uomo cavalca per ponente per la provincia del Catai bene 10 giornate, tuttavia trovando belle cittadi e belle castella di mercatantie e d'arti, e belle vigne e lbori assai, e gente dimestica. Quivi non altro a ricordare; per ci partiremo di quie, ed anderemo ad uno reame chiamato Taiamfu.

106 Del reame di Taiamfu.
     E quando l'uomo si parte di questa citt di Giogui, cavalcando 10 giornate truova uno reame ch' chiamato Taiamfu. E di capo di questa provincia, ove noi siamo venuti, una citt ch' nome Tinanfu, ove si fa mercatantia ed arti assai; e quivi si fae molti fornimenti che bisogna agli osti del Grande Sire. Quivi e molto vino, e per tutta la provincia del Catai non vino se no in questa citt; e questa ne fornisce tutte le province d'atorno. Quivi si fae molta seta, per ch'nno molti gelsi e molti vermi che la fanno. E quando l'uomo si parte di Tinanfu, l'uomo cavalca per ponente bene 7 giornate per molte belle contrade, ov'egli truova ville e castella asai di molta mercatantia e d'arti. Di capo de le 7 giornate si truova una citt che si chiama Pianfu, ov' molti mercatanti, ove si fa molta seta e pi altre arti. Or lasciaremo di questa, e direnvi d'un'altra d'un castello chiamato Caitui.

107 Del castello del Caitui.
     E quando l'uomo si parte di Pianfu e va per ponente 2 giornate, truova uno bello castello ch' nome Caitui, lo quale fece fare jadis uno re, lo quale fu chiamato lo Re d'Or. In questo castello uno molto bello palagio, ove e una bella sala molto bene dipinta di tutti li re che anticamente sono stati in quello reame; e molto bello a vedere. E di questo Re d'Or s vi conter una bella novella, d'un fatto che fue tra lui e 'l Preste Gianni. E questo in s forte luogo che 'l Prestre Giovanni no gli potea venire adosso; e aveano guerra insieme, secondo che diceano quegli di quella contrada. E 'l Preste Gianni n'avea grande ira; e 7 valletti del Preste Giani s gli dissero ch'eglino gli recherebbero inanzi lo Re dell'Oro tutto vivo, s'egli volesse; e 'l Preste gli disse che ci volea volontiere. Quando questi valletti ebbero udito questo, egli si partiro, e andaro a la corte del Re de l'Oro, e dissero al re ch'erano di strana parte, e dissero ch'erano venuti per servirlo. Egli rispuose loro che fossero li benvenuti, e che farebbe loro piacere e servigio. E cos cominciaro li 7 valletti del Preste Gianni a servire lo Re dell'Oro. E quando egli furo istati bene 2 anni, eglino erano molto amato dal re per lo bello servigio ch'egli gli avean fatto, e 'l re facea di loro come se tutti e 7 fossero istati suoi figliuoli. Or udite quello che questi malvagi fecero, perch neuno si pu guardare di traditore. Or avenne che questo re s'andava solazando con poca gente, tra li quali erano questi 7. E quando ellino ebbero passato un fiume di lungi dal palagio detto di sopra, quando questi 7, vedendolo ch'egli non avea compagnia che 'l potessero difender, misero mano a le spade, e dissero d'ucciderlo o egli n'andasse con loro. Quando lo re si vide a questo, si diede grande maraviglia, e disse: Com' questo, figliuoli miei, ch mi fate voi questo? Ove volete voi ch'io vegna?. Noi vogliamo che voi vegnate al Preste Gianni, ch' nostro signore.

108 Come 'l Preste fece prendere lo Re dell'Oro.
     E quando lo re intese ci che costoro li dissero, buonamente che no moro di dolore, e disse: Deh, figliuoli, non v' io onorati assai? Perch mi volete voi mettere nelle mani del mio nemico?. Quegli rispuosero che convena che cos fosse. Alora lo menaro al Preste Gianni. Quando lo Preste Gianni lo vide, n'ebbe grande allegrezza, e disseli ch'egli fosse lo malevenuto, quelli non seppe che si dire. Alotta comand ch'egli fosse messo a guardare bestie, e cos fue. E questo li fece fare per dispetto, tuttavia bene guardandolo. E quando egli ebbe guardate le bestie due anni, egli sel fece venire dinanzi, e fecegli donare ricche vestimenta, e fecegli onore assai. Poscia li disse: Signore re, aguale puo' tu bene vedere che tu non se' da guerregiare meco. Rispuose lo re: Messer, sempre conobbi ch'io non era poderoso da ci fare. Alotta disse il Preste: Io non ti voglio pi fare noia, se no che io ti farei piacere e onore. Allotta fagli donare molti begli arnesi, e cavagli, e compagnia assai, e lascillo andare. E questi si torn al suo reame, e da quella ora inanzi fue suo amico e servidore. Or vi conter d'un'altra matera.

109 Del grande fiume di Carameran.
     E quando l'uomo si parte di questo castello e va verso ponente 20 miglie, truova un fiume ch' chiamato Carameran, ch' s grande che non si pu passare per ponte, e va infino al mare Ozeano. E su per questo fiume molte citt e castella, ove sono molti mercatanti e artefici. Attorno questo fiume per la contrada nasce molto zinzibero, e cci tanti uccegli ch' una maraviglia, che v' per uno aspre — ch' com'uno viniziano — 3 fagiani. Quando l'uomo passato questo fiume e l'uomo ito 2 giornate, s si truova una nobile citt, ch' chiamata Cacianfu. Le genti sono tutti idoli — e tutti quegli de la provincia del Catai sono tutti idoli —. E terra di grande mercatantia e d'arti, e vi molta seta; quivi si fanno molti drappi di seta e d'oro. Qui non cosa da ricordare; per ci partiremo, e dirvi d'una nobile citt, ch' in capo del reame di Quegianfu.

110 De la citt di Quegianfu.
     Quando l'uomo si parte de la citt di Cacianfu, ch' detto di sopra, l'uomo cavalca 8 giornate per ponente, tuttavia trovando castelle e cittadi di grandi mercatantie e d'arti, e begli giardini e case. Ancor vi dico che tutta la contrada piena di gelsi. La gente sono idoli. Quiv'e cacciagioni e uccellagioni assai. Quando l'uomo cavalcato queste 8 giornate, l'uono truova la nobile citt di Quegianfu, la quale nobile e grande, e capo del reame di Quegianfu, che anticamente fue buono reame e potente. Aguale n' signore il figliuolo del Grande Sire, che Mangala chiamato, e e corona. Questa terra di grandi mercatantie, e vi molte gioe; quivi si lavora drappi d'oro e di seta di molte maniere, e di tutti fornimenti da oste. Egli nno di tutte cose che a uomo bisogna per vivere in grande abondanza, e per grande mercato. La villa a ponente, e sono tutti idoli. E di fuori de la terra 'l palagio di Mangala re, ch' cos bello com'io vi dir. Egli in uno grande piano, ov' fium'e lago e padule e fontane assai. Egli d'atorno un muro che gira bene 5 miglie, e tutto merlato e bene fatto; e in mezzo di questo muro il palagio, s bello e s grande che non si potrebbe meglio divisare; egli molte belle sale e belle camere tutte dipinte ad oro battuto. Questo Mangala mantiene bene suo reame in grande giustia e ragione, e molto amato. Quivi grandi solazzi di cacciare. Or ci partiremo di qui, e contervi d'una provincia ch' molto nelle montagne, e nome Cuncum.

111 De Cuncum.
     Quando l'uomo si parte da questo palagio di Mangala, l'uomo vae 3 giornate per ponente di molto bello piano, tuttavia trovando ville e castella assai. E' vivono di mercatantia e d'arti, e nno molta seta. Di capo de le 3 giornate s si truova montagne e valle, che sono de la provincia di Cuncum. Egli e per monti e per valle citt e castella assai. E' sono idoli, e vivono di lavorio di terra e di boscagli. E sappiate ch'egli nno molti boschi, ove sono molte bestie salvatiche, come sono lioni e orsi e cavriuoli, lupi cervieri, dani e cervi e altre bestie assai, sicch troppo n'nno grande uttulitade. E per questo paese cavalca l'uomo 20 giornate per montagne e valle e boschi, tuttavia trovando citt e castella assai e buoni alberghi. Or ci partiremo di qui, e contervi d'un'altra provincia, com'io vi conter.

112 De la provincia Anbalet Mangi.
     Quando l'uomo si parte e cavalcato queste 20 giornate di montagne di Cuncum, s si truova una provincia ch' nome Anbalet Mangi, ch' tutta piana; e v' castella e citt assai. E' sono al ponente, e sono idoli. Egli vivono di mercatantia e d'arti. E per questa provincia e tanto zinzibere, che per tutto il Catai si sparge, e ssine grande guadagno. Egli nno riso, grano e altre biade assai, e grande mercato; doviziosa d'ogni bene. La mastra terra chiamata Amechelet Mangi, che vale a dire 'l'una de le confine de' Mangi'. Questa contrada dura 2 giornate; a capo di queste 2 giornate si truova le grandi valle e li grandi monti, e boschi assai. E vassi bene 20 giornate per ponente, trovando ville e castelle assai. La gente sono idoli; viveno di frutti de la terra, e d'ucelli e di bestie. Quiv'e leoni, orsi, lupi, cervi, dani, cavriuoli assai; quivi e grande quantit di quelle bestiuole che fanno lo moscato. Or ci partiremo di qui, e dirvi d'altre contrade bene e ordinatamente, come voi udirete.

113 De Sardanfu.
     E quando l'uomo ito 20 giornate per ponente, com'io detto, l'uomo truova una provincia ch' ancora de le confine de' Mangi, e nome Sindafa. E la maestra citt nome Sardanfu, la quale fue anticamente grande citt e nobile, e fuvi entro molto grande e ricco re; ella gire intorno bene 20 miglie. Ora fue cos ordinata, che 'l re che moro lasci 3 figliuoli, s che partiro la citt per terzo, e ciascuno rinchiuse lo suo terzo di mure dentro da questo circuito. E tutti questi figliuoli furono re, e aveano grande podere di terre e d'avere, perch lo loro padre fu molto poderoso. E 'l Grande Kane disert questi 3 re, e tiene la terra per s. E sappiate che per mezzo questa villa passa un grande fiume d'acqua dolce, ed largo bene mezzo miglio, ove molti pesci, e va fino al mare Aziano, e vi bene da 80 a 100 miglie, e chiamato Quinianfu. In su questo fiume e grande quantit di citt e di castella, e vi tante navi ch'a pena si potrebbe credere, chi nol vedesse; e v' tanta moltitudine di mercatanti che vanno se e giuso, ch' una grande meraviglia. E 'l fiume s largo che pare uno mare a vedere, e non fiume. E dentro da la citt su questo fiume uno ponte tutto di pietre, e lungo bene uno mezzo miglio e largo 8 passi. Su per lo ponte e colonne di marmore che sostegnono la copritura del ponte; ch sappiate ch'egli coperto di bella copritura, e tutto dipinto di belle storie. E vi suso pi magioni, ove si tiene molta mercatantia ed arti; ma s vi dico che quelle case sono di legno, che la sera si disfanno e la mattina si rifanno. E quiv' lo camarlingo del Grande Sire, che riceve lo diritto de la mercatantia che si vende su quel ponte; e s vi dico che 'l diritto di quello ponte vale l'anno bene 1.000 bisanti d'oro. La gente tutta ad idoli. Di questa citt si parte l'uomo, e cavalca bene per piano e per valli 5 giornate, tuttavia trovando citt e castella assai. Li uomini vivono della terra, e v' bestie salvatiche assai, come lioni e orsi e altre bestie. Quivi si fae bel zendado e drappi dorati assai. Egli sono de Sindu. Quando l'uomo ito queste 5 giornate ch'io v' contate, l'uomo truova una provincia molto guasta, ch' nome Tebet; e noi ne diremo di sotto.

114 De la provincia di Tebet.
     Apresso le 5 giornate che v' dette, truova l'uomo una provincia che guaste Mongut Kane per guerra; e v' molte ville e castella tutti guasti. Quivi e canne grosse bene 4 spanne, lunghe bene 15 passi, e e dall'uno nodo a l'altro bene 3 palmi. E s vi dico che gli mercatanti e' viandanti prendono di quelle canne la notte, e fanno ardere nel fuoco, perch fanno s grande scoppiata che tutti li leoni e orsi e altre bestie fiere nno paura e fuggono, e non s'acostarebbero al fuoco per cosa del mondo. E questo si fa per paura di quelle bestie, che ve n' assai. Le canne scoppiano perch si mettono verdi nel fuoco, e quelle si torcono e fendono per mezzo; e per questo fendere fanno tanto romore che s'odono da la lunga bene presso a 5 miglie, di notte, e pi; e s terribile cosa a udire che chi non fosse d'udirlo usato, ogni uomo n'avrebbe grande paura. E li cavagli che no ne sono usi si spaventano s forte che rompono capestri e ogne cosa e fuggono; e questo aviene spesse volte. E agli cavagli che non ne sono usi, egli li fanno incapestrare tutti e quattro li piedi e fasciare gli occhi e turare gli orecchi, s che non pu fugire quando ode questo scoppio. E cos campano gli uomini la notte, loro e le loro bestie. E quando l'uomo vae per queste contrade bene 20 giornate, non truova n alberghi n vivande, ma conviene che porti vivande per s e per sue bestie tutte queste 20 giornate, tuttavia trovando fere pessime e bestie salvatiche, che sono molte pericolose. Poscia truova castelle e case assai, ove uno cotale costume di maritare com'io vi dir. Egli vero che niuno uomo piglierebbe neuna pulcella per moglie per tutto 'l mondo, e dicono che non vagliono nulla s'ella no costumata co molti uomini. E quando li mercatanti passano per le contrade, le vecchie tengono loro figliuole sulle strade e per li alberghi e per loro tende, e stanno a 10, a 20 e a 30; e fannole giacere con questi mercatanti, e poscia le maritano. E quando il mercatante e fatto suo volere, conviene che 'l mercatante le doni qualche gioia, acci che possa mostrare come altri e avuto a fare seco; e quella ch'e pi gioe, segno che pi uomini sono giaciuti con essa, e pi tosto si marita. E conviene che ciascuna, anzi che si possa maritare, conviene ch'abbia pi di 20 segnali al collo, per mostare che molti uomini abbiano avuti a fare seco; e quella che n' pi, tenuta migliore, e dicono ch' pi graziosa che l'altre. La gente idola e malvage, ch non nno per niuno pecato di far male e di rubare; e sono li migliori scherani del mondo. Egli vivono di frutti della terra e di bestie e d'uccegli. E dicovi che in quella contrada e molte bestie che fanno il moscado, e questa mala gente e molti buoni cani, e prendonne assai. Egli non nno n carte n monete di quelle del Grande Kane, ma fannole da loro. Egli si vestono poveramente, ch 'l loro vestire si di canavacci e di pelle di bestie e di bucerain, e nno loro linguaggio e chiamansi Tebet. E questa Tebet una grandissima provincia; e contervene brevemente, come voi potrete udire.

115 Ancora de la provincia di Tebet.
     Tebet una grandissima provincia, e nno loro linguaggio; e sono idoli e confinano co li Mangi e co molte altre province. Egli sono molti grandi ladroni. E s grande, che v' bene 8 reami grandi, e grandissima quantit di citt e di castella. E v' in molti luoghi fiumi e laghi e montagne ove si truova l'oro di paglieola in grande quantit. E in questa provincia s'espande lo coraglio, e vi molto caro, per ch'egli lo pongono al collo di loro femine e de' loro idoli, e nnolo per grande gioia. E 'n questa provincia giambellotti assai e drappi d'oro e di seta; e quivi nasce molte spezie che mai non furo vedute in queste contrade. E nno li pi savi incantatori e astorlogi che siano in quello paese, ch'egli fanno tali cose per opere di diavoli che non si vuole contare in questo libro, per che troppo se ne maraviglierebbero le persone. E sono male costumati. Egli nno grandissimi cani e mastini grandi com'asini, che sono buoni da pigliare bestie salvatiche; egli nno ancora di pi maniere di cani da caccia. E vi nasce ancora molti buoni falconi pellegrini e bene volanti. Or lasciamo di questa provincia di Tebet, e dirvi d'un'altra provincia e regione, la quale scritta di sotto. E' sono al Grande Kane; e tutte province e regioni che sono scritte in questo libro sono al Grande Kane, salvo quelle dal princpo di questo libro che sono au fi Angom, com'io v' scritto. E perci, da quella infuori, quanto n' scritto su questo libro, tutte sono al Grande Kane; e perch voi nol trovaste scritto, s lo 'ntendete in tale maniera com'io v' detto. Or lasciamo qui, e contervi de la provincia del Gaindu.

116 De la provincia di Gaindu.
     Gaindu una provincia verso ponente, n non se no uno re. E' sono idoli, e sono al Grande Kane; e v' citt e castella asai. E v' uno lago ove si truova molte perle, ma 'l Grande Kane non vuole che se ne cavino, ch se ne cavassero quante se ne troverebboro, diventerebbero s vili che serebber per nulla; ma 'l Grande Sire ne fa trre solamente quante ne bisognano a lui; e chi altri ne cavasse, perderebbe la persona. Ancora v' una montagna ove si truovano pietre in grande quantit, che si chiamano turchie, e sono molto belle; e 'l Grande Sire non le lascia trare se non per suo comandamento. E s vi dico che in questa terra un bello costume, che nol si tengono a vergogna se uno forestiere o altra persona giace co la moglie o co la figliuola od alcuna femmina ch'egli abbiano in sua casa; anzi lo tengono a bene, e dicono che li loro idoli gline danno molti beni temporali; e perci fanno s grande larghit di loro femmine a' forestieri, com'io vi dir. Che sappiate che quando uno uomo di questa contrada vede che gli vegna uno forestiere a casa, incontanente esce di casa, e comanda a la moglie e all'altra famiglia ch'al forestiere sia fatto ci ch'e' vuole come a la sua persona; e esce fuori, e sta a sua villa o altrove tanto che 'l forestiere vi dimora 3 die. E 'l forestiere fa appiccare suo cappello o altra cosa a la finestra a significare ch'egli ancora l entro, perch 'l marito o altro forestiere no v'andasse; e fin quello segnale stae alla casa, mai non vi torna. E questo si fa per tutta questa provincia. Egli nno muneta com'io vi dir. Egli prendono la sel e fannola cuocere e gttalla in forma, e pesa questa forma da una mezza libbra; e le quattro venti di questi tali sel ch'io v' detto, vagliono uno saggio d'oro fino, e questa la picciola moneta ch'egli spendo. Egli nno bestie che fanno il moscado in grande quantit; egli nno pesci assai e cvagli del lago ch'io v' detto, ove si truova le perle. Leoni, lupi cervieri, orsi, dani, cavriuoli, cervi nno assai; e tutti uccegli nno assai. Vino di vigne non nno, ma fanno vino di grano e di riso co molte spezie, e buono bevigione. In questa provincia nasce garofani assai: egli un lbore piccolo che fa le foglie grandi quasi come corbezze, alcuna cosa pi lunghe e pi strette; lo fiore fa bianco, piccolo come il garofano. Egli nno zinzibero in grande abondanza, e canella e altre spezie assai, che nonne vegnono in nostra contrada. Or lasciamo di questa citt, e contervi di questa contrada medesima pi inanzi. Quando l'uomo si parte di questa Gaindu, l'uomo cavalca bene 10 giornate per castella e per cittadi; e la gente tutta di questa maniera, e di costumi e d'ogne maniera {di quelli ch'io v' detto}. Passate queste 10 giornate, s si truova un fiume chiamato Brunis, e quivi si finisce la provincia di Gaindu. E in questo fiume si truova grande quantit d'oro di pagliuola. Quivi e canella assai. E entra nel mare Oceano. Or lasciamo di questo fiume, ch non v' cosa da contare; e diremo d'una provincia chiamata Caragian, come voi udirete.

117 De la provincia di Caragian.
     Quando l'uomo passato questo fiume, s s'entra ne la provincia di Caragian, ch' s grande che ben v' 7 reami. verso ponente; e sono idoli e sono al Grande Kane. El re figliuolo del Grande Kane, ed ricco e poderoso, e mantiene bene sua terra e 'n giustizia, ed prod'uomo. Quando l'uomo passato il fiume ch'i' v' detto di sopra, ed ito 5 giornate, s si truova citt e castella assai. Quivi nasce troppo buoni cavalli; e costoro vivono di bestiame e di terra. Egli nno loro linguaggio, molto grave da intendere. Di capo di queste 5 giornate, si truova la mastra citt — ed capo del regno — ch' chiamata Iaci, molto grande e nobile. Quin'e mercatanti e artefici. La legge v' di pi maniere: chi adora Maometto e chi l'idoli, e chi cristiano nestorino. E v' grano e riso assai; ed contrada molto inferma, perci mangiano riso. Vino fanno di riso e di spezie, ed molto chiaro e buono, ed inebria tosto come 'l vino. Egli spendono per moneta porcellane bianche che si truovano nel mare e che si ne fanno le scodelle, e vagliono le 80 porcelane un saggio d'argento, che sono due viniziani grossi, e gli otto saggi d'argento fino vagliono un saggio d'oro fino. Egli nno molte saliere, onde si cava e faie molto sale, onde si ne fornisce tutta la contrada; di questo sale lo re n' grande guadagno. E' non curano se l'uno tocca la femina dell'altro, pure che sia sua volont de la femina. Quiv' un lago che gira bene 100 miglia, nel quale molti pesci grandi, li migliori del mondo, di tutte fatte. Egli mangiano la carne cruda e ogne carne. E' poveri vanno a la beccheria, e quando s'apre il castrone o bue, s li cavan le budella di corpo, e mettole ne la salsa de l'aglio e mngialle; e cos fanno d'ogne carne. E li gentili uomini la mangian cruda, ma s la fanno minuzzare molto minuto, poscia la mettono ne la salsa e mngialla e con buone spezia; e mngialla cos come noi la cotta. Ancora vi conteremo di questa provincia di Caragian medesima.

118 Ancora divisa de la provincia di Caragian.
     Quando l'uon si parte de la citt di Iacci e va 10 giornate per ponente, truova la provincia di Caragian; e la mastra citt del regno chiamata Caragian. E' sono idoli e sono al Gran Kane; el re si figliuolo del Gran Kane. E in questa provincia si truova l'oro di pagliuola, cio nel fiume, e ancora si truova in laghi e montagne oro pi grosso che di pagliuola; e danno un saggio d'oro per sei d'ariento. Ancora qui si spende le porcelane ch'io vi contai; e in questa provincia non si truova queste porcelane, ma vi vegnono d'India. E in questa provincia nasce lo grande colubre, el grande serpente, che sono s dismisurati che ogn'uomo ne dovrebbe pigliare maraviglia; e sono molto oribile cosa a vedere. Sapiate per vero che l vi n' di lunghi 10 passi, e sono grossi 10 palmi: e questi sono li magiori. Elli nno due gambe dinanzi, presso al capo, e non nno piede, salvo un'unghia fatta come di leone; lo ceffo molto grande, lo naso magior ch'un gran pane, la bocca tale che bene inghiottirebbe un uomo al tratto, li denti grandissimi; ed s ismisuratamente grande e fiera, che no uomo n bestia che no la dotti e non n'abbia paura. E ancora vi n' de' minore, cio d'otto passi e di 6. La maniera come si prendono si questa. Elle dimorano lo die sotterra per lo grande caldo; la notte escon fuori a pascere, e prende tutte quelle bestie che possono avere. Elle vanno a bere al fiume e al lago e a le fontane. Elle sono s grande e s grosse che, quando vanno a bere o a mangiare di notte, fae nel sabione, onde vae, tal fossa, che pare ch'una botte vi sia voltata. E' cacciatori che la vogliono pigliare, veggono la via ond' ito il serpente, e nno un palo di legno grosso e forte, e in quel palo fitto un ferro d'aciaio fatto com'uno rasoio, e cuoprelo col sabione; e di questi ingegni fanno i cacciatori assai. E quando lo colubre viene per questo luogo, percuote in questo ferro s forte, che si fende dal capo a piede anfino al bellco, s che muore incontanente; e cos la prendono i cacciatori. E incontanente ch' morto, s li cavano lo fiele del corpo e vendollo molto caro, perci ch' la migliore medicina al morso del cane rabioso, dandoglile a bere d'un peso d'un picciolo danaio. E quando una donna non pu partorire, dandole a bere un poco di quel fiele, incontanente parturisce. La terza si buona a nascenzia: ponendovi su un poco di quel fiele, in poco tempo guarito. E per queste cagioni lo fiele molto caro in quella contrada. Ancora la carne si vende perch' molto buona a mangiare. E dicovi che questo serpente vae a le tane de li leoni e degli orsi, e mangia loro e loro figliuoli, se li puote avere, e tutte altre bestie. In questa contrada grandissimi cavalli, e molti ne vanno in India; e cvali due o tre nodi de la coda, acci che no meni la coda quand'altre cavalca, perci ch' loro pare cosa molta lada. Elli cavalcano lungo come franceschi. E' fanno arme turchiesche di cuoio di bufale, e nno balestra, e atoscano tutte le quadrelle. E ancora aveano cotale usanza prima che 'l Grande Kane li conquistasse, che, se aenisse ch'alcuno albergasse a lor casa che fosse grazioso e bello e savio, s l'ucideano o con veleno o con altro; n questo non faceano per moneta, ma diceano che tutto il senno di colui e la grazia e la ventura rimanea in lor casa. Poscia che 'l Grande Kane la conquist, ch' da 35 anni, nol fanno pi, per la paura del Grande Kane. Or lasciamo di questa provincia, e dirvi d'un'altra.

119 De la provincia d'Ardandan.
     Quando l'uomo si parte di Caragian e va per ponente 5 giornate, truova una provincia che si chiama Ardandan. E ' sono idoli e al Grande Kane; la mastra citt si chiama Vacian. Questa gente nno una forma d'oro a tutti i denti, ed a quelli di sopra ed a quelli di sotto, s che tutti i denti paiono d'oro; e questo fanno gli uomini, ma non le donne. Gli uomini son tutti cavalieri, secondo loro usanza, e non fanno nulla, salvo ch'andare in oste; le donne fanno tutte loro bisogne co li schiavi insieme ch'egli nno. E quando alcuna donna fatto il fanciullo, lo marito stae nel letto 40 die, e lava 'l fanciullo e governalo. E ci fanno perch dicono che la donna durato molto afanno del fanciullo a portallo, e cos vogliono che si riposi. E tutti gli amici vegnono a costui al letto, e fanno grande festa insieme. E la moglie si leva del letto, e fa le bisogne di casa e serve il marito nel letto. E' manucano tutte carne, e crude e cotte, e riso cotto con carne; lo vino fanno di riso con ispezie molto buono. La moneta nno d'oro e di porcellane, e danno un saggio d'oro per 5 d'ariento, perch no nno argentiera presso a 5 mesi di giornate; e di questo fanno i mercatanti grande guadagno, quando vi ne recano. Questa gente no nno idoli n chiese, ma 'dorano lo magior de la casa, e dicono: Di costui siamo. Egli no nno lettere n scritture, e ci no maraviglia, per che stanno in un luogo molto divisato, che no vi si puote andare di state per cosa del mondo, per l'aria che v' cos corotta, che neuno forestiere vi pu vivere per neuna cosa. Quand'nno a fare l'uno coll'altro, fanno tacche di legno, e l'uno tiene l'una met e l'altro l'altra met: quando colui d pagare la moneta, e' la paga, e fassi dare l'altra met de la tacca. In tutte queste province non medici — cio Caragian e Vorcian e Iacin —, e quando eli nno alcuno malato, mandano per loro magi e incantatori di diavoli. E quando sono venuti al malato, ed egli gli contato lo male, eglino suonano loro stormenti, e cantano e ballano; quando nno ballato un poco, e l'uno di questi magi cade in terra co la schiuma a la bocca e tramortisce, e 'l diavolo gli ricoverato in corpo. E cos sta che pare morto grande pezza, e gli altri magi dimandano questo tramortito de la 'nfermit del malato e perch'egli cie. Quelli risponde ch'egli questo per che fece spiacere 'alcuno spirito. E li magi dicono:Noi ti preghiamo che tue li perdoni e prendi del suo sangue, s che tue ti ristori di quello che ti piace. Se 'l malato d morire, lo tramortito dice:Elli fatto tanto dispiacere a cotale spirito, ch'elli no li vuole perdonare per cosa del mondo. Se 'l malato d guarire, dice lo spirito ch' nel corpo del mago:Togliete cotanti montoni dal capo nero, e cotali beveraggi molto cari, e fate sagrificio a cotale ispirito. Quando li parenti del malato nno udito questo, fanno tutto cie che dice lo spirito, ch ucide gli montoni e versa lo sangue ove gli detto, per sagrificio. Poscia fanno cuocere li montoni, o uno o pie, ne la casa del malato; e quine sono molti di questi magi e donne tante quanto gli detto per quello spirito. Quando lo montone cotto e 'l beveraggio aparechiato e la gente v' raunata, alora coninciano a cantare e a ballare e a sonare; e gittano del brodo per la casa qua e l, e anno mcenso e mirra, e sofumicano e alluminano tutta la casa. Quand'nno cos fatto una pezza, alotta inchina l'uno, e l'altro domanda lo spirito se 'ncora perdonato al malato. Quelli risponde:No gli ancora perdonato; fate anche cotale cosa, e saralli perdonato. Fatto quello ch' comandato, ed elli dice:Egli sar guerito incontanente. Allotta dicono:Lo spirito bene di nostra parte. E fanno grande allegrezza, e mangiano quel montone e beono; e ogn'uomo torna a sua casa, e il malato guerisce incontanente. Or lasciamo questa contrada, e dirvi d'altre contrade, come voi udirete.

120 De la grande china.
     Quando l'uomo si parte di questa provincia ch'i' v' contato, l'uomo discende per una grande china, ch' bene due giornate e mezzo pur a china. E in quelle 2 giornate e mezzo no e cosa da contare, salvo che v' una grande piazza, ove si fa certa fiera certi d de l'anno. E quine vegnono molti mercatanti, che recano oro e ariento e altre mercatantie assai, ed grandissima fiera. E quelli che recano l'oro quie, neuno puote andare in loro contrada, salvo eglino, tanta contrada rea e divisata da l'altre; n neuno pu sapere ov'elli istanno, perch neuno vi puote andare. Quando l'uomo passate queste 2 giornate, l'uomo truova una provincia verso mezzodie, ed a le confini de l'India, ch' chiamata Amien. Poscia va l'uomo 15 giornate per luogo disabitato e sozzo, ov' molte selve e boschi, ov' leofanti e lunicorni assai e altre diverse bestie assai; uomini n abitagioni non v'. Perci vi lascer di questa contrada, e dirvi d'una istoria, come potrete udire.

121 De la provincia de Mien.
     Sappiate che, quando l'uomo cavalcate 15 giornate per questo cos diverso luogo, l'uomo truova una citt ch' nome Mien, molto grande e nobile. La gente idola. E' son al Grande Kane e nno lingua per loro. E in questa citt una molto ricca cosa, ch anticamente fue in questa citt un molto ricco re; e quando venne a morte, lasci che da ogne capo de la sua sopultura si dovesse fare una torre, l'una d'oro e l'altra d'ariento. E queste torri sono fatte com'io vi dir, ch'elle sono alte bene 10 passi e grosse come si conviene a quella altezza. La torre si di pietre, tutta coperta d'oro di fuori, ed vi grosso bene un dito, s che vedendola par pure d'oro; di sopra tonda, e quel tondo tutto pieno di campanelle endorate, che suonano tutte le volte che 'l vento vi percuote. L'altra d'ariento, ed fatta n pi n meno. E questo re le fece fare per sua grandezza e per sua anima; e dicovi ch'ell' la pi bella cosa del mondo a vedere e di magiore valuta. E 'l Grande Kane conquist questa provincia com'io vi dir. Il Grande Kane disse a tutt'i giullari ch'avea in sua corte, che volea ch'andassero a conquistare la provincia de Mien, e darebbe in lor compagnia quelli di Caveitan e quelli d'Aide. Li giullari dissero che volontieri. Vennero quie con questa gente i giullari, e presero questa provincia. Quando fuoro a questa citt, videro cos bella cosa di queste torri; mandaro a dire al Grande Kane, ov'elli era, la bellezza di queste torri e la ricchezza e 'l modo come fuoro fatte, e se volea che le disfacessono e mandasselli l'oro e l'ariento. Lo Grande Kane, odendo che quello re l'avea fatte fare per su'anima e per ricordanza di lui, mand comandando che non fossono guaste, anzi vi stessono per quello per che l'avea fatte fare il re di quella terra. E di ci non fue maraviglia, ch neuno Tartaro non tocca cosa di neuno uomo morto. Egli nno leofanti assai e buoi salvatichi grandi e belli, e di tutte bestie in grande abondanza. detto di questa provincia; dirvi d'un'altra ch' nome Gangala.

122 De la provincia di Gangala.
     Gangala una provincia verso mezzodie, che negli anni Domini 1290 che io Marco era ne la corte del Grande Kane, ancora no l'avea conquistata, ma tuttavia v'era l'oste e sua gente per conquistalla. In questa provincia re, e nno loro linguaggio. E' sono pessimi idoli; e sono a li confini de l'India. Quin'e molti erniosi. Li baroni di quella contrada nno li buoi grandi come leofanti, ma no s grossi. Ellino vivono di carne e di riso, e fanno grande mercatantia, ch'egli nno spigo e galinga e zizibe e zucchero e di molt'altre care spezie. Qui vegnono i mercatanti e qui acattano de le spezie che io v' detto. E quini truovano assai, ch sapiate che li mercatanti acattano in questa provincia assai, e poscia li portano a vendere per molte altre parti. Qui no 'ltro ch'i' voglia contare, e per ci partiremo e diremo d'un'altra provincia verso levante ch' nome Caugigu.

123 De la provincia di Caugigu.
     Caugigu una provincia del levante che re. E' sono idoli, e nno lingua per loro. Elli s'attendono al Grande Kane, e ogn'anno li fanno trebuto. E dicovi che questo re s lusurioso, ch'egli bene 300 moglie, e com'egli una bella femina ne la contrada, incontanente la piglia per moglie. Qui si truova molt'oro e care spezie, ma molto di lungi dal mare, per non vagliono guari loro mercatantie. Egli nno molti leofanti e altre bestie assai, e vivono di carne e di riso; e 'l vino fanno di riso. I maschi e le femine si dipingono tutti a ucelli, a besti' e ad aguglie ed altri divisamenti; e dipingosi il volto e le mani e 'l corpo e ogne cosa. E questo fanno per gentilezza, e chi pi n' di queste dipinture, pi si tiene gentile e pi bello. Or lasciamo di questo, e dirvi d'un'altra provincia ch' chiamata Aniu, ch' verso levante.

124 D'Aniu.
     Aniu una provincia verso levante, che sono al Grande Kane. E' sono idoli. Elli vivono di bestie e di terra, e nno lingua per loro. Le donne portano a le bracce e a le gambe bracciali d'oro e d'ariento di grande valuta, e gli uomini li portano migliori e pi cari. Egli nno buoni cavalli ed assai, e quelli d'India ne fanno grande mercatantia; egli nno grande abondanza di buoi, di bufale e di vacche, perch'nno molto buon luogo da ci per fare buone pastur'e per erbe; da vivere di tutte cose. E sappiate che d'Aniu infino a Cagigu, ch' di dietro, si 15 giornate; e di quie a Bangala, ch' la terza provincia arieto, si 20 giornate. Or ci partiremo d'Aniu, e andremo a un'altra provincia ch' nome Toloman, ch' di lungi da questa 8 giornate verso levante.

125 Di Toloman.
     Toloman una provincia verso levante, e nno lingua per loro e sono al Grande Kane. La gente idola. E' sono bella gente, no bene bianchi ma bruni, e sono buoni uomini d'arme. E nno assai citt e castella, e nno grandissima quantit di montagne e forti. E quando muoiono, fanno ardere i loro corpi, e l'ossa che non possono ardere, s le mettono in piccole cassette e prtalle a le montagne, e fannole stare apiccate ne le caverne, s che n uomo n altra bestia no le pu toccare. Qui si truova oro asai; la moneta minuta di porcellane, e cos tutte queste province, come Bangala e Cagigu ed Aniu, espendono oro e porcellane. Quini pochi mercatanti, ma sono ricchi. Elli vivono di carne e di lardo e di riso e di molte buone spezie. Or lasciamo di questa provincia, e dirvi d'un'altra ch' chiamata Cugiu, verso levante.

126 Di Cugiu.
     Cugiu una provincia verso levante che, quando l'uomo si parte di Toloman, e' va 12 giornate su per uno fiume, ov' ville e castella assai. Non v' cose da ricordare. E di capo de le 12 giornate si truova la citt di Cugiu, la qual molto nobile e molto grande. E' sono idoli ed al Grande Kane. E' vivono di mercatantia e d'arti, e fanno panno di scorze d'lbori e sono be' vestir di state. E' sono uomini d'arme; non nno moneta se non le carte del Grande Kane. E' v' tanti leoni che, se neuno dormisse la notte fuori di casa, sarebbe incontanente manicato. E chi di notte va per questo fiume, se la barca no sta bene di lungi da la terra, quando si riposa la barca, andrebbe alcuno leone e piglierebbe uno di questi uomini e mangiarebbelo, ma gli uomini si ne sanno bene guardare. Li leoni ci sono grandissimi e pericolosi. E s vi dico una grande maraviglia, che due cani vanno a un grande leone — questi cani di questa contrada — e ucidollo, tanto sono arditi, e dirvi come. Quando un uomo a cavallo con due di questi buoni cani, come i cani veggono il leone, s tosto corrono a lui, l'uno dinanzi e l'altro di dietro, ma sono s mastri e leggeri che 'l leone non li tocca, perch 'l leone guarda molto all'uomo. E 'l leone si mette a partire per trovare lbore ove ponga le reni per mostrare il viso a li cani, e' cani tuttavia lo mordono a le cosce, e fannolo rivolgere or qua or l; e l'uomo ch' a cavallo s lo seguita percotendolo di sue saette molte volte, tanto che il leone cade morto, s che non si pu difendere da un uomo a cavallo co due buoni cani. Egli nno seta assai, e su per questo fiume va mercatantia assai da ogne parte per li rami di questo fiume. E ancora andando su per questo fiume 12 giornate, si truova citt e castella assai. Le gente sono idole e sono al Grande Kane; e spendono monete di carte. Alcuna gente v' d'arme, alcuna v' di mercatanti e artefici. Di capo de le 12 giornate si truova Sindifu, di che questo libro parl adietro. Di capo di queste 12 giornate, l'uomo cavalca bene 70 giornate per terre e per province, di che parl questo libro adietro. Di capo de le 70 giornate l'uomo truova Cugiu, ove noi fummo. Da Cugiu si parte e va 4 giornate, trovando castella e citt assai. E' sono artefici e mercatanti, e sono al Grande Kane; nno moneta di carta. Di capo de le 4 giornate si truova Cacafu, ch' de la provincia del Catai. E dirvi sua usanza e suoi covenentri, come potrete udire.

127 De la citt di Cacafu.
     Cancafu una citt grande e nobile ver' mezzodie. La gente idola; e' sono al Grande Kane, e fanno ardere loro corpo, quand' morto. E' sono mercatanti e artefici, perch'egli nno seta assai e zendadi; fanno drappi di seta indorati assai. E citt e castella sotto s. Or ci partiamo di qui e anderemo 3 giornate verso mezzodie, e dirn d'un'altra citt ch' nome Ciaglu.

128 Della citt di Ciaglu.
     Ciaglu una molto grande citt de la provincia del Catai, ed al Grande Kane; e' sono idoli. La moneta nno di carte, e fan ardere lor corpi morti. E in questa citt si fa 'l sale in grandissima quantit, e dirvi come. Qui una terra molto salata, e fannone grandi monti, e 'n su questi monti gittano molt'acqua, tanto che l'acqua vae di sotto. Poscia quest'acqua fanno bollire in grandi caldaie di ferro assai, e quest'acqua fatta sale, bianca e minuta. E di questo sale si porta per molte contrade. Qui no 'ltro da ricordare. Or vi conter d'un'altra citt ch' nome Ciangli, ch' verso mezzodie.

129 Di Ciangli.
     Ciangli una citt del Catai. E' sono idoli e al Grande Kane; e nno moneta di carte. di lungi da Ciaglu 5 giornate, sempre trovando citt e castella. Questa contrada di grande prode al Grande Kane, ch per mezzo la terra vae un grande fiume, ove sempre va molta mercatantia di seta e di molta spezzeria ed altre cose. Or ci partiamo, e dirvi d'un'altra citt ch' nome Codifu, di lungi da questa 6 giornate verso mezzodie.

130 Della citt ch' nome Codifu.
     Quando l'uomo si parte di Ciangli, e' va 6 giornate verso mezzodie, tuttavia trovando castella e citt di grande nobilt. E' sono idoli ed ardono lo corpo morto. E' sono al Grande Kane, e nno moneta di carte. E' vivono di mercatantie e d'arti, e nno grand'abondanza d'ogne cosa da vivere. Ma non v' cosa da ricordare, e per diremo di Condifu. Sapiate che Condifu fue gi molto grandissimo reame, ma 'l Grande Kane lo conquist per forza d'arme; ma 'ncora ell' la pi nobile cittade di quel paese. Quiv'e grandissimi mercatanti; quiv'e tanta seta ch' maraviglia, e belli giardini e molti frutti e buoni. E sapiate che questa citt sotto s 15 citt di grande podere, che sono tutte di grandi mercatantie e di grande prode. E dicovi che ne l'anni Domini 1273, il Grande Kane avea dato a un suo barone bene 80'000 cavalieri, ch'andasse a questa citt per guardalla e per salvalla. Quand'elli fue istato in questa contrada un tempo, ordin con certi uomini di quel paese di fare tradimento al signore e ribellare tutte queste terre dal Grande Kane. Quando il Grande Kane seppe questo, vi mand 2 suoi baroni con 100'000 cavalieri. Quando questi due baroni furo le presso, il traditore usco fuori co questa gente ch'avea, ch'era bene 100'000 cavalieri e molti pedoni. Qui fu la battaglia grandissima: il traditore fue morto e molti altri; e tutti coloro de la terra ch'erano colpevoli, il Grande Kane li fece uccidere, e a tutti gli altri perdon. Or ci partiamo, e dirvi d'un'altra contrada ch' verso mezzod, ch' nome Signi.

131 Di Signi.
     Quando l'uomo si parte da Condifu, l'uomo va 3 giornate ver' mezzodie, tuttavia trovando citt e castella assai, cacciagioni e ucelli asai, e d'ogne cosa grand'abondanza. A capo de le tre giornate si truova la citt di Signi ch' molto grande e bella e di grande mercatantia e d'arti assai. E' sono idoli ed al Grande Kane; la loro moneta di carte. E s vi dico ch'egli nno un fiume, ond'egli nno grande prode; e dirvi come gli uomini de la contrada questo fiume, che viene di verso mezzodie, l'nno partito in due parti, l'una parte verso levante e va au Mangi, e l'altra verso ponente, cio verso lo Catai. E dicovi che questa terra s grande novero di navi, che quest' maraviglia, n no sono grandi navi; e con queste navi a queste province portano e recano grandi mercatantie, tanto ch' maraviglia a credere. Or ci partiremo di qui, e direnvi d'un'altra verso mezzodie, ch' nome Ligni.

132 Di Ligni.
     Quando l'uomo si parte di Signi, e' va per mezzodie 8 giornate, tuttavia trovando castella e citt assai, ricche e grandi. E' sono idoli e fan ardere lor corpo morto. E' sono al Grande Kane; la moneta son carte. A capo de l'otto giornate truova una citt ch' nome Ligni, ch' capo del regno: la citt molto nobile. E' sono uomini d'arme. Vero ch' terra d'arti e di mercatantie; e vi di bestie e d'ucelli grand'abondanza, e da mangiare e da bere asai. Ed sul fiume che io vi ricordai di sopra; ed maggior navi che l'altre di sopra. Or lasciamo qui, e dirvi d'un'altra citt ch' nome Pigni, ch' molto grande e ricca.

133 Di Pigni.
     Quando l'uomo si parte di Ligni, e' va tre giornate per mezzodie, trovando castella e citt assai. E' sono del Catai, e sono idoli e fanno ardere i loro corpi morti; e sono al Grande Kane. E vi ucelli e bestie assai, i miglior del mondo; di tutto da vivere nno grande abondanza. Di capo de le tre giornate si truova una citt ch' nome Pigni, molto grande e nobile, di grandi mercatantie e d'arti. Questa citt a l'entrata de la grande provincia deu Mangi. Questa citt rende grande prode al Grande Kane. Or ci partiamo, e dirvi d'un'altra citt ch' nome Cigni, ch' ancora al mezzodie.

134 Di Cigni.
     Quando l'uomo si parte de la citt di Pigni, e' va due giornate ver' mezzodie per belle contrade e diviziose d'ogne cosa. E a capo de le due giornate trova la citt di Cigni, ch' molto grande e ricca di mercatantia e d'arti. La gente idola e fanno ardere lo' corpo. Lor monete son carte, e sono al Grande Kane; e nno molto grano e biada. Qui no 'ltro; per ci partiremo e andremo pi inanzi. Quando l'uomo ito 3 giornate ver' mezzodie, l'uomo truova belle citt e castella, belle cacciagioni e ucellagioni e buoni cani, e biada asai. E' sono come que' di sopra. Di capo de le 3 giornate si truova il grande fiume di Carameran che vien de la terra del Preste Gianni. Sapiate ch' largo un miglio e molto profondo, s che bene vi puote andare grande nave. Egli in questo fiume bene 15'000 navi, che tutte sono del Grande Kane per portare sue cose, quando fa oste a l'isole del mare, ch 'l mare v' presso una giornata. E ciascuna di queste navi vuole bene 15 marinai, e portano intorno di 15 cavalli, cogli uomini con loro arnesi e vidande. Quando l'uomo ha passato questo fiume, entra ne la grande provincia deu Mangi; e dirvi come la conquist il Grande Kane.

135 Come il Grande Kane conquist lo reame de li Mangi.
     Egli vero che ne la grande provincia deu Mangi era signore Fafur, ed era, dal Grande Kane in fuori, il maggior signore del mondo e 'l pi possente d'avere e di gente. Ma no sono genti d'arme; ch se fossono stati buoni d'arme, a la forza de la contrada, mai no l'avrebbe perduta, ch le terre sono tutte atorneate d'acqua molto fonda e non vi si va se no per ponte. S che 'l Grande Kane gli mand un barone ch'avea nome Baian Anasan, ci a dire 'Baian Cento Occhi', e questo fue negli anni Domini 1273. E 'l re del Mangi trov per sua isteromia che la sua terra mai no si perderebbe se non per un uomo ch'avesse 100 occhi. E and Baian con grandissima gente e co molte navi che li portaro uomeni a pi ed a cavallo. E' venne a la prima citt de li Mangi, e no si volle rendere a lui; poscia and a l'altre infino a le 6 citt, e queste lasciava, per che 'l Grande Kane li mandava molta gente dietro — ed questo Grande Kane che oggi regna. Or avenne che costui la 6 citt prese per forza, e poscia ne piglie tante che n'ebbe 12; poscia se n'and a la mastra citt de li Mangi, ch' nome Quisai, ov'era il re e la reina. Quando il re vide tanta gente, ebbe tal paura che si part de la terra co molta gente e bene co 1000 navi, e and al mare Oceano e fugg ne l'isole; la reina rimase, che si defendea al me' che potea. E la reina dimand chi era il segnore de l'oste; fulle detto: 'Baian Cento Occhi'. E la reina si ricord de la profezia ch' detto di sopra: incontanente rendo la terra, e incontanente tutte le citt de li Mangi si rendero a Baian. E in tutto 'l mondo non era s grande reame come questo; e dirvi alcuna de le sue grandezze. Sapiate che questo re face' ogn'anno nutricare 20'000 fanciulli piccioli; e dirvi come. In quella provincia si gittano i fanciulli come sono nati — cio le povere persone che no li possono notricare —; e quando un ricco uomo non figliuoli, e' va al re e fassine dare quanti vuole. E quando egli e fanciulli e fanciulle da maritare, s gli amoglia insieme, e dlli onde possano vivere; e in questo modo n'aleva ogn'anno bene 20'000 tra maschi e femine. Ancora fae un'altra cosa, che quando lo re vae per alcuno luogo ed e' vede due belle case e dal lato una piccola, ed elli domanda perch quelle sono magior di quella; e s'egli perch sia d'alcuno povero che no la possa fare magiore, incontanente comanda che de' suoi danari sia fatta. Ancora questo re si fa servire a pi di mille tra donzelli e donzelle. Elli mantiene suo regno in tanta iustizia, che non vi si fa nullo male, che tutte le mercatantie stanno fuori. Contato v'e del regno; or vi conter de la reina. La reina fue menata al Grande Kane, e 'l Grande Kane le fece grande onore, come a grande reina. E il re, marito di questa reina, mai non usc de l'isole del mare Oceano, e quivi moro. Or lasceremo di questa matera, e tornervi a dire de la provincia deu Mangi e di lor maniere e di lor costumi ordinatamente. E prima coninceremo de la citt di Caygiagui.

136 Di Caygiagui.
     Caygiagui una grande citt e nobile, ed a l'intrata de la provincia deu Mangi inver' isciloc. La gente idola, e ardono lo' corpo morto; e sono al Grande Kane. 'n sul grande fiume di Caramoran, e vi molte navi. Questa terra di grande mercatantia, perch' capo de la provincia, ed in luogo da ci. Qui si fa molto sale, s che ne d bene a 40 citt; il Grande Kane n' grande rendita di questa citt, tra del sale e de la mercatantia. Or ci partiamo di qui, e dirvi d'un'altra citt ch' nome Pauchin.

137 Di Pauchin.
     Quando l'uomo si parte di qui, l'uomo va bene una giornata per isciloc per una strada lastricata tutta di belle pietre; e da ogne lato de la strada si l'acqua grande, e non si puote intrare in questa provincia se non per questa strada. Di capo di questa giornata si truova una citt ch' nome Pauchin, molto grande e bella. La gente idola, e fanno ardere lo' corpo; e sono al Grande Kane. E' sono artefici e mercatanti: molta seta nno e fanno molti drappi di seta e d'oro; e da vivere nno assai. Qui non 'ltro; per ci partiamo e diremo d'un'altra ch' nome Cayn.

138 Di Cayn.
     Quando l'uomo si parte di Pauchin, l'uomo va una giornata per isciloc, e truova una citt ch' nome Cayn, molto grande. E' sono come que' di sopra, salvo che v' pi bella ucellagione; ed vi per uno viniziano ariento tre fagiani. Or diremo d' un' altra ch' nome Tingni.

139 Tingni.
     Tingni una citt molto bella e piacevole, no molto grande, ch' di lungi da quella di sopra una giornata. La gente si idola, e sono al Grande Kane; moneta nno di carte. Qui si fa molte mercatantie ed arti; e vi molti navi, ed verso sciloc. Qui e ucellagioni e cacciagioni assai. Ed presso a tre giornate al mare Ozeano. Qui si fa molto sale, e 'l Grande Kane n' tanta rdita ch'a pena si crederebbe. Or ci partiamo di qui, e andiamo a un'altra ch' presso ad una giornata a questa.

140 D'un'altra citt.
     Quando l'uomo si parte di Tingni, l'uomo va verso sciloc una giornata, trovando castella asai e case. Di capo truova una citt grande e bella, ch' sotto di s 27 citt tutte buone e di grandi mercatantie. E in questa citt uno de' 12 baroni del Signore; e messer Marco Polo signoregi questa citt 3 anni. Qui si fa molti arnesi d'arme e da cavalieri. Di qui ci partiamo, e dirvi di due grandi province de li Mangi, che sono verso levante; e prima de l'una, ch' nome Nangi.

141 Di Nangi.
     Nangi una provincia molto grande e ricca. La gente idola; la moneta di carte, e sono al Grande Kane. E' vivono di mercatantia e d'arti. nno seta assai, uccellagioni e cacciagioni e ogne cosa da vivere; e nno leoni asai. Di qui ci partiamo, e contervi de le 3 nobili citt de Sagianfu, per che troppo sono di grande affare.

142 Della citt di Sagianfu.
     Saianfu una grande citt e nobile, ch' sotto s 12 citt grandi e ricche. Qui si fa grandi arti e mercatantie, e son idoli. La moneta di carte, e fanno ardere lor corpo morto. E' sono al Grande Kane; e nno molta seta. Ell' tutte nobile cose ch'a nobile citt conviene. E sapiate che questa citt si tenne 3 anni poscia che tutto il Mangi fue renduto, tuttavia standovi l'oste; ma non vi potea stare se no da un lato verso tramontana, ch da l'altro si il lago molto profondo. Vivanda aveano assai per questo lago, s che la terra per questo asedio mai no sarebbe perduta. Volendosi l'oste partire co grande ira, messer Nicolao e 'l suo fratello e messer Marco Polo dissero al Grande Kane ch'aveano con loro uno ingegnere che farebbe ta' mangani che la terra si vincerebbe per forza. Il Grande Kane fue molto lieto, e disse che tantosto fosse fatto. Comandaro costoro a questo loro famigliare, ch'era cristiano nestorino, che questi mangani fossoro fatti. Fuoro fatti e rizzati dinanzi a Saianfu; fuoro tre, e cominciaro a gittare pietre di 300 libbr' e tutte le case guastavano. Questi de la terra, vedendo questo pericolo, ch mai non aveano veduto neuno mangano — e quel fue il primo mangano che mai fosse veduto per neuno Tartaro —, que' de la terra fuoro a consiglio, e rendero la terra al Grande Kane, com'eran rendute tutte l'altre. E questo adivenne per la bont di messer Nicol e di messer Mafeo e di messer Marco; e no fue piccola cosa, ch'ell' bene una de le miglior province ch'abbia il Grande Kane. Or lasciamo di questa matera, e dirvi d'una provincia ch' nome Sigui.

143 Di Sigui e 'l fiume di Quian.
      Quando l'uomo si parte di qui e l'uomo va per siloc 15 miglia, l'uomo truova una citt ch' nome Sigui, ma non troppo grande, ma di grande mercatantia e di grande navilio. E' sono idoli ed al Grande Kane; la moneta di carte. E sapiate ch'ell' in sul maggior fiume del mondo, ch' chiamato Quian. Egli largo; in ta' luogo v'e 10 miglia e 'n tale 8 e 'n tale 6; ed lungo pie di 100 giornate. Per questo fiume questa citt molte navi onde 'l Grande Kane n' grande rdita per la mercatantia che va se e gie e quine si riposa. E per le molte citt che sono su per quel fiume, per quel fiume va pi mercatantia che per tutti gli altri fiumi de' cristiani e pi cara mercatantia, n 'ncora per tutto loro mare; ch io vidi a questa citt per una volta 15'000 navi aportate. Sapiate da che questa citt, che no molto grande, tante navi, quante so' l'altre, ch'e in su questo fiume bene 16 province e vi su bene 200 buone citt, che tutte nno pi navilio che questa. Le navi son coverte e nno un lbore, ma sono di grande portare, che ben portano da 4000 cantari insino in 12'000 cantari. Tutte le navi nno sarta di canave, cio legami per legare le navi e per tiralle su per questo fiume. Le piccole sono di canne grosse e grandi, com'io v' detto di sopra; elli legano l'una all'altra, e fannole lunghe bene 300 passi e fendole; e sono pi forti che di canave. Or lasciamo qui, e torneremo a Caigui.

144 De la citt di Caigui.
     Caigui una piccola citt ver' siloc. E' son idoli e al Grande Kane; nno moneta di carte. E' sono in su questo fiume. Qui si ricoglie molto grano e riso, e va fino a la grande citt di Cabalu, a la corte del Grande Kane, per acque, non per mare ma per fiumi e per laghi. De la biada di questa citt ne logora grande parte de la corte del Grande Kane. E 'l Grande Kane fatta ordinare la via da questa citt insino a Cabalu, ch'egli fatte fare fosse larghe e profonde da l'un fiume a l'altro e da l'un lago a l'altro, s che vi va bene grandi navi. E cos si pu andare per terra, ch lungo la via de l'acqua si quella de la terra. E nel mezzo di questo fiume un'isola guasta, ov'e un munistero d'idoli, che v' 200 freri; e quie molti idoli, e quest' capo di molt' altri monisteri d' idoli. Or ci partiremo di qui e paseremo lo fiume; e dirvi di Cinghiafu.

145 Della citt chiamata Cinghiafu.
     Cinghiafu una citt deu Mangi, che si sono come gli altri. Sono artefici e mercatanti; cacciagioni e ucellagioni n asai, e molta biada e seta, e drappi di seta e d'oro. Quiv' due chiese di cristiani nestorini, e questo fue dagli anni Domini 1278 in qua, e dirvi perch. E' fue vero che in quel tempo vi fu segnore per lo Grande Kane un cristiano nestorino tre anni, ed ebbe nome Marsachis; e costui le fece fare, e d'alotta in qua vi sono state. Or ci partiremo di qui, e dirvi d'un'altra citt grande ch' chiamata Cighingiu.

146 Della citt chiamata Cighingiu.
     Quando l'uomo si parte de Cinghianfu, e' va 3 giornate ver' sciloc, tuttavia trovando citt e castella asai di grande mercatantia e d'arti. E' sono idoli e sono al Grande Kane; la moneta nno di carte. Di capo di queste tre giornate si truova la citt di Cighingiu, ch' molto grande e nobile. E' sono come gli altri d'ogne cosa, e nno da vivere d'ogne cosa assai. Una cosa ci avenne ch'io vi conter. Quando Baian, barone del Grande Kane, prese tutta questa provincia, po' ch'ebbe presa la citt mastra, mand sua gente a prendere questa citt, e questi s'arendero. Come fuoro ne la terra, trovaro s buon vino, che s'inebriaro tutti; e stavano come morti, s dormeno. Costoro, vedendo cie, uciselli tutti, s che neuno ne scamp, in quella notte; e no dissono n bene n male, s come uomini morti. E quando Baian, signore de l'oste, seppe questo, mandvi molta gente e fecela prendere per forza; presa la terra, tutti gli ucisero e misegli a le spade. Or ci partiremo di qui, e dirvi d'un'altra citt ch' nome Sugni.

147 Della citt chiamata Sugni.
     Sugni una molto nobile citt. E' sono idoli e al Grande Kane; moneta nno di carte. Elli nno molta seta e vivono di mercatantia e d'arti; molti drappi di seta fanno, e sono ricchi mercatanti. Ell' s grande, ch'ella gira 60 miglia, e v' tanta gente che neuno potrebbe sapere lo novero. E s vi dico che se fossero uomini d'arme quelli del Mangi, elli conquistebbono tutto 'l mondo; ma elli non sono uomini d'arme, ma sono savi mercatanti d'ogne cosa e s nno boni e naturali e savi fisolafi. E sappiate che questa citt bene 6000 ponti di pietre, che vi paserebbe sotto o una galea o 2. E ancor vi dico che ne le montagne di questa citt nasce lo rebarbero e zezebe in grande abondanza, ch per uno veneziano grosso s'avrebbe ben 40 libbre di zezibere fresco, ch' molto buono. Ed sotto di s 16 citt molto grandi e di grande mercatantia e d'arti. Or ci partimo di Suigni, e dirvi d'un'altra ch' nome Ingiu. E questa lungi da Sugni una giornata: ell' molto grande e nobile, ma perch non v' nulla da ricordare, dirvi d'un'altra ch' nome Unghin. Questa grande e ricca. E' sono idoli e al Grande Kane; e la moneta di carta. Quin'e abondanza d'ogni cosa; e sono mercatanti e molto savi e buoni artefici. Or ci partiamo di qui, e diremo di Cianga, ch' molto grande e bella, e e ogne cosa come l'altre; e favisi molto zendado. Qui no 'ltro da ricordare: partimoci ed andamo a la nobile citt di Quisai, ch' la mastra citt del reame deu Mangi.

148 Di Quinsai.
     Quando l'uomo si parte de la citt de Cianga, e' va 3 giornate per molte castelle e citt ricche e nobili, di grandi mercatantie e arti. E' sono idoli e al Grande Kane; e nno moneta di carta. Egli nno da vivere ci che bisogna al corpo de l'uomo. Di capo di queste tre giornate, si truova la sopranobile citt di Quinsai, che vale a dire in francesco 'la citt del cielo'. E contervi di sua nobilt, per ch' la pi nobile citt del mondo e la migliore; e dirovi di sua nobilt secondo che 'l re di questa provincia scrisse a Baian, che conquist questa provincia de li Mangi; e questi la mand al Grande Kane, perch, sappiendo tanta nobilt, no la farebbe guastare. Ed i' vi conter per ordine ci che la scrittura contenea; e tutto vero per ch'io Marco lo vidi poscia co mi' occhi. La citt di Quinsai dura in giro 100 miglia, e 12'000 ponti di pietra; e sotto la maggior parte di questi ponti potrebbe passare una grande nave sotto l'arco, e per gli altre bene mezzana nave. E neuno di ci si maravigli, perci ch'ell' tutta in acqua e cerchiata d'acqua; e per v' tanti ponti per andare per tutta la terra. Questa citt 12 arti, cio di ciascuno mistieri una; e ciascun'arte 12'000 stazioni, cio 12'000 case; e 'n ciascuna bottega e 'lmeno 10 uomini e in tal 15, e in tal 20 e in tal 30 e in tal 40, non tutti maestri ma discepoli. Questa citt fornisce molte contrade; quiv' tanti mercatanti e s ricchi e in tanto novero, che non si potrebbe contare che si credesse. Anco vi dico che tutti li buoni uomini e le donne e li capi maestri no fanno nulla di lor mano, ma stanno cos dilicatamente come fossono re e le donne come fossono cose angeliche. Ed vi uno ordinamento che neuno pu fare altr'arte che quella che fece suo padre: se 'l suo valesse 100'000 bisanti d'oro, no oserebbe fare altro mistiere. Anche vi dico che verso mezzodie e un lago che gira ben 30 miglia, e tutto d'intorno be' palagi e case fatte meravigliosamente, che sono di buoni uomini gentili; ed vi monisteri e abadie d'idoli in grande quantit. Nel mezzo di questo lago due isole: su ciascuna uno molto bel palagio e ricco, s ben fatto che bene pare palagio d'imperadore. E chi vle fare nozze o convito, fllo in questi palagi; e quini si sempre forniti di vasellamenti, di scodelle e di taglieri e d'altri fornimenti. Ne la citt molte belle case e torri di pietre e spesse, ove le persone portano le cose quando s'aprende fuoco ne la citt, ch molto spesso vi s'acende, perch v' molte case di legname. E' manucano tutte carne, cos di cane e d'altre brutte bestie come di buone, che per cosa del mondo niun cristiano manicrebbe di quelle bestie ch'elli mangiano. Anco vi dico che ciascuno dei 12.000 ponti guarda 10 uomini di die e di notte, perch neuno fosse ardito di ribelare la citt. Nel mezzo de la terra un monte, ov' suso una torre, ove sta sempre suso uno uomo con una tavoletta in mano, e dvi suso d'un bastone che ben s'ode da lunga. E questo fae quando fuoco s'acende ne la terra, o altra battaglia e mischia vi si facesse. Molto la fa ben guardare il Grande Kane, per ch' capo di tutta la provincia deu Mangi, e perch n' di questa citt grande rdita, s grande ch'a pena si potrebbe credere. E tutte le vie de la citt so' lastricate di pietre e di mattoni, e cos tutte le mastre vie de li Mangi, s che tutte si posson cavalcare nettamente, ed a piede altresse. E ancora vi dico che questa citt bene 3000 stufe, ove si prende grande diletto gli uomini e le femine; e vannovi molto spesso, per che vivono molto nettamente di lor corpo. E sono i pi be' bagni del mondo e' magiori, ch bene vi si bagna insieme 100 persone. Presso a questa villa a 15 miglia 'l mare Ozeano, tra greco e levante. E quine una citt ch' nome Gianfu, ov' molto buon porto, ov' molte navi che vegnono d'India e d'altri paesi; e da questa citt al mare e un grande fiume, onde le navi posson venire insino a la terra. Questa provincia de li Mangi lo Grande Kane l' partita in otto parti e nne fatte 8 reami grandi e ricchi, e tutti rendono ogn'anno trebuto al Grande Kane. E in questa citt dimora l'uno di questi re, e ben sotto s 140 cittadi grandi e ricche. E sapiate che la provincia de li Mangi bene 1200 cittadi, e ciascuna guardie per lo Grande Kane, com'io vi dir. Sapiate che in ciascuna quella che meno n'e, si 1000 guardie; e di ta' n' 10'000 e di tali 20'000 e 30'000, s che 'l novero sarebbe s grande, che non si potrebbe contare n credere di leggeri. N none intendiate che quelli uomini sieno tutti Tarteri, ma vi n'e del Catai, e no son tutti a cavallo quelle guardie, ma grande partita a piede. La rdita ch' 'l Grande Kane di questa provincia de li Mangi no si potrebbe credere n a pena scrivere, e ancora la sua nobilit. L'usanza de li Mangi sono com'io vi dir. Egli vero, quando alcuno fanciullo nasce, o maschio o femina, il padre fa scrivere il die e 'l punto e l'ora, il segno e la pianeta sotto ch'egli nato, sicch ognuno lo sa di s queste cose. E quando alcuno vuole fare alcun viaggio o alcuna cosa, vanno a loro strlogi, in cu' nno grande fede, e fannosi dire lo lor migliore. Ancora vi dico, quando lo corpo morto si porta ad ardere, tutti i parenti si vestono di canivaccio, cio vilmente, per dolore, e vanno cos presso al morto, e vanno sonando stormenti e cantando loro orazioni d'idoli. Quando sono le ove 'l corpo si d ardere, e' fanno di carte uomini, femini, camelli, danari e molte cose. Quando il fuoco bene aceso, fanno ardere lo corpo con tutte queste cose, e credono che quel morto avre ne l'altro mondo tutte quelle cose da divero al suo servigio; e tutto l'onore che gli fatto in questo mondo quando s'arde, gli sar fatto quando andr ne l'altro per gl'idoli. E in questa terra 'l palagio del re che si fugo, ch'era signor de li Mangi, ch' il pi nobile e 'l pi ricco del mondo; ed io vi ne dir alcuna cosa. Egli gira 10 miglia; quadrato, col muro molto grosso e alto, e atorno e dentro a questo muro sono molto belli giardini, ov' tutti buoni frutti. Ed vi molte fontane e pi laghi, ov' molti buoni pesci; e nel mezzo si 'l palagio grande e bello. La sala molto bella, ove mangerebbe molte persone, tutta dipinta ad oro ed azuro, co molte belle storie, ond' molto dilettevole a vedere, ch per tutte le mura e la copertura non si pu vedere altro che pinture ad oro. Non si potrebbe contare la nobelt di questo palagio, ch v' 20 sale tutte pare di grandezza, e sono tamante che bene vi mangerebbe agiatamente 10'000 uomini; e si questo palagio bene mille camere. Anche sapiate che 'n questa citt bene 160'000 di tomain di fumanti, cio di case, e ciascuno tomain 10 case e fumanti: la somma si 1'600'000 di magioni d'abitanti, ne le quali grandi palagi. E vi una chiesa di cristiani nestorini solamente. Sapiate che ciascuno umo de la villa e de' borghi scritto in su l'uscio lo nome suo e di sua moglie e de' figliuoli e fanti e schiavi, e quanti cavalli tiene. E s'alcuno ne mure, fa guastare lo suo nome, e s'alcuno ne nasce, s 'l vi fa scrivere, s che 'l segnore de la villa sa tutta la gente per novero ch' ne la villa, e cos si fa in tutta la provincia de li Mangi e del Catai. Ancora v'e un altro costume che gli albergatori scriveno in su la porta de la casa tutti gli uomini degli osti suoi, e 'l die che vi vegnono; e quando se ne vanno s lo spegnono, s che 'l Grande Kane pu sapere chi va e chi viene. E questa bella cosa e savia. Or v' detto di questo una parte. Or vi v' contare de la rendita ch'e il Grande Kane di questa terra e suo distretto, ch' de le nove parti l'una de li Mangi.

149 La rdita del sale.
     Or ve conter de la rdita ch'e il Grande Kane di Quisai e delle terre che sono sotto di lei; e prima vi conter del sale. Lo sale di questa contrada rende l'anno al Grande Kane 80 tomain d'oro: ciascuno tomain 80'000 saggi d'oro, che monta per tutto 6400 di saggi d'oro — e ciascuno saggio d'oro vale pie d'un fiorino d'oro —, e questo maravigliosa cosa. Or vi dir de l'altre cose. In questa contrada nasce e favisi pi zucchero che in tutto l'altro mondo; e questo 'ncora grandissima rendita; ma io vi dir di tutte spezie insieme. Sapiate che tutte spezierie e tutte mercatantie rendono tre e terzo per 100; e del vino che fanno di riso nne ancora grandissima rendita, e de' carboni e di tutte 12 arti, che sono 12'000 stazzoni, n' 'ncora grandissima rendita, ch di tutte cose si paga gabella — de la seta si d 10 per 100. S che io Marco Polo, ch' veduto e sono stato a far la ragione, la rendita sanza il sale vale ciascun anno 210'000 tomain d'oro; e quest' il pi smisurato novero del mondo di moneta, che monta 15'700'000. E questo de le nove parti l'una de la provincia. Or lasciamo stare di questa matera, e dirvi d'una citt ch' nome Tapigni.

150 Della citt che si chiama Tapigni.
      Quando l'uomo si parte de Quisai, e' va una giornata per isiloc, tuttavia trovando palagi e giardini molto belli, ove si truova tutte cose da vivere e asai. Di capo di questa giornata si truova questa citt ch' nome Tapigni, molto bella e grande; ed sotto Quisai. E' sono idoli, e fanno ardere loro corpo; lor moneta di carte e sono al Grande Kane. Qui non 'ltro da dire. Or diremo d'un'altra ch' nome Nuigiu, ch' di lungi da quella 3 giornate per siloc; e sono come que' di sopra. Di qui si va 2 giornate ver' siloc, tuttavia trovando castella asai e ville, che pare l'uomo vada per una citt; e truovane un'altra, ch' nome Chegiu, e tutti sono come di sopra. Di qui si va 4 giornate per isiloc, come di sopra. Qui e ucelli e bestie asai, come leoni grandissimi e fieri. Qui no montoni n berbci per tutti li Mangi, ma egli nno buoi, becchi e capr'e porci assai. Di qui ci partiremo, perch non ci altro, e andremo 4 giornate e troveremo la citt di Ciasia; ed su uno monte che parte lo fiume, che l'una met va in su e l'altra in giuso. Tutte queste citt sono de la signoria di Quisai: tutti sono come que' di sopra. Di capo de le 3 giornate si truova la citt di Cangu — e' sono come quelli di sopra — ed la sezzaia citt di Quisai. Or conincia l'altro reame de' Mangi, ch' chiamato Fughiu.

151 Del reame di Fugiu.
     Quando l'uomo si parte di questa sezzaia citt de Quisai, l'uomo entra nel reame di Fughiu. E vassi 6 giornate per isiloc, e trova citt e castella e case assai. E' sono idoli ed al Grande Kane; e sono sotto la signoria di Fughiu. Vivono di mercatantia e d'arti; d'ogne cosa nno grande abondanza: nno zizibe e galanga oltre misura, ch per 'l viniziano grosso se n'avrebbe ben 80 libbre di zizibe. E v'e un frutto che par zaferano, ma non , ma vale ben altretanto a operare. Elli manucano d'ogne brutta carne — e d'uomo che no sia morto di sua morte — molto volentieri, e nnola per buona carne. Quando vanno in oste si tondono li capelli molt'alto, e nel volto si dipingono d'azurro un segno com'un ferro di lancia. E' sono uomini molto crudeli pi del mondo, ch tutto die vanno ucidendo uomini e bevendo il sangue, e poscia li mangiano tutti; ed altro non procacciano. Nel mezzo di queste 6 giornate una citt ch' nome Quenlafu, ch' molto grande e nobile. E' sono al Grande Kane. E tre ponti — li pi belli del mondo — di pietra, lunghi un miglio e larghi bene 8 passi, e sono tutti in colonne di marmo, e sono s belli che molto tesoro vorebbe a farne uno. Elli vivono di mercatantia e d'arti; egli nno seta asai e zizibe e galanga. E v' belle donne. E nno galline che no nno penne, ma peli come gatte, e tutte nere; e fanno uova come le nostre, e sono molto buone da mangiare. Qui non altro. E in queste 6 giornate ch' detto di sopra so' molte castella e citt, e sono come quelle di sopra. E fra 15 miglia da l'altre tre giornate una citt ove si fa tanto zucchero, che s ne fornisce il Grande Kane e tutta sua corte, che vale grande tesoro, e nome Unquen. Qui no 'ltro. Quando l'uomo si parte di qui 15 miglia, l'uomo truova la citt nobile di Fugiu, ch' capo di questo reame; e per ne contere quello che noi ne sapemo.

152 Della citt chiamata Fugiu.
     Or sapiate che questa citt di Fugiu capo del regno di Conca, ch' de le 9 parti l'una de li Mangi. In questa citt si fa grande mercatantia ed arti. E' sono idoli e al Grande Kane. E 'l Grande Kane vi tiene grande oste per le citt e castella che spesso vi si rubellano, s che incontanente vi corrono e ripglialle e gustalle. E per lo mezzo di questa citt vae un fiume largo bene un miglio. Qui si fa molte navi che vanno su per quel fiume. Qui si fa molto zucchero; qui si fa mercatantia grandi di pietre preziose e di perle, e portale i mercatanti che vi vengono d'India. E questa terra presso al porto di Catun, nel mare Ozeano: molte care cose vi sono recate d'India. Egli nno bene da vivere di tutte cose, ed nno be' giardini co molti frutti, ed s bene ordinata ch' maraviglia. Perci no vi ne dir pi, ma contervi d'altre cose.

153 Di Zartom.
     Or sapiate che, quando l'uomo si parte di Fugiu e passa il fiume, e' va 5 giornate per siloc, tuttavia trovando citt e castella assai, dov' ogne cosa a dovizia grande. E v' monti e valli e piani, ov' molti boschi e molti lbori che fanno la canfora; e v' ucelli e bestie assai. E' vivono di mercatantie e d'arti; e sono idoli come que' di sopra. Di capo di queste 5 giornate si truova una citt ch' nome Zartom, ch' molto grande e nobile, ed porto ove tutte le navi d'India fanno capo, co molta mercatantia di pietre preziose e d'altre cose, come di perle grosse e buone. E quest' 'l porto de li mercatanti de li Mangi, e atorno questo porto tanti navi di mercatantie ch' meraviglia; e di questa citt vanno poscia per tutta la provincia de li Mangi. E per una nave di pepe che viene in Alesandra per venire in cristent, s ne va a questa citt 100, ch questo l'uno de li due porti del mondo ove viene pie mercatantia. E sapiate che 'l Grande Kane di questo porto trae grande prode, perch d'ogne cose che vi viene, conviene ch'abbia 10 per 100, cio de le diece parti l'una d'ogne cosa. Le navi si togliono per lo' salaro di mercatantie sottile 30 per 100, e del pepe 44 per 100, e del legno aloe e de' sandali e d'altre mercatantie grosse 40 per 100; s che li mercatanti danno, tra le navi e al Grande Kane, ben lo mezzo di tutto. E perci lo Grande Kane guadagna grande quantit di tesoro di questa villa. E' sono idoli. La terra grande abondanza d'ogne cose che a corpo d'uomo bisogna. E in questa provincia una citt ch' nome Tinuguise, che vi si fa le pi belle scodelle di porcelane del mondo; e no se ne fa in altro luogo del mondo, e quindi si portano da ogne parte. E per uno viniziano se n'arrebbe tre, le pi belle del mondo e le pi divisate. Ora avemo contato de li 9 reami de li Mangi li tre, cio Cangui e Quisai e Fugiu; degli altri reami non conto, ch sarebbe lunga mena. Ma dirvi de l'India, ov' cose bellissime da ricordare, ed io Marco Polo tanto vi stetti, che bene le sapr contare per ordine.

154 Qui conincia tutte le maravigliose cose de l'India.
     Poscia ch'abiamo contato di tante province terrene, com'avete udito, noi conteremo de le meravigliose cose che sono ne l'India. E conincervi a le navi, ove i mercatanti vanno e vegnono.
      Sapiate ch'elle sono d'un legno chiamato abeta e di zapino, ell'nno una coverta, e 'n su questa coperta, ne le pie, ben 40 camere, ove in ciascuna pu stare un mercatante agiatamente. E nno uno timone e 4 lbori, e molte volte vi giungono due lbori che si levano e pognono; le tavole so' tutte chiavate doppie l'una sull'altra co buoni aguti. E non sono impeciate, per che no n'nno, ma sono unte com'io vi dir, per ch'egli nno cosa che la tengono per migliore che pece. E' tolgono caneva trita e calcina e un olio d'lbori, e mischiano insieme, e fassi come vesco; e questo vale bene altrettanto come pece. Queste navi voglion bene 200 marinai, ma elle sono tali che portano bene 5000 sporte di pepe, e di tali 6000. E' vogano co remi; a ciascun remo si vuole 4 marinai, e nno queste navi ta' barche, che porta l'una ben 1000 sporte di pepe. E s vi dico che questa barca mena ben 40 marinai, e vanno a remi, e molte volte aiuta a tirare la grande nave. Ancora mena la nave ben 10 battelli per prendere de' pesci; ancora vi dico che le grandi barche menano battelli. E quando la nave e navicato un anno, s giungono un'altra tavola su quelle due, e cos vann' insin'a le 6 tavole. Or v' contato de le navi che vanno per l'India. E prima ch'io vi conti de l'India, s vi contere di molte isole che sono nel mare Ozeano, ove noi siamo, e sono a levante. E prima diremo d'una ch' nome Zipangu.

155 Dell'isola di Zipangu.
     Zipangu una isola in levante, ch' ne l'alto mare 1500 miglia. L'isola molto grande. Le gente sono bianche, di bella maniera e elli. La gent' idola, e no ricevono signoria da niuno se no da lor medesimi. Qui si truova l'oro, per n'nno assai; neuno uomo no vi va, per neuno mercatante non ne leva: per n'nno cotanto. Lo palagio del signore de l'isola molto grande, ed coperto d'oro come si cuoprono di quae di piombo le chiese. E tutto lo spazzo de le camere coperto d'oro grosso ben due dita, e tutte le finestre e mura e ogne cosa e anche le sale: no si potrebbe dire la sua valuta. Egli nno perle assai, e son rosse e tonde e grosse, e so' pi care che le bianche. Ancora v'e molte pietre preziose; no si potrebbe contare la ricchezza di questa isola. E 'l Grande Kane che oggi regna, per questa grande ricchezza ch' in quest'isola, la volle fare pigliare, e mandvi due baroni co molte navi e gente assai a piede ed a cavallo. L'uno di questi baroni avea nome Abatan e l'altro Vonsanicin, ed erano molti savi e valentri. E' misersi in mare e furono in quest'isola, e pigliaro del piano e delle casi assai, ma non aveano ancora preso n castel n citt; ora li venne una mala sciagura, com'io vi dir. Sapiate che tra questi due baroni avea grande invidia, e l'uno no facea per l'altro. Or avenne un die che 'l vento a tramontana venne s forte, ch'elli dissero che, s'elli non si partissono, tutte le loro navi si romperebbono. Montoro ne le navi e misersi nel mare, e andaro di lungi di qui 4 miglia a un'altra isola no molto grande: chi pot montare su quell'isola si camp, l'altre ruppero. E questi fuoro ben 30'000 uomini che scamparo su questa isola, e questi si tennoro tutti morti, per che vedno che non poteano campare, e vedeano l'altre navi, ch'erano campate, se ne andavano verso lor contrade; e tanto vogaro che tornaro in lor paese. Or lasciamo di que' ch'andaro in lor contrada, e diciamo di quelli che rimasono in questa isola per morti.

156
     Sapiate che, quando que' 30'000 uomini che camparo in su l'isola si teneano morti, percie che non vedeano via da poter campare, e' stavano in su questa isola molto isconsolati. Quando gli uomini de la grande isola videro l'oste cos barattata e rotta, e videro costoro ch'erano arivati in su questa isola, n'ebbero grande allegrezza. Quando il mar fue abonacciato, e' presono molte navi ch'aveano per l'isola, e andaro all'isoletta ove costoro erano, e smontaro in terra per pigliare costoro ch'erano in su l'isoletta. Quando questi 30'000 vidono i lor nemici iscesi in terra e vidono che su le navi non era rimaso gente veruna per guardare, elli, s come savi, quando li nemici, andaro per piglialli, egli diero una giravolta tuttavia fuggendo, e vennero verso le navi e quini montaro tutti incontanente; e qui no fue chi glile contendesse. Quando costoro fuoro su le navi, levaro i gonfaloni ch'elli vi trovaro suso e andaro verso l'isola ov'era la mastra villa di quell'isola, perch'egli erano andati; e que' ch'erano rimasi ne la citt, vedendo questi gonfaloni, credieno che fosse la gente ch'er'ita a pigliare quelli 30'000 ne l'altra isola. Quando costoro fuoro a la porta de la terra, erano s forti che cacciaro quelli che vi trovaro di fuori de la terra, e solo vi tennono le belle femine che v'erano per loro servire. E in tal modo presero la citt la gente del Grande Kane. Quando que' de la citt videno ch'erano cos beffati, voleano morire di dolore, e vennono con altre navi a la terra, e cercondalla d'intorno s che neuno ne potea uscire n 'ntrare. E cose tennoro la terra 6 mesi, e molto s'ingegnaro di mandare novelle di loro al Grande Kane, ma nol potero fare. Di capo di se' mesi rendero la terra per patti, salvo le persone e 'l fornimento di potere tornare al Grande Kane; e questo fue negli anni Domini 1269. Al primo barone che n'and prima, lo Grande Sire li fece tagliare lo capo, e l'altro fece morire in carcere. Una cosa avea dimenticata che, quando questi due baroni andavano a quest'isola, perch uno castello no li si volle arendere — ed elli lo presono poscia — a tutti li feceno tagliare lo capo, salvo ch'a otto che, per vert di pietre ch'aveano ne le braccia dentro da la carne, per modo del mondo no si poto tagliare. E li baroni, vedendo cie, li feciono amazare co mazze, e poscia li feceno cavare queste pietre de le braccia. Or lasciamo di questa matera, e andremo inanzi.

157 Come sono gl'idoli di questa isola.
     Or sapiate che gl'idoli di queste isole e quelle del Catai sono tutte d'una maniera. E questi di queste isole, e ancora de l'altre ch'nno idoli, ta' sono ch'nno capo di bue, e tal di porco, e cos di molte fazioni di bestie, di porci, di montoni e altri; e tali nno un capo e 4 visi e tali nno 4 capi e tali 10; e quanti pi n'nno, magiore speranza e fede nno in loro. Gli fatti di quest'idoli son s diversi e di tante diversit di diavoli, che qui non si vuole contare. Or vi dir d'una usanza ch' in questa isola. Quando alcun di quest'isola prende alcuno uomo che non si possa ricomperare, convita suoi parenti e compagni, e fanno 'l cuocere e dllo a mangiare a costoro; e dicono ch' la migliore carne che si mangi. Or lasciamo andare questa matera e torniamo a la nostra. Or sapiate che questo mare, ov' quest'isola, si chiama lo mare de Cin, che vale a dire lo 'mare ch' contra lo Mangi'; e in questo mare de Cin, secondo che dicono savi marinari che ben lo sanno, bene 7448 isole, de le quali le pi s'abitano. E s vi dico che in tutte queste isole no nasce niuno lbore che no ne vegna olore, come di legno aloe e magiore. E nno ancora molte care spezie di pi maniere; e in quest'isole nasce il pepe bianco come neve, e del nero in grande abondanza. Troppo di grande valuta ill'oro, e l'altre care cose che vi sono, ma sono s di lungi ch'a pena vi si pu andare. E le navi di Quinsai e del Zaiton, quando vi vanno, ne recano grande guadagno, e penanvi ad andare un anno, ch vanno il verno e tornano la state. Quini non se non due venti, l'uno che mena in l e l'altro in qua; e questi due venti l'uno di verno e l'altro di state. Ed questa contrada molto di lungi d'India, e questo mare bene del mare Ozeano, ma chiamasi de Cin, s come si dice lo mare d'Inghilterra o quel de Rocella; e 'l mare d'India ancora del mare Ozeano. Di queste isole non vi contere pi, per che non vi sono stato, e 'l Grande Kane non v' che fare. Or torneremo al Zaiton, e quine riconinceremo nostro libro.

158 Della provincia di Ciamba.
     Sapiate che, quando l'uomo si parte dal porto di Zaiton e navica ver' ponente e alcuna cosa ver' garbino 1.500 miglia, s si truova una contrada ch' nome Cianba, ch' molto ricca terra e grande. E nno re per loro, e sono idoli, e fanno trebuto al Grande Kane ciascuno anno 20 leofanti — e no li danno altro — li pi belli che vi si pu trovare, ch n'nno assai. E questo fece conquistare il Grande Kane negli anni Domini 1278; or vi dir de l'afare del re e del regno. Sapiate che 'n quel regno non si pu maritare neuna bella donzella che no convegna prima che 'l re la pruovi, e se li piace, s la tiene, se no, s la marita a qualche barone. E s vi dico che negli anni Domini 1285, secondo ch'io Marco Polo vidi, quel re avea 326 figliuoli, tra maschi e femine, ch ben n'avea 150 da arme. In quel regno molti elefanti, e legno aloe assai; e nno molto del legno ebano onde si fanno li calamari. Qui non altro da ricordare; or ci partimo e 'ndamo ad un'isola ch' nome Iava.

159 Dell'isola di Iava.
      Quando l'uomo si parte di Cianba e va tra mezzodie e siloc ben 1500 miglia, si viene a una grandissima isola ch' nome Iava. E dicono i marinai ch' la magior isola del mondo, ch gira ben 3000 miglia. E' sono al grande re; e sono idoli, e non fanno trebuto a uomo del mondo. Ed di molto grande richezza: qui pepe e noci moscade e spigo e galinga e cubebe e gherofani e di tutte care spezie. A quest'isola viene grande quantit di navi e di mercatantie, e fannovi grande guadagno; qui molto tesoro che non si potrebbe contare. Lo Grande Kane no l' potuta conquistare per lo pericolo del navicare e de la via, s lunga. E di quest'isola i mercatanti di Zaiton e de li Mangi n'nno cavato e cavano grande tesoro. Or andiamo pi 'nanzi.

160 Dell'isole di Sodur e di Codur.
     Quando l'uomo si parte de l'isola d'Iava e va tra mezzodie e garbino 700 miglia, s truova due isole, l'una grande e l'altra piccola, che si chiamano Sondur e Condur. E di qui si parte l'uomo e va per siloc da 500 miglia, e quine truva una provincia che si chiama Locac, molto grande e ricca; ed vi un grande re. E' sono idoli, e no fanno trebuto a neuno, per che sono in tal luogo che no vi si pu andare per mal fare. In questa provincia nasce berci dimestico in grande quantit. Egli nno tant'oro che no si pu credere; egli nno leofanti, cacciagioni e ucelagioni assai. E di questa provincia si parte tutte le porcelane onde si fa le monete di quelle contrade. Altro non v' ch'i' sappia, perch' s mal luogo che poca gente vi va; e 'l re medesimo n' lieto, perch non vuole ch'altre sappia lo tesoro ch'egli e. Or andremo pi oltra, e conterenvi altre cose.

161 Dell'isola di Petam.
     Or sapiate che quando l'uomo si parte di Locac e va 500 miglia per mezzodie, s truova un'isola ch' nome Pentain, che molto salvatico luogo. Tutti loro boschi sono di legni olorosi. Or paseremo queste due isole intorno 60 miglia. E non v' se non 4 passa d'acqua, e non si porta timone a le navi per l'acqua piccola, onde si convegnono tirare le navi. Quando l'uomo pasato queste 60 miglia, ancora va per siloc 30 miglia. Qui si truova una isola che v' un re e si chiama Malavir la citt, e l'isola Pentain. La citt grande e nobile; quine si fae grandi mercatantie d'ogne cosa; di spezie grande abondanza. Non v' altro da ricordare; per ci partiremo, e contervi de la piccola Iava.

162 Della piccola isola di Iava.
     Quando l'uomo si parte de l'isola di Pentain e l'uomo va per siloc da 100 miglia, truova l'isola di Iava la minore, ma s piccola che gira 2.000 miglia. E di quest'isola vi conter tutto 'l vero. Sapiate che su quest'isola 8 re coronati. E' sono tutti idoli; e ciascun di questi reami lingua per s. Qui grande abondanza di tesoro e di tutte care spezie. Or vi conter la maniera di tutti questi reami, ciascun per s, e dirvi una cosa che parr meraviglia a ogn'uomo: che quest'isola tanto verso mezzodie che la tramontana non si vede, n poco n assai. Or torneremo a la maniera degli uomini, e dirvi del reame di Ferlet. Sapiate che, perch mercatanti saracini usano in questo reame co lor navi, nno convertita questa gente a la legge di Maomet. E questi sono soli quelli de la citt; quelli de le montagne sono come bestie, ch'elli mangiano carne d'uomo e d'ogn'altra bestia e buona e rea. Elli adorano molte cose, ch la prima cosa ch'elli veggono la mattina, s l'adorano. Contato di Ferlet, contervi del reame de Basma. Lo reame de Basman, ch' a l'uscita del Ferlet, reame per s e nno loro linguaggio; ma elli no nno neuna legge, se non come bestie. Elli si richiamano per lo Grande Kane, ma no li fanno neun trebuto, perch son s a la lunga che la gente del Grande Kane non vi potrebbe andare, ma 'lcuna volta lo presentano d'alcuna strana cosa. Elli nno leofanti assai salvatichi e unicorni, che no son guari minori d'elefanti; e' son di pelo bufali, i piedi come di lefanti; nel mezzo de la fronte nno un corno grosso e nero. E dicovi che no fanno male co quel corno, ma co la lingua, che l'nno spinosa tutta quanta di spine molto grandi; lo capo nno come di cinghiaro, la testa porta tuttavia inchinata verso la terra: sta molto volentieri tra li buoi. Ell' molto laida bestia, n non , come si dice di qua, ch'ella si lasci prendere a la pulcella, ma 'l contradio. Egli nno scimie assai e di diverse fatte; egli nno falconi neri buoni da ucellare. E vo'vi fare asapere che quelli che recano li piccoli uomini d'India, si menzogna, ch quelli che dicono che sono uomini, e' li fanno in questa isola, e dirvi come. In quest'isola e scimmie molto piccole, e nno viso molto simile a uomo; gli uomini pelano quelle scimmie, salvo la barba e 'l pettignone, poi le lasciano secare e pongolle in forma e concialle con zaferano e con altre cose, che pare che sieno uomini. E questo una grande buffa, ch mai no fue veduti cos piccoli uomini. Or lasciamo questo reame, ch non ci altro da ricordare; e dirvi de l'altro ch' nome Samarra.

163 Del reame di Samarra.
     Or sapiate che, quando l'uomo si parte di Basma, elli truova lo reame di Samarra, ch' in questa isola medesima. Ed io Marco Polo vi dimrai 5 mesi per lo mal tempo che mi vi tenea, e ancora la tramontana no si vedea, n le stelle del maestro. E' sono idoli salvatichi; e nno re ricco e grande; anche s'apellano per lo Grande Kane. Noi vi stemmo 5 mesi; noi uscimmo di nave e facemmo in terra castella di legname, e in quelle castelle stavavamo per paura di quella mala gente e de le bestie che mangiano gli uomini. Egli nno il migliore pesce del mondo, e non nno grano ma riso; e non nno vino, se non com'io vi dir. Egli nno lbori che tagliano li rami, gocciolano, e quell'acqua che ne cade vino; ed empiesine tra d e notte un grande coppo che sta apiccato al troncone, ed molto buono. L'lbore fatto come piccoli datteri, e nno quattro rami; e quando lo troncone non gitta pie di questo vino, elli gittano de l'acqua al piede di questo lbore e, stando un poco, el troncone gitta; ed vine del bianco e del vermiglio. Di noci d'India grande abondanza; elli mangiano tutti carne e buone e reie. Or lasceremo qui, e contervi de Dragroian.

164 Del reame di Dragouain.
     Dragroian un reame per s, e nno lor linguaggio. E' son di quest'isola; la gente molto salvatica e sono idoli. Ma io vi conter un male costume ch'egli nno, che quando alcuno male, elli mandano per loro indevini e incantatori che 'l fanno per arti di diavoli, e domandano se 'l malato d guerire o morire. E se 'l malato d morire, egli mandano per certi ordinati a ci, e dicono: Questo malato giudicato a morte, fa' quello che de' fare. Questi li mette alcuna cosa su la bocca ed afogalo; poscia lo cuocono; quand'egli cotto, vegnono tutti i parenti del morto e mngiallo. Ancora vi dico ch'elli mangiano tutte le mirolla dell'osso; e questo fanno perch dicono che no vogliono che ne rimanga niuna sustanza, perch se ne rimanesse alcuna sustanza, farebbe vrmini, e questi vermi morebbono per difalta di mangiare; e de la morte di questi vermi l'anima del morto n'avrebbe grande peccato, e perci mangiano tutto. Poscia piglian l'ossa e pongolle in una archetta, e apccalle in caverne sotterra ne le montagne, in luogo ch'altre no le possa tocare, n uomo n bestia. E se possono pigliare alcuno uomo d' altra contrada che non si possa rimedire, s 'l mangiano. Or lasciamo di questo reame, e contervi de Lanbri.

165 Del reame di Lambri.
     Lanbri reame per s e richiamasi per lo Grande Kane. E' sono idoli. Elli nno molto berci e canfora e altre care spezie — del seme del berci regai io a Venigia, e non vi nacque per lo freddo luogo. In questo reame sono uomini ch'nno coda grande pi d'un palmo, e sono la maggior parte, e dimorano ne le montagne di lungi da la citt; le code son grosse come di cane. Egli nno unicorni assai, cacciagioni e ucellagioni assai. Contato di Lanbri, contervi de Fansur.

166 Del reame di Fansur.
     Fansur reame per s. E' sono idoli e si richiamano per lo Grande Kane; e sono di questa isola medesima. E qui nasce la miglior canfora del mondo, che vi si vende a peso con oro. No nno grano, ma manucano riso; vino nno degli lbori ch'abiamo detto di sopra. Qui una grande maraviglia, che ci n farina d'lbori, che sono lbori grossi e nno la buccia sottile, e sono tutti pieni dentro di farina; e di quella farina si fa molti mangiar di pasta e buoni, ed io pi volte ne mangiai. Or abiamo contato di questi reami; degli altri di quest'isola non contiamo, per che noi non vi fummo, e per vi conter d'un'altra isola molto piccola, che si chiama Nenispela.

167 Dell'isola di Neguveran.
     Quando l'uomo si parte di Iava e del reame di Lanbri e va per tramontana 150 miglia, s truova le due isole: l'una si chiama Neguveran. E in quest'isola no re; e sono come bestie, e vanno tutti ignudi e non si cuoprono nulla. E' sono idoli. E tutti lor boschi sono d'lbori di grande valuta, cio sandoli, noci d'India, gherofali e berci e molti altre buoni lbori. Altro non v' da ricordare; per ci partiremo, e dirvi de l'altra isola ch' nome Angaman.

168 Dell'isola d'Angaman.
     Angaman un'isola, e no nno re. E' sono idoli, e sono come bestie salvatiche. E tutti quelli di quest'isola nno lo capo come di cane e denti e naso come di grandi mastini. Egli nno molte spezie. E' sono mala gente e mangiano tutti gli uomini che posson pigliare, fuori quelli di quella contrada. Lor vivande son latte, riso e carne d'ogne fatta; e nno frutti diversi da' nostri. Or ci partiremo di qui, e dirn d'un'altr'isola chiamata Seillan.

169 Dell'isola di Seilla.
     Quando l'uomo si parte de l'isola de Angaman e va 1000 miglia per ponente e per gherbino, truova l'isola di Seilla, ch' la migliore isola del mondo di sua grandezza. E dirvi come ella gira 2400 miglie. E s vi dico ch'anticamente ella fue via magiore, ch girava 3600 miglia, secondo che dice la mapamundi; ma 'l vento a tramontana vi viene s forte, che una grande parte fatto andare sott'acqua. Quest'isola s re che si chiama Sedemain. E' sono idoli e no fanno trebuto a neuno. E' vanno tutti ignudi, salvo lor natura. No nno biade, ma riso, e nno sosimain, onde fanno l'olio, e vivono di riso, di latt'e di carne; vino fanno degli lbori ch' detto di sopra. Or lasciamo andare questo, e contervi de le pi preziose cose del mondo. Sapiate che 'n quest'isola nasce li nobili e li buoni rubini, e non nasciono in niuno lugo del mondo pie; e qui nasce zafini e topazi e amatisti, e alcune altre buone pietre preziose. E s vi dico che 'l re di questa isola e il pi bello rubino del mondo, n che mai fue veduto; e dirvi com' fatto. Egli lungo presso a un palmo ed grosso ben tanto come un braccio d'uomo; egli la pi sprendiente cosa del mondo; egli non neuna tecca, egli vermiglio come fuoco; egli di s grande valuta che non si potrebbe comperare. E 'l Grande Kane mand per questo rubino, e volea dare presso lo valer d'una citt, ed elli disse che nol darebbe per cosa del mondo, per che fue de li suoi antichi. La gente vile e cattiva, e se li bisogna gente d'arme, nno gente d'altra contrada, spezialemente saracini. Qui non 'ltro da ricordare; per ci partiremo e conteremo di Maabar.

170 Della provincia di Maabar.
     Quando l'uomo si parte de l'isola di Silla e va ver' ponente da 60 miglia, truova la grande provincia di Maabar, ch' chiamata l'India magiore. E questa la miglior India che sia, ed de la terra ferma. E sapiate che questa provincia cinque re che sono fratelli carnali, ed io dir d'alcun per s. E sapiate che questa la pi nobile provincia del mondo e la pi ricca. Sapiate che da questo capo de la provincia regna un di questi re, ch' nome Senderban re de Var. In questo regno si truova le perle buone e grosse, ed io vi dir com'elle si pigliano le perle. Sapiate ch'egli e in questo mare un golfo ch' tra l'isole e la terra ferma, e non v' d'acqua pi di 10 passi o 12, e in tal luogo non pi di due; e in questo golfo si pigliano le perle, e dirvi come. Gli uomini pigliano le navi grandi e piccole e vanno in questo golfo, del mese d'aprile insino in mezzo maggio, in un luogo che si chiama Baccalar. E' vanno nel mare 60 miglia, e quini gittano loro ancore, ed entrano in barche piccole e pescano com'io vi dire. E sono molti mercatanti, e fanno compagnia insieme, e aluogano molti uomini per questi 2 mesi, tanto come la pescheria dura. E' mercatanti donano al re de le 10 parti l'una di ci che pigliano; e ancora ne donano a colui che incanta i pesci, che non facciano male agli uomini che vanno sott'acqua per trovare le perle: a costui donano de le 20 parti l'una. E questi sono abrinamani incantatori. E questo incantesimo non vale se no 'l die, s che di notte neuno non pesca; e costoro ancora incantano ogne bestia e ucello. Quando questi uomini alogati vanno sott'acqua, 2 passi o 4 o 6 insino a 12, e' vi stanno tanto quanto possono, e pigliano cotali pesci che noi chiamiamo areghe: in queste areghe si pigliano le perle grosse e minute d'ogne fatta. E sapiate che le perle che si truovano in questo mare si spandono per tutto il mondo, e questo re n' grande tesoro. Or v' detto come si truovano le perle; e da mezzo maggio inanzi no vi si ne truova pie. Ben vero che, di lungi di qui 300 miglia, si ne truova di settembre insino ad ottobre. E s vi dico che tutta questa provincia di Maabar non li fa bisogno sarto, per che vanno tutti ignudi d'ogne tempo, per ch'egli nno d'ogne tempo temperato, cio n freddo n caldo; per vanno ignudi, salvo che cuoprono lor natura con un poco di panno. E cos vae il re come gli altri, salvo che porta altre cose, com'io vi dir. E' porta a la natura pi bel panno che gli altri, e a collo un collaretto tutto pieno di pietre preziose, s che quella gorgiera vale bene 2 grandissimi tesori. Ancor li pende da collo una corda di seta sottile che li va gi dinanzi un passo, e in questa corda e da 104 tra perle grosse e rubini, lo quale cordone di grande valuta. E dirvi perch'elli porta questo cordone, perch conviene ch'egli dica ogne die 104 orazioni a' suoi idoli; e cos vuole lor legge, e cos fecero gli altri re antichi, e cos fanno questi. Ancora porta a le braccia bracciali tutti pieni di queste pietre carissime e di perle, e ancora tra le gambe in tre luoghi porta di questi bracciali cos forniti. Anche vi dico che questo re porta tante pietre adosso che vagliono una buona citt: e questo non maraviglia, se n' cotante com'io v' contato. E s vi dico che neuno pu trare neuna pietra n perla fuori di suo reame, che pesi da un mezzo saggio in su; e 'l re ancora fa bandire per tutto suo reame che chi grosse pietre e buone o perle grosse, che le porti a lui, ed elli ne far dare due cotanti che no li costano. E quest' usanza del regno, di donare lo doppio; e' mercatanti e ogn'uomo, quando n'nno, volentieri le portano al segnore, perch sono ben pagati. Or sappiate che questo re bene 500 femine, cio moglie, ch, come vede una bella femina o donzella, incontanente la vle per s, e s ne fa quello ch'io vi dir. Incontanente che elli vide una bella moglie al fratello, s lile tolse e tennela per sua, e 'l fratello, perch'era savio, lo soferse e no volle briga co lui. Ancora sappiate che questo re e molti figliuoli che sono grandi baroni, che li vanno atorno sempre quando cavalca. E quando lo re morto, lo corpo suo s'arde, e tutti questi suoi figliuoli s'ardono, salvo il maggiore che d retare; e questo fanno per servirlo ne l'altro mondo. Ancora v' una cotale usanza, che del tesoro che lascia il re al figliuolo, mai non ne tocca, ch dice che no vle mancare quello che li lasci il suo padre, anzi il vle acrescere; e catuno s l'acresce, e l'uno il lascia a l'attro, e perci questo re cos ricco. Ancora vi dico che in questo reame no vi nasce cavalli, e perci tutta la rendita loro o la maggiore parte, ogn'anno si cunsuma in cavalli. E dirvi come: i mercatanti di Quisai e de Dufar e d'Eser e de Adan — queste province nno molti cavalli — e questi mercatanti empiono le navi di questi cavalli, e prtali a questi 5 re che sono fratelli, e vendeno l'uno bene 500 saggi d'oro, che vagliono bene pi di 100 marchi d'ariento. E questo re n'accatta bene ogn'anno 2.000 o pi, e li fratelli altretanti: di capo de l'anno tutti sono morti, perch non v' marescalco veruno, perch'elli no li sanno governare. E questi mercatanti no vi ne menano veruno, perci che vogliono che tutti questi cavalli muoiano, per guadagnare. Ancora v' cotale usanza: quando alcuno omo fatto malificio veruno che debbia perdere persona, e quello cotale uomo dice che si vle uccidere elli istesso per amor e per onore di cotale idolo, e 'l re li dice che bene li piace. Alotta li parenti e li amici di questo cotale malefattore lo pgliaro e pongolo in su una caretta, e dannoli bene 12 coltella e portalo per tutta la terra, e vanno dicendo: .Questo cotale prod'uomo si va ad uccidere elli medesimo per amore di cotale idolo. E quando sono al luogo ove si d fare la giustizia, colui che d morire piglia uno coltello e grida ad alta boce: Io muoio per amore di cotale idolo. Com' detto questo, elli si fiede del coltello per mezzo il braccio, e piglia un altro e dassi ne l'altro braccio, e poscia de l'altro per lo corpo; e tanto si d ch'elli s'ucide. Quand' morto, li parenti l'ardono con grande alegrezza. Ancora v' un altro costume, che quando neiuno uomo morto s'arde, la moglie si gitta nel fuoco e arde co lui; e queste femine che fanno questo sono molto lodate da le genti, e molte donne il fanno.
      Questa gente adorano l'idole, e la magiore parte il bue, ch dicono ch' buona cosa; e veruno v' che mangiasse di carne di bue, n nullo l'ucciderebbe per nulla. Ma e' v' una generazione d'uomini, ch'nno nome gavi, che mangiano i buoi, ma non li usarebbero uccidere; ma se alcuno ne muore di sua morte, s 'l mangiano bene. E s vi dico ch'elli ungono tutta la casa del grasso del bue. Ancora ci un altro costume, che li re e baronia e tutta altra gente non siede mai se no in terra; e dicono che questo fanno perch sono di terra e a la terra debbono tornare, s che non la possono troppo inorare. E questi gavi che mangiano la carne del buoi, sono quelli i cui antichi ucisero santo Tommaso apostolo anticamente; e veruno di questa generazione no potrebbe intrare col ov' il corpo di santo Tomaso. Ancora vi dico che 20 uomini no vi ne potrebbero mettere uno, di questa cotale generazione de' gavi, per la virt del santo corpo. Qui non da mangiare altro che riso. Ancora vi dico che se un grande destriere amontasse una cavalla, non ne nascerebbe se no uno piccolo ronzino co le gambe torte, che no vale nulla e non si pu cavalcare. E questi uomini vanno in bataglie co scudi e co lance, e vanno ignudi, e non sono prod'uomini, anzi sono vili e cattivi. Eglino non uciderebbero alcuna bestia, ma quando vogliono mangiare alcuna carne, s la fanno ucidere a' saracini ed ad altra gente che no siano di loro legge.
      Ancora nno un'altra usanza, che maschi e femine ogne d si lavano due volte tutto il corpo, la mattina e la sera; n mai no mangerebbero se questo non avessero fatto, n no berebbero; e chi questo no facesse, tenuto come sono tra noi i paterini. Ed in questa provincia s si fa molto grande giustizia di quelli che fanno mecidio o che imbolino, e d'ogne maleficio. E chi bevitore di vino non ricevuto a testimonianza per l'ebriet; ed ancora chi va per mare dicono ch' disperato. E sapiate ch'elli no tengono a pecato nulla lussuria. E v' s grande caldo ch' maraviglia. E' vanno ignudi; e no vi piuove se no tre mesi dell'anno, giugno e luglio e agosto; e se no fosse questa acqua che renfresca l'aire, e' vi sarebbe tanto caldo che veruno vi potrebbe campare. Quivi e molti savi uomini di fisonomia, cio di conoscere li costumi de li uomini a la vista. Elli guatano ad agure pi che uomini del mondo e pi ne sanno, ch molte volte tornano adietro di loro viaggio per uno istarnuto o per la vista d'uno uccello. A tutti loro fanciulli, quando nascono, s scrivono lo punto e la pianeta che regna allotta, perci che v' molti astrolagi e indivini.
      E sappiate che per tutta l'India li uccelli loro sono divisati da' nostri, salvo la quaglia; li pipistrelli vi sono grandi come astori, e tutti neri come carbone. Elli danno a li cavalli carne cotta co riso e molte altre cose cotte. Qui e molti monasteri d' idole, ed vi molte donzelle e fanciulli oferti da li ro padri e madri per alcuna cagione. E 'l segnore del monistero, quando vle fare alcuno solazzo a li idoli, s richieggiono questi oferti; ed elli sono tenuti d'andarvi e quivi ballano e trescano e fanno grande festa. Queste sono molte donzelle; e pi volte queste donzelle portano da mangiare a questi idoli, ove sono oferte; e pongono la tavola dinanzi a l'idolo e pongovi suso vivande, e lasciavile istare suso una grande pezza, e tuttavia le donzelle cantando e ballando per la casa. Quando nno fatto questo, dicono che lo spirito de l'idolo mangiato tutto il sottile de la vivanda, e ripongolo e vnnosine. E questo fanno le pulcelle tanto che si maritano. Or ci partimo di questo regno, e dirvi d'un altro ch' nome Multifili.

171 Del regno di Multifili.
     Multifili un reame che l'uomo truova quando si parte da Maabar e va per tramontana bene 1000 miglia. Questo regno d'una reina molto savia, che rimase vedova bene 40 anni, e volea s grande bene a suo segnore che giamai no volle pigliare altro marito. E costei tenuto questo regno in grande istato, ed pi amata che mai fosse re o reina. In questo reame si truovano i diamanti, e dirvi come. Questo reame e grandi montagne, e quando piove, l'acqua viene ruvinando gi per queste montagne, e li uomini vanno cercando per la via dove l'acqua ita, e truovane assai. La state, che no vi piuove, s si ne truovano su per queste montagne; ma e' v' s grande caldo ch'a pena vi si pu soferire. E su per quelle montagne tanti serpenti e s grandi, che li uomini vi vanno a grande dottanza — e' sono molto velenosi — e non sono arditi d'andare presso a le caverne di quelli serpenti. Ancora li mini nno li diamanti per un altro modo: ch'elli v'nno s grandi fossati e s perfondi che veruno vi puote andare; ed elli s vi gttaro entro cotali pezzi di carne, e gittala in questi fossati. La carne cade in su questi diamanti; e' ficcansi ne la carne. E su queste montagne istanno aguglie bianche, che stanno per questi serpenti; quando l'aguglie sentono questa carne in questi fossati, si vanno col gi e recala in su la ripa di questo fossato. E questi vanno a l'aguglie, e l'aguglie fuggono, e li uomini truovano in questa carne questi diamanti. Ed ancora ne truovano: ch l'aguglie s ne beccano di questi diamanti co la carne, e li uomini vanno la matina al nido de l'aguglie e truovane co l'uscita loro di questi diamanti. Cos si truovano i diamanti in questi tre modi, n in luogo del mondo non si ne truova se non in questo reame. E no crediate che i buoni diamanti si rechino qua tra li cristiani, ma portansi al Grande Kane ed agli altri re e baroni di quelle contrade ch'nno lo grande tesoro. E sappiate che in questa contrada si fa il migliore bucherame e 'l pi sottile del mondo e 'l pi caro. Egli nno bestie assai, ed nno i magiori montoni del mondo; ed nno grande abondanza d'ogni cosa da vivere. Or udirete del corpo di messer santo Tomaso apostolo e dov'egli .

172 Di santo Tomaso l'apostolo.
     Lo corpo di santo Tomaso apostolo nella provincia di Mabar in una picciola terra che non v' molti uomini, n mercatanti non vi vengono, perch non v' mercatantia e perch 'l luogo molto divisato. Ma vngovi molti cristiani e molti saracini in pellegrinaggio, ch li saracini di quelle contrade nno grande fede in lui, e dicono ch'elli fue saracino, e dicono ch' grande profeta, e chimallo varria, cio santo uomo. Or sapiate che v' costale maraviglia, che li cristiani che vi vegnono in pellegrinaggio tolgono della terra del luogo ove fue morto san Tomaso e dannone un poco a bere a quelli ch'nno la febra quartana o terzana: incontanente sono guariti. E quella terra si rossa. Ancora vi dir una maraviglia che venne ne li anni Domini 1288. Uno barone era in quella terra, ch'avea fatto empiere tutte le case della chiesa di riso, sicch veruno pellegrino vi potea albergare. I cristiani che guardavano la chiesa, s n'avevano grande ira; e non giovava di pregare, tanto che questo barone le facesse isgombrare. Sicch una notte aparve a questo barone santo Tomaso con una forca in mano, e misegliele in bocca e disseli: Se tosto non fai isgombrare la mia casa, io ti far morire di mala morte. E con questa forca si gli strinse s la gola, ch' colui fue grande pena; e 'l santo corpo si parto. La mattina vegnente il barone fece insgombrare le case de la chiesa e disse ci che gli era intervenuto, e' cristiani n'ebbero grande allegrezza, e grande reverenza ne rendero a santo Tomaso. E sapiate ch'egli guarisce tutti i cristiani che sono lebrosi. Or vi conter come fu morto, secondo ch'io intesi. Messer santo Tomaso si stava in uno romitoro in uno bosco e dicea sue orazioni, e d'intorno a lui si avea molti paoni, ch in quella contrada n' pi che in lugo del mondo. E quando san Tomaso orava, e uno idolatore della schiatta dei gavi andava ucellaldo a' paoni, e saettando a uno paone, s diede a santo Tomaso per le costi, ch nol vedea; ed issendo cos fedito, s or dolcemente e cos orando moro. E inanzi che venisse in questo romitoro, molta gente converto alla fede per l'India. Or lasciamo di san Tomaso e dirvi delle cose del paese. Sapiate che fanciugli e fanciulle nascono neri, ma non cos neri com'eglino sono poscia, ch continuamente ogni settimana s'ungono con olio di sosima, acci che diventino bene neri, ch in quella contrada quello ch' pi nero pi pregiato. Ancora vi dico che questa gente fanno dipigner tutti i loro idoli neri, e i dimoni bianchi come neve, ch dicono che il loro idio e i loro santi sono neri. E s vi dico che tanta la speranza e la fede ch'egli nno nel bue, che quando vanno in oste, il cavaliere porta del pelo del bue al freno del cavallo, e 'l pedone ne porta a lo scudo; e tali se ne fanno legare a' capegli. E questo fanno per campare d'ogni pericolo che pune incontrare nell'oste. Per questa cagione il pelo del bue v' molto caro, ch veruno si tiene sicuro se non n' adosso. Partiamoci quinci ed andamone in una provincia che si chiamano i bregomanni.

173 Della provincia di Lar.
     Lar una provincia verso ponente, quando l'uomo si parte dal luogo ov' il corpo di san Tomaso. E di questa provincia sono nati tutti li bregomanni e di l vennero primamente. E s vi dico che questi bregomanni sono i migliori mercatanti e' pi leali del mondo, ch giamai non direbbero bugia per veruna cosa del mondo, n non mangiano carne n non beono vino. E' stanno in molta grande onestade, e non tocherebboro altra femina che loro moglie, n none ucciderebboro veruno animale, n non farebboro cosa onde credessoro avere peccato. Tutti li bregomanni sono conosciuti per uno filo di bambagia ch'egli portano sotto la spalla manca, e s 'l si legano sopra la spalla ritta, sicch li viene il filo atraverso il petto e le spalle. E s vi dico ch'egli nno re ricco e potente, e compera volontieri perle e priete preziose, e conviene ch'abbia tutte le perle che recano li mercatanti delli bregomanni da Mabar, ch' la migliore provincia ch'abbia l'India. Questi sono idolatri e vivono ad agura d'uccelli e di bestie pi ch'altra gente. Ed vi uno cotale costume: quando alcuno mercatante fa alcuna mercatantia, elli si pone mente a l'ombra sua; e se l'ombra tamanta come dee essere, s compie la mercatantia, e s'ella non fosse tale come d essere in quello die, non la compie per cosa del mondo; e questo fanno sempre. Ancora fanno un'altra cosa: che quando elli sono in alcuna bottega per comperare alcuna mercatantia, e se vi viene alcuna tarantola — che ve n' molte —, s guata da quale parte ella viene; e puote venire da tale parte ch'e' compie il mercato, e da tale che che per cosa del mondo nol compierebbe. Ancora, quando escono di casa, ed egli oda alcuno starnuto che no gli piaccia, imantenente ritorna in casa e none anderebbe pi inanzi. Questi bregomanni vivono pi che gente che sia al mondo, perch mangiano poco e fanno magiore astinenza; li denti nno bonissimi per una erba ch'egli usano a mangiare. E v' uomini regolati che vivono pi ch'altra gente, e vivono bene 150 anni o 'nfino 200 anni, e tutti sono prosperosi a servire loro idoli; e tutto questo per la grande astinenza ch'e' fanno. E questi regalati si chiamano congiugati. E' mangiano sempre buone vivande, cio, lo pi, riso e latte; e questi congiugati pigliano ogne mese uno cotale beveraggio: che tlgoro ariento vivo e solfo, e mschiallo insieme coll'acqua e bollo; e dicono che questo tiene sano e 'lunga gioventudine, e tutti quelli che l'usano vivono pi delli altri. Elli sono idoli, ed nno tanta isperanza nel bue, che l'adorano; e li pi di loro prtaro uno bue di cuoio o d'ottone inorato nella fronte. E' vanno tutti ignudi sanza coprire loro natura alcuno di questi regolati; e questo fanno per grande penitenzia. Ancora vi dico ch'elli ardono l'ossa del bue e fannone polvere, e di quella polvere s'ungono in molte parti del loro corpo con grande reverenzia, altress come fanno i cristiani dell'acqua santa. E' non mangiano n in taglieri n in iscodelle, ma in su foglie di certi lbori, larghe, secche e non verdi, ch dicono che le verdi nno anima, sicch sarebbe peccato. Ed elli si guardano di non fare cosa ond'ellino credesser avere peccato, enanzi si lascerebboro morire. E quando sono domandati: Perch andate voi ignudi?, e quelli dicono, perch in questo mondo non ne recaro nulla e nulla vogliono di questo mondo: Noi non abiamo nulla vergogna di mostare nostre nature, perci che noi non faccino con esse veruno peccato, e perci noi non abiamo vergogna pi d'un vembro che d'altro. Ma voi, che li portate coperti, e perci che voi li aoperate in peccati, e perci avete voi vergogna. Ed ancora vi dico che questi none ucciderebbero niuno animale di mondo, n pulci n pidocchi n mosca n veruno altro, perch dicono ch'elli nno anima, onde sarebbe peccato. Ancora no mangiano niuna cosa verde, n erba n frutti infino tanto che non sono secchi, perch dicono anche ch'nno anima. Elli dormono ignudi in sulla terra n non tengono nulla n sotto n adosso; e tutto l'anno digiunano e no mangiano altro che pane ed acqua. Ancora vi dico ch'elli nno loro aregolati, che guardano l'idoli. Ora li vogliono provare s'egli sono bene onesti, e mandano per le pulcelle che sono oferte all'idoli, e fannoli toccare a loro in pi parte del corpo ed istare con loro in sollazzi; e se 'l loro vembro si rizza o si muta, s 'l mandano via e dicono che non onesto, e non vogliono tenere uomo lusorioso; e se 'l vembro non si muta, s 'l tengono a servire l'idoli nel munistero. Questi ardono li corpi morti, perch dicono che se e' non s'ardessero, e' se ne farebbe vrmini, e quelli vrmini si morrebbero quando non avessero pi che mangiare, sicch'egli sarebbero cagioni della morte di quelli vermi; perci che dicono che li vermi nno anima, onde l'anima di quello cotale corpo n'averebbe pena nell'altro mondo. E perci ardono i corpi, perch'e' no meni vrmini. Avemovi contato de' costumi di questi idolatri; dirvi una novella ch'avavamo dimenticato de l'isola di Seila.

174 Dell'isola di Seila.
     Seila una grande isola: grande com'io v' contato in adrieto. Or vero che in questa isola e una grande montagna, ed s diruvinata che persona non vi puote suso andare se no per uno modo: che a questa montagna pendono catene di ferro s ordinate che li uomini vi possono montare suso. E dicono che in quella montagna si il monumento d'Adam nostro padre; e questo dicono li saracini, ma l'idolatori dicono che v' il munimento di Sergamon Borgani. E questo Sergamon fue il primo uomo a cui nome fue fatto idole, ch, secondo loro usansa, questi fue il migliore uomo che fosse mai tra loro, e 'l primo ch'eglino avessero per santo. Questo Sergamon fue figliuolo d'uno grande re ricco e possente, e fue s buono che mai non volle atendere a veruna cosa mondana. Quando il re vide che 'l figliuolo tenea questa via e che non volea succedere al reame, bbene grande ira, e mand per lui, e promiseli molte cose, e disseli che lo volea fare re e s volea disporre; n 'l figliuolo non ne volle intendere nulla. Quando il re vide questo, s n'ebbe s grande ira ch'a pena che no moro, perch non avea pi figliuoli che costui, n a cui egli lasciasse il reame. Anco il padre si puose in cuore pure di fare tornare questo suo figliuolo a cose mondane. Ora lo fece mettere in uno bello palagio, e misevi co lui 300 pulcelle molto belle che lo servissero; e queste donzelle il servivano a tavola ed in camera, sempre ballando e cantando in grandi zolazzi, s come il re avea loro comandato. Costui istava fermo, n per questo non si mutava a veruna cosa di peccato, e molto face' buona vita secondo loro usansa. Ora era tanto tempo istato in casa ch'egli non avea mai veduto veruno morto n alcuno malato; il padre si voll uno d cavalcare per la terra con questo suo figliuolo. E cavalcando loro, il figliuolo si ebbe veduto uno uomo morto che si portava a sotterare ed avea molta gente dietro. E 'l giovane disse al padre: Che fatto questo?. E 'l re disse: Figliuolo, uno uomo morto. E quegli isbigoto tutto, e disse al padre: Or muoiono tutti li uomini?. E 'l padre disse: Figliuolo, s. E 'l giovane non disse pi nulla, ma rimase molto pensoso. Andando uno poco pi inanzi, e que' trovarono uno vecchio che non potea andare, ed era s vecchio ch'avea perduti i denti. E questo donzello si ritorn al palagio, e disse che non volea pi istare in questo malvagio mondo, da che li convena morire o divenire s vecchio che li bisognasse l'aiuto altrui; ma disse che volea cercare Quello che mai no mora n invecchiava, e Colui che l'avea criato e fatto, ed a lui servire. Ed incontanente si parto da questo palagio, e andossine in su questa alta montagna, ch' molto divisata dall'altre, e quivi dimor poscia tutta la vita sua molto onestamente; che per certo, s'egli fosse istato cristiano battezzato, egli sarebbe istato un grande santo appo Dio. A poco tempo costui si moro, e fue recato dinanzi al padre. Lo re, quando il vide, fue lo pi tristo uomo del mondo; e imantanente s fece fare una statua tutta d'oro a sua similitudine, ornata di pietre preziose, e mand per tutte le genti del paes' e del suo reame, e fecelo adorare come fosse idio. E disse che questo suo figliuolo era morto 84 volte, e disse che quando more la prima volta divent bue, e poscia moro e divent cane. E cos dicono che moro 84 volt'e tuttavia diventava qualche animale, o cavallo od uccello od altra bestia; ma in capo dell'ottantaquattro volte dicono che moro e divent idio. E costui nno l'idolatri per lo migliore idio che egli abbiano. E sappiate che questi fue il primo idolo che fosse fatto, e da costui sono discesi tutti l'idoli. E questo fue nell'isola di Seila in India. E s vi dico che gl'idolatori dalle pi lontane parte vi vengono in pelligrinaggio, siccome vanno i cristiani a San Iacopo in Galizia. Ma i saracini che vi vengo in peligrinaggio, dicono ch' pure il munimento d'Adamo; ma, secondo che dice la Santa Iscrittura, il munimento d'Adamo si in altra parte. Ora fu detto al Grande Kane che in su questa montagna era lo corpo d'Adamo, e li denti suoi e la scodella dov'elli mangiava. Pens d'avere li denti e la scodella: fece ambasciadori e mandgli al re dell'isola di Seila a dimandare queste cose. E il re di Seila le don loro: la scodella era d'un proferito bianco e vermiglio. Gli ambasciadori tornarono e recarono al Grande Kane la scodella e due denti mascellari, i quali erano molti grandi. Quando il Grande Kane seppe che questi ambasciadori erano presso a la terra ov'egli dimorava e che venano con queste cose, fece mettere bando che ogni uomo e tutti gli aregolati andassero incontro a quelle reliquie, ch credea che veracemente fossero d'Adamo; e questo fue nel 1284. E fue ricevuta questa cosa in Ganbalu con grande reverenzia; e trovossi iscritto che quella iscodella avea cotale vert, che mettendovi entro vivanda per uno uomo solo, n'aveano assai cinque uomini; e 'l Grande Kane il prov, e trov ch'era vero. Ora udirete della citt di Caver.

175 Della citt di Caver.
     Caver una citt nobile e grande; ed d'Asciar, del primo fratello de li 5 re. E sapiate che a questa citt fanno porto tutte le navi che vegnono verso ponente, cio di Curimasa e di Quisai e d'Arden e di tutta l'Arabia, cariche di mercatantia e di cavalli; e fanno qui capo perch' buono porto. E questo re molto ricco di tesoro, e suo tesoro si molte ricche pietre preziose. Suo regno tiene bene, e spezialment' e' mercatanti che vengono d'altra parte; e perci vi vanno pi volontieri. E quando questi 5 fratelli re pigliano briga insieme e vogliono combattere, la madre, ch' ancora viva, s si mette in mezzo e pacficagli; quando ella non puote, s piglia uno coltello e dice che s'uccider, e taglierassi le poppe del petto dond'i' vi diedi lo mio latte. Alora i figliuoli, per la piet che fa la madre loro, e' proveggono ch' il meglio: s fanno pace. E questo divenuto per pi volte; ma, morta la madre, non fallir che non biaro briga insieme. Partimoci di qui, ed andamo nel reame di Coilun.

176 Del reame di Coilun.
     Coilun si uno grande reame verso garbino, quando l'uomo si parte di Mabar e va 500 miglie. E tutti sono idolatri, e s v' di cristiani e giudei; e nno loro linguaggio. Qui nasce i merobolani embraci e pepe in grande abondanza, che tutte le campagne e i boschi ne sono pieni; e tagliansi di maggio e di giugno e di luglio. E gli lbori che fanno il pepe sono dimestichi, e piantansi ed incquarsi. Qui s grande caldo ch'a pena vi si puote soferire, che se toglieste uno uovo e metesselo in alcuno fiume, non andresti quasi niente che sarebbe cotto. Molti mercatanti ci vengono di Mangi e d'Arabia e di levante, e recano e portano mercatantia co loro navi. Qui si bestie divisate dall'altre, ch'egli nno lioni tutti neri e papagalli di pi fatte, che vi n' di bianchi, ed nno i piedi e 'l becco rosso, e sono molto begli a vedere; e s v' paoni e galline pi belli e pi grandi de' nostri. E tutte cose nno divisate dalle nostre, e non nno niuno frutto che s'assomigli a' nostri. Egli fanno vino di zucchero molto buono. Egli nno grande mercato d'ogni cosa, salvo che non nno grano n biada, ma nno molto riso. E s v' molti savi astrolagi. Questa gente sono tutti neri, maschi e femmine, e vanno tutti ignudi, se no se tanto che si ricuopre loro natura con uno bianco panno. Costoro non nno per peccato veruna lussuria, e tolgono per moglie la gugina e la matrigna, quando il loro padre si muore, e la moglie del fratello: cotale il loro costume, come avete inteso. Partimoci quinci, ed andamo nelle parti d'India, in una contrada che si chiama Comacci.

177 Della contrada di Comacci.
     Comacci si in India, da la quale contrada si pu vedere alcuna cosa della tramontana. Questo luogo non molto dimestico, ma sente del salvatico. Qui si molte bestie salvatiche di diverse fatte e fiere. Partimoci di qui, ed entramo nel reame d'Eli.

178 Del reame di Eli.
     Eli si uno reame verso ponente, ed di lungi da Comacci 300 miglie. Qui si re e sono gente idolatri; e' non fanno trebuto a veruna altra persona. Questo reame non porto, salvo ch'e uno grande fiume, il quale e buone foci. Qui si nasce pepe e gengiove e molti ispezierie. Lo re si ricco di tesoro, ma no di genti. L'entrata del reame s forte ch'a pena vi si puote intrare per fare male. E se alcuna nave capitasse a queste foci, s'ella non venisse prima a la terra, s la pigliano e tolgogli ogni cosa e dicono: Dio ti ci mand perch tu fossi nostra; n non ne credono avere peccato. E cos aviene per tutte le province de l'India. E se alcuna nave vi capita per fortuna, s presa e tolto ogne cosa, salvo a quelle che capitano ad alcuna terra primamente. E sappiate che le navi di Mangi vi vengoro la state, e quelle d'altra parte, e si caricano in 3 o 4 d o infino in 8 d, e vannosene il pi tosto che possono, perci che non buono porto, ed vi molto pauroso lo stare per le piagge che vi sono e per lo sabione. Vero che le navi di Mangi non temono tanto per le buone ancore de legno, ch'a tutte le fortune tengono bene loro navi. Egli nno leoni ed altre bestie assai, cacciagioni e uccellagioni assai. Partimoci di qui, e dirvi di Melibar.

179 Del reame di Melibar.
     Melibar uno grandissimo reame, ed nno re e loro linguaggio. No rendono trebuto a niuna persona, e sono idolatri. Di questo paese si vede pi la tramontana. E d'un altro paese che v' allato, ch' nome Gofurat, ed esce bene ogni die ben 100 navi di corsali, che vanno rubando tutto il mare; e menano co loro le mogli e i fanciulli, e tutta la state vi stanno in corso e fanno grande danno a' mercatanti. E' partonsi, e sono tanti che pigliano ben 100 miglie e pi del mare, e fannosi insegne di fuoco, sicch veruna nave non pu passare per quello mare che non sia presa. Li mercatanti, che 'l sanno, vanno molti insieme e bene armati, s che non nno paura di loro, e danno loro malaventura pi volte, ma no per tanto che pure si ne pgliaro. Ma non fanno altrui male, se non ch'elli rubano e tolgono altrui tutto l'avere, e dicono: Andate a procacciare dell'altro. Qui si pepe e gengiove e canella e turbitti e noci d'India e molte ispezie, e bucherame del pi bello del mondo. Li mercatanti recano qui rame, drappi di seta e d'oro e d'ariento, garofani e spigo, perch'elli non n'nno; qui si vengono i mercatanti di Mangi e portansi queste mercatantie per molti parti. A dirvi di tutte le contrade del paese sarebbe troppo lunga mena; dirvi del reame di Gufurat, e di loro maniera e costumi.

180 Del reame di Gufurat.
     Gufurat uno grande reame, ed nno re e linguaggio per loro. E' sono gente idolatri, e non fanno trebuto a veruno segnore di mondo. E sono li peggiori corsari che vadano per mare e' i pi maliziosi, ch quando e' pigliaro alcuno mercatante, s li danno a bere i tamerindi co l'acqua salsa per farli andare a sella, e poscia s cercano l'uscita, se lo mercatante avesse mangiato perle od altre care cose, per ritrovarle. Ora vedete se questa bene grande malizia: ch dicono che li mercatanti s le trangugiano quando sono presi, perch no siano trovate da' corsari. In questo paese si pepe e gengiove asai e bambagia, ch'egli nno lbori che fanno la bambagia molto grandi, che sono alti bene 6 passi ed nno bene 20 anni. Ma quando sono cos vecchi, non fanno buona bambagia da filare, ma fassine altre cose; da 12 anni infino in 20 si chiamano vecchi. Qui si conciano molte cuoia di becco e di bue e d'unicorni e d'altre bestie, e fassine grandi mercatantie e forniscosene molte contrade. Partimoci di qui, andamone in una contrada che si chiama Tana.

181 Del reame della Tana.
     Tana anche uno grande reame, e sono simiglianti a questi di sopra, ed nno anche loro re. Qui non spezie, cci incenso, ma non bianco, anzi bruno, e fassine grande mercatantia. Qui si bucherame e bambagia assai. Li mercatanti recano qui oro e ariento, rame e di quelle cose di che vi bisogna, e portane delle loro. Ancora escono di qui molti corsari per mare, e fanno grande danno a' mercatanti; e questo per la volont del loro segnore. E fa il re questo patto con loro, che li corsari li danno tutti li cavalli che pigliano, ch molti vi ne passano, perci che in India si ne fa grande mercatantia, sicch poche navi vanno per l'India che no menino cavagli; e tutte l'altre cose sono de li corsali. Or ci partiamo di qui, ed andiamo in una contrada che si chiama Canbaet.

182 Del reame di Canbaet.
     Canbaet si ancora un altro grande reame, ed simile a questo di sopra, salvo che non ci corsali n male genti. Vivono di mercatantia e d'arti, e sono buona gente. Ed verso il ponente, e vedesi meglio la tramontana. Altro non ci che ci sia da ricordare. Dirvi d'un reame ch' nome Chesmancora.

183 Dello reame di Chesmancora.
     Chesmancora uno reame ch'nno loro re e divisato linguaggio; ed anche sono idolatri; ed reame di molte mercatantie. E' vivono di riso e di carne e di latte. Questo reame d'India. E sapiate che da Mabar infino a qui de la magiore India e de la migliore; e le terre e' reami che noi v'abiamo contato sono pure quelle di lungo il mare, ch a contare quelle della terra ferma sarebbe troppo lunga mena. Vo'vi dire d'alquante isole che sono per l'India.

184 D'alquante isole che sono per l'India.
     L' isola che si chiama Malle nell'alto mare bene 500 miglia verso mezzodie, partendosi da Chesmancora. Questi sono cristiani battezzati e tengono legge del Vecchio Testamento, che mai non tocherebbero femina pregna e, poscia ch' partorito, a 40 d. E dicovi che in questa isola no stae veruna femina, ma istanno in un'altra isola che si chiama Femele, che v' di lungi 30 miglia. E li uomini vanno a questa isola ove stanno queste femine, e istanno co loro 3 mesi dell'anno, ed in capo di 3 mesi tornano a l'isola loro, e quivi si fanno loro uttulit 9 mesi. In questa isola nasce l'ambra molta fina e bella. Questi vivono di riso e di carne e di latte. E' sono buoni pescatori, e seccano molti pesci, sicch tutto l'anno n'nno assai. Qui non signore, salvo ch'nno uno vescovo ch' sotto l'arcivescovo di Scara. E perci no stanno tutto l'anno colle loro donne, perch non avrebbero da vivere. Li loro figliuoli istanno co le madri 14 anni, e poscia il maschio si ne va col padr'e la femina sta colla madre. Qui non trovamo altro da ricordare; partimoci ed andamone a l'isola di Scara.

185 Dell'isola di Scara.
     Quando l'uomo si parte da queste due isole, s va per mezzod 500 miglia e trovasi l'isola di Scara. Questa gente sono anche cristiani battezzati, ed nno arcivescovo. Qui si molta ambra. Elli nno drappi di bambagia buoni e altre mercatantia; e s nno molti pesci salati e buoni. Egli vivono di riso e di carne e di latte, e vanno tutti ignudi. Qui vanno molte navi di mercatantia. Questo arcivescovo non che fare col papa di Roma, ma sottoposto a l'arcivescovo che sta a Baldac. Questo arcivescovo che sta a Baldac manda pi vescovi ed arcivescovi per molte contrade, come fa il papa di qua; e tutti questi cherici e parlati ubidiscono questo arcivescovo come papa. Qui vengono molti corsari a vendere loro prede, e vendolle bene; costoro le comperano anche bene, perci che sanno che questi corsari no rbaro se non saracini e idolatri, e non cristiani. E quando questo arcivescovo di Scara muore, conviene che ci vegna di Baldac. Questi sono buoni incantatori, ma l'arcivescovo molto li contrada, ch dice ch' peccato, ma costoro dicono che li loro antichi l'nno fatto, e perci lo vogliono eglino anche fare. Dirvi di loro incantesimi. Se una nave andasse a vela, forte, eglino farebbero venire vento in contradio, e farebberla tornare adrietro; e s fanno venire tempesta nel mare quand'e' vogliono, e fanno venire quale vento vogliono; e s fanno altre cose maravigliose che non buono a ricordare. Altro non ci ch'io voglia ricordare; partimoci quinci ed andamo nell'isola di Madegascar.

186 Dell'isola di Madegascar.
     Mandegascar si una isola verso mezzod, di lungi da Scara intorno da 1.000 miglia. Questi sono saracini ch'adorano Malcometo; questi nno 4 vescovi — cio 4 vecchi uomini —, ch'nno la signoria di tutta l'isola. E sapiate che questa la migliore isola e la magiore di tutto il mondo, ch si dice ch'ella gira 4000 miglia. E' vivono di mercatantia e d'arti. Qui nasce pi leofanti che in parte del mondo; e per tutto l'altro mondo non si vende n compera tanti denti di leofanti quanto in questa isola ed in quella di Zaghibar. E sapiate che in questa isola non si mangia altra carne che di camelli, e mangiavisene tanti che non si potrebbe credere; e dicono che questa carne di camelli la pi sana carne e la migliore che sia al mondo. Qui si grandissimi lbori di sandali rossi, ed nnone grandi boschi. Qui si ambra assai, perci che in quello mare e assai balene e capodoglie; e perch pigliano assai di queste balene e di queste capodoglie si nno ambre assai. Elli nno leoni e tutte bestie da prendere in caccia, e uccelli molti divisati da' nostri. Qui vengono molti navi, e recano e portano molta mercatantia. E s vi dico che le navi non possono andare pi verso mezzodie che infino a questa isola ed a Zanghibar, perci che 'l mare corre s forte verso il mezzod, ch'a pena si ne potrebbe tornare. E s vi dico che le navi che vengono da Mabar a questa isola, vengono in 20 d, e quando elle retornano a Mabar, penano a ritornare 3 mesi; e questo per lo mare che corre cos forte verso il mezzod. Ancora sappiate che quelle isole che sono cotanto verso il mezzod, le navi non vi vanno voluntieri per l'acqua che corre cos forte. Dicomi certi mercatanti che vi sono iti, che v' uccelli grifoni, e questi uccelli apaiono certa parte dell'anno, ma non sono cos fatti come si dice di qua, cio mezzo uccello e mezzo lione, ma sono fatti come aguglie, e sono grandi com'io vi dir. Egli pigliano l'alifante e prtallo su in aire, e poscia il lasciano cadere, e quelli si disfa tutto, poscia si pasce sopra lui. Ancora dicono quelli che l'nno veduti, che l'alie sue sono s grandi che cuoprono 20 passi, e le penne sono lunghe 12 passi, e sono grosse come si conviene a quella lunghezza. Quello ch'io n' veduto di questi uccelli, io il vi dir in altro luogo. Lo Grande Kane vi mand messaggi per sapere di quele cose di quell'isola, e preserne uno, sicch vi rimand ancora messaggi per fare lasciare quello. Questi messaggi recarono al Grande Kane uno dente di porco salvatico che pese 14 libbre. Elli nno s divisate bestie e uccelli ch' una maraviglia. Quelli di quella isola s chiamano quello uccello ruc, ma per la grandezza sua noi crediamo che sia grifone. Or ci partiamo di questa isola, ed andamo in Zaghimbar.

187 Dell'isola di Zachibar.
     Zaghibar una isola grande e bella, e gira bene 2000 miglia; e tutti sono idolatri, ed nno lor re e loro linguaggio. La gente grande e grossa, ma dovrebbero essere pi lunghi, a la grossezza che elli nno, ch sono s grossi e s vembruti che paiono gioganti, e sono s forti che porta l'uno carico per 4 uomini; e questo non maraviglia, ch mangia l'uno bene per 5 uomini. E' sono tutti neri e vanno ignudi, se no che si ricuoprono loro natura; e sono li capegli tutti ricciuti. Elli nno grande bocca e 'l naso rabuffato in suso, e le labre e li anare grosse ch' maraviglia, che chi li vedessi in altri paesi parebbero diavoli. Elli nno molti leofnti e fanno grande mercatantia di loro denti; elli nno leoni assai d'altra fatta che li altri, e s v' lonze e leopardi assai. Or vi dico ch'elli nno tutte bestie divisate da tutte quelle del mondo; ed nno montoni e berbce d'una fatta e d'uno colore, che sono tutti bianchi e la testa nera; ed in tutta questa isola non si troverebbero d'altro colore. E s nno giraffe molte belle, e sono fatte com'io vi dir. Elle nno corta coda, e son alquante basse dirieto, ch le gambe di drieto sono piccole, e le gambe dinanzi e 'l collo si molto alto e grande: alt' da terra bene 3 passi. E la testa piccola, e non fanno niuno male; ell' di colore rosso e bianco a cerchi, ed molta bella a vedere. Lo leofante giace colla leofantessa siccome fa l'uomo co 'la femina, cio che stae rovescio, perch e la natura nel corpo. Qui si le pi sozze femine del mondo, ch'elle nno la bocca grande e 'l naso grosso e corto, le mani grosse 4 cotante che l'altre. Vivono di riso e di carne e di latte e di datteri; non nno vino di vigne, ma fannolo di riso e di zucchero e di spezie. Qui si fa molte mercatantie, e molti mercatanti vi recano e portane. Ancora nno ambra assai, perch pigliano molte balene. Li uomini di questa isola sono buoni combattitori e forti, e non temono la morte. E' non nno cavagli, ma combattono in su i camelli e in su' leofanti; e fanno le castella in su' leofanti, e istannovi su da 12 uomini a 20, e combattono co lance e con ispade e con pietre, e sono molto crudele battaglie le loro. E quando vogliono menare i leofanti a battaglie, s danno loro a bere molto vino, e vannovi pi voluntieri, e sono pi orgogliosi e pi fieri. Qui s no v' altro da dire. Dirvi ancora alcuna cosa de l'India, ch sappiate ch'io non v' detto de l'India se non l'isole maggiori e le pi nobile e le migliori, ch a contarle tutte non si potrebbe fare, ch troppo sarebbe grande mena. Ch, secondo che dicon li savi marinari che vanno per l'India e secondo che si truova iscritto, l'isole de l'India, tra l'abitate e le no abitate, sono 12'700. Ora lasciamo de l'India maggiore, ch' da Mabar infino a Chesmancora, che sono 13 reami grandissimi, dei quali v'abiamo contati di 9. E sappiate che l'India minore si da Cianba infino a Montifi, che v' 8 grandi reami. E sappiate ch'io non v' ditto di quelli de l'isole, che sono ancora grandi quantit di reami. Udirete de la mezzana India, la quale chiamata Anabascie.

188 Della mezzana India chiamata Nabasce.
     Nabascie si una grandissima provincia, e questa si la mezzana India. E sappiate che 'l maggiore re di questa provincia si cristiano, e tutti li altri re de la provincia si sono sottoposti a lui i quali sono 6 re: 3 cristiani e 3 saracini. Li cristiani di questa provincia si nno tre segnali nel volto: l'uno si da la fronte infino a mezzo il naso, e uno da catuna gota. E questi segni si fanno con ferro caldo: che, poscia che sono battezzati ne l'acqua, s fanno questi cotali segni; e fannolo per grande gentilezza, e dicono ch' compimento di batesimo. I saracini si nno pure uno segnale, il quale si da la fronte infino a mezzo il naso. Il re maggiore si dimora nel mezzo de la provincia; i saracini si dimorano verso Aden, ne la quale contrada messer santo Tommaso converto molta gente; poscia si ne parto ed andonne a Mabar, col ove fue morto. E sappiate che in questa provincia d'Abascie si molti cavalieri e molta gente da arme; e di ci fa bene bisogno, imperci ch'egli si nno grande guerra col soldano d'Aden e con quelli di Nubia e co molta altra gente. Or io s vi voglio contare una novella ch'avenne al re d'Abascie quando egli volle andare in pellegrinaggio.

189 D'una novella del re d'Abasce.
     Lo re d'Abascie si ebbe voglia d'andare in pellegrinaggio al santo sepolcro di Cristo. Ora li convena passare per la provincia d'Aden, che sono suoi nemici, s che fue consigliato che vi mandasse uno vescovo in suo luogo, s ch'egli si vi mand uno santo vescovo e di buona vita. Ora venne questo vescovo al Santo Sipolcro come pellegrino, molto orevolemente co molta bella compagnia. Fatta la reverenza al Santo Sipolcro che si convena e fatta l'oferta, s si misero a ritornare a loro paese. E quando furo giunti a' Aden e 'l soldano l'ebbe saputo chi questo vescovo era, e per dispetto del suo segnore s l'ebbe fatto pigliare, e disseli che volea ch'egli divenisse saracino. Questo vescovo, s come santo uomo, disse che no ne farebbe nulla. Alora il soldano s comand che per forza si li fosse fatto uno segnale nel volto come si fanno a' saracini, e fatto che fue, lasciollo andare. Quando questo vescovo fue guarito s ch'elli poto cavalcare, s si mosse a venire e torn al suo re. Quando lo re lo vide tornato, s ne fue molto alegro e domand del Santo Sipolcro e di tutte le cose; e quando egli seppe come per suo dispetto il soldano l'avea cos concio, si volle morire di dolore, e disse che questa onta vendicherebbe egli bene. Alora si fece il re bandire grandissima oste sopra la provincia d'Aden. Fatto l'aparecchiamento, s si mosse il re co tutta la gente, e s fece grandissimo danno al soldano e ucisero molti saracini. Quando lo re ebbe fatto tutto il danno che fare potea e che pi no potea fare loro danno, n andare no si potea pi inanzi per le troppe male vie che v'erano, s si misero a ritornare in loro paese. E sappiate che li cristiani sono asai megliore gente per arme che no sono i saracini; e questo si fue ne li anni Domini 1288. Da che v'abiamo detta questa novella, dirvvi de la vita di quegli d'Abascie. La vita loro si di riso e di latte e di carne; e s nno leofanti: non ch'egli vi nascaro, ma vengonvi d'altre paesi. Nasconvi molte giraffe e molte altre bestie, e s nno molte bellissime galline, e s nno istruzzoli grandi quasi come asini; e s nno molte altre cose, ch'a volerle tutte contare sarebbe troppo lunga mena. Cacciagione e uccellagioni si nno assai, e s nno pappagalli bellissimi e di pi fatte, e s nno gatti mamoni e iscimmie asai. Avete inteso d'Abascie; vo'vi dire de la parte d'Aden.

190 Della provincia d'Aden.
     La provincia d'Aden si uno signore ch' chiamato soldano. E' sono tutti saracini, i quali adorano Malcometto, e sono grandi nemici de' cristiani. In questa provincia si molte cittadi e molte castella, ed porto ove tutte le navi d'India capitano co loro mercatantie, che sono molte. Ed in questo porto caricano li mercatanti loro mercatantie e mettole in barche piccole, e passano gi per uno fiume 7 giornate; e poscia le traggoro de le barche e cricalle in su camelli, e vanno 30 giornate per terra. E poscia truovano lo mare d'Alexandra, e per quello mare ne vanno le genti infino in Allexandra, e per questo modo e via si nno li saracini d'Allesandra lo pepe ed altre ispezierie di verso Aden; e dal porto d'Aden si partono le navi, e ritornasi cariche d'altre mercatantie e riportale per l'isole d'India. E s recano li mercatanti da questo porto medesimo molti belli destrieri e menali per l'isole d'India; e sappiate che uno buono e un bello cavallo si vende bene in India 100 marchi d'ariento. E sappiate che lo soldano d'Aden si una grandissima rendita de le gabelle ch'elli si di queste navi e de le mercatantie; e per questa rendita ch'elli si cos grande, si egli uno ricchissimo segnore dei grandi del mondo. E sappiate che, quando il soldano di Babilona venne sopra ad Acri ad oste, lo soldano d'Aden li fece aiuto 30'000 cavalieri e 40'000 camegli. E sappiate che questo aiuto no fece egli per bene ch'egli li volesse, ma solo per lo grande male che egli vle a' cristiani, ch al soldano di Babilonia no volle egli anche bene. Ora vi lascer a dire d'Aden, e dirvvi d'una grandissima cit, la quale si chiamata Escier, ne la quale si uno picciolo re.

191 Della citt d'Escier.
     Escier si una grande citt, ed di lungi dal porto d'Aden 400 miglia. Ed sottoposta ad uno conte, lo quale si sotto il soldano d'Aden; e si molte castella sotto s, e s mantiene bene ragione e giustizia. E' sono saracini, i quali adorano Malcometto. E s ci porto molto buono, al quale si capitano molte navi, le quali vengono de l'Indiaco molte mercatantie, e portane di buoni cavalli da due selle. Qui si molti datteri; riso nno poco, biada vi viene d'altronde assai. E s nno pesci assai, ma si nno tonni molti, che per uno viniziano si averebbe 2 grandi tonni. Vino si fanno di riso e di zucchero e di datteri. E s vi dico ch'elli si nno montoni che non nno orecchi n foro, ma col dove debboro essere li orecchi si nno due cornetti; e sono bestie piccole e belli. E sappiate che danno a' buoi ed a' camegli ed a' montoni ed a' ronzini piccoli a mangiare pesci; e questa si la vivanda che danno a le loro bestie. E questo per cagioni che in loro contrada s non erba, perci ch'ella si la pi secca contrada che sia al mondo. E li pesci di che si pascono queste bestie, s si pigliano di marzo e d'aprile e di maggio in s grande quantit ch' una maraviglia. E seccagli e ripongogli per tutto l'anno, e cos li danno a loro bestie; veritade si che le bestie loro vi sono s avezze che, cos vivi com'egli escono dell'acqua, s li mangiano. Ancora vi dico ch'egli si nno di molti buoni pesci, e fannone biscotto; ch'elli tolgono questi pesci e tagliali a pezzuoli quasi d'una libbra il pezzo, e poscia s li apiccano e fannoli seccare al sole; e quando sono secchi s li ripongono, e cos li si mangiano tutto l'anno come biscotto. Qui si nasce lo 'ncenso in grande quantit e fassine molto grande mercatantia. Altro non ci da ricordare; partimoci di questa cit ed andamo verso la cit Dufar.

192 Della citt Dufar.
     Dufar si una grande e bella citt, ed di lungi da Escer 500 miglia, ed verso maestro. E' sono saracini ed nno per segnore uno conte, e sono sotto il reame d'Aden. Ed nno anche porto, e sono quasi al modo di questa di sopra di mercatantie. Dirvvi in che modo si fa lo 'ncenso. Sappiate che sono certi lbori, ne' quali lbori s si fa certe intaccature, e per quelle tacche si esce gocciole, le quali s'asodano; e questo si lo 'ncenso. Ancora per lo molto grande caldo che v', si nasce in questi cotali lbori certe galle di gomme, lo quale si anche incenso. Di questo incenso e di cavagli che vengono d'Arabbia e vanno in India, s si fa grandissima mercatantia. Ora vi voglio contare del golfo di Calatu, e come ist e che cittade ella si .

193 Della citt di Calatu.
     Calatu si una grande cit, ed dentro dal golfo che si chiama Calatu, ed di lungi da Dufar 600 miglia verso maestro. Ed una nobile cit sopra il mare; e tutti sono saracini ch'adorano Malcometto. Qui non biada, ma per lo buono porto che e, s vi capitano molte navi, le quali vi ne recano asai de la biada e de l'altre cose. La cit si posta in su la bocca del golfo di Calatu, s che vi dico che veruna nave non vi puote n passare n uscire sansa la volont di questa citt. Partimoci di qui ed andamo ad una citt la quale si chiama Curmos, di lungi da Calatu 300 miglia, tra maestro e tramontano. Ma chi si partisse da Calatu e tenesse tra maestro e ponente, anderebbe 500 miglia, e poi troverebbe la cit d'Aquixi. Udirete de la cit di Curmos, ove noi arivamo.

194 Della citt di Curmos.
     Qurmos si una grande citt, la quale si posta in sul mare, ed fatta quasi come quella di sopra. In questa citt si grandissimo caldo, ch'a pena vi si puote campare, se non ch'egli si nno ordinate ventiere, le quali recano lo vento a le loro case, n altrimente no vi camperebbono. No vi voglio dire di questa cit pi nulla, per che ci conver tornare qui, ed a la ritornata vi diremo tutti i fatti che noi lasciamo. Dirvi de la Grande Turchia, ove noi intramo.

195 De la Grande Turchia.
     Turchia si uno re ch' nome Caidu, lo quale si nepote del Grande Kane, ch fue figliuolo d'uno suo fratello cugino. Questi sono Tarteri, uomini valentri d'arme, perch sempre mai istanno in guerra ed in brighe. Questa Grande Turchia si verso maestro, quando l'uomo si parte da Qurmos e passa per lo fiume di Gion, e dura di verso tramontano infino a le terre del Grande Kane. Sapiate che tra Caidu e lo Grande Kane si grandissima guerra, perch Caidu si vorebbe conquistare parte de le terre del Catai e de' Mangi, ma lo Grande Kane si vuole che lo seguiti, s come fanno li altri che tengono terra da lui; questi s nol vuole fare, perch non si fida, e perci sono istate tra loro molte battaglie. E s fa questo re Caidu bene 100'000 cavalieri, e pi volte e isconfitto li cavalieri e li baroni del Grande Kane, perci che questo re Caidu si molto prode de l'arme, egli e sua gente. Ora sappiate che questo re Caidu si avea una sua figliuola, la quale si era chiamata in tarteresco Aigiarne, cio viene a dire in latino 'lucente luna'. Questa donzella si era s forte che non si trovava persona che vincere la potesse di veruna pruova. Lo re suo padre s la volle maritare; quella disse che mai non si mariterebbe s'ella non trovasse alcuno gentile uomo che la vincesse di forza o' d'altra pruova. Lo re s l'avea brivelleggiata che ella si potesse maritare a la sua voluntade. Quando la donzella ebbe questo dal re, s ne fue molto alegra; ed allora si mand dicendo per tutte le contrade che, se alcuno gentile uomo fosse che si volesse provare co la figliuola de lo re Caidu, si andasse l a sua corte, sappiendo che, quale fosse quegli che la vincesse, la donzella si lo torrebbe per suo marito. Quando la novella fue saputa per ogne parte, ed ccoti venire molti gentili uomini a la corte del re. Ora fue ordinata la pruova in questo modo. Ne la mastra sala del palagio si era lo re e la reina co molti cavalieri e co molte donne e co molte donzelle, ed ecco venire la donzella tutta sola, vestita d'una cotta di zendado molto acconcia: la donzella si era molto bella e bene fatta di tutte le bellezze. Ora convena che si levasse il donzello, lo quale si volesse provare co lei a questi patti com'io vi dir: che se 'l donzello la vincesse, la donzella lo dovea prendere e trrelo per suo marito, ed egli dovea avere lei per sua moglie; e se cosa fosse che la donzella vincesse l'uomo, si convena che l'uomo desse a lei 100 cavagli. Ed in questo modo si avea la donna gi guadagnati ben 10'000 cavagli. E sappiate che questo non era maraviglia, ch questa donzella era s bene fatta e s informata ch'ella parea pure una giogantessa. Ora v'era venuto uno donzello, lo quale era figliuolo del re di Pumar, per provarsi con questa donzella; e men seco molto bella e nobole compagnia e s men 1000 cavagli, per mettere a la pruova; ma il cuore li stava molto franco di vincere, e di ci li parea essere troppo bene sicuro. E questo fue nel tempo del 1280. Quando lo re Caidu vide questo donzello, s ne fue molto allegro, e molto disiderava in suo cuore che questo donzello la vincesse, perci ch'egli si era un bello giovane e figliuolo d'uno grande re. Ed allora s fece pregare la figliuola ch'ella si dovesse lasciare vincere a costui. Ed ella s rispuose e disse: Sappiate, padre, che per veruna cosa di mondo non farei altro che diritto e ragione. Or ccoti la donzella intrata ne la sala a la pruova: tutta la gente che istava a vedere pregavano che desse a perdere a la donzella, acci che cos bella coppia fossero acompagnati insieme. E sappiate che questo donzello si era forte e prode, e non trovava uomo che lo vincesse, n che si potesse co lui ch'egli no lo vincesse d'ogne pruova. Ora si vennero la donzella e 'l donzello a le prese, e furonsi presi insieme a le braccia e fecero una molto bella incominciata; ma poco dur, che 'l donzello si convenne pure che perdesse la pruova. Alora si lev in su la sala lo maggiore duolo del mondo perch questo donzello avea cos perduto, ch'era uno dei pi belli uomini che vi fosse anche venuto o che mai fosse veduto. Ed alotta si ebbe la donzella questi 1000 cavagli; questo donzello si parto ed andossine molto vergognoso in sua contrada. E vo' che sappiate che lo re Caidu si men questa sua figliuola in pi battaglie. E quando ella era a le battaglie, ella si gittava tra li nimici s fieramente che non era cavaliere s ardito n s forte ch'ella nol pigliasse per forsa; e menavalo via, e facea molte prodesse d'arme. Or lasciamo di questa matera, e udirete d'una battaglia, la quale si fue fra lo re Caidu ed Argo, figliuolo de lo re Abaga, segnore del Levante.

196 D'una battaglia.
     Sappiate che lo re Abaga, segnore del Levante, si tiene molte terre e molte province, e confina le terre sue con quelle de lo re Caidu: cio da la parte dell'Albero Solo, lo quale noi chiamamo l'Albero Secco. Lo re Abaga, per cagioni che lo re Caidu non facesse danno a le terre sue, si mand lo suo figliuolo Argo con grande gente a cavallo ed a piede ne le contrade dell'Albero Solo infino al fiume de Ion, perch'egli guardasse quelle terre che sono a le confini. Ora avenne che lo re Caidu si mand uno suo fratello, molto valentre cavaliere, lo quale aveva nome Barac, co molta gente, per fare danno a le terre ov'era questo Argo. Quando Argo seppe che costoro viniero, s fece asembiare sua gente e venne incontro a' nemici; e quando furo asembiati l'una parte e l'altra, li naccari cominciarono a sonare da l'una parte e da l'altra. Alora si fue cominciata la pi crudele battaglia che mai fosse veduta al mondo. Ma pure a la fine Barac e sua gente si non poto durare, sicch Argo l'isconfisse a caccigli di l dal fiume. Da che v'abbiamo cominciato a dire d'Argo, dirvvi com'egli si fue preso e com'egli segnoreggi poscia, dopo la morte del suo padre.

197
      Quando Argo ebbe vinta questa battaglia, una novella s li venne, s come lo padre era passato di questa vita. Quando intese questa novella, si ne fue molto cruccioso, e mossesi per venirsene per pigliare la segnoria; ma egli si era di lungi bene 40 giornate. Or avenne che lo fratello che fue d'Abaga, lo quale si era soldano ed era fatto saracino, s vi giunse prima che giugnesse Argo, ed incontanente si intr in su la segnoria e riform la terra per s. E s vi trov s grandissimo tesoro ch'a pena si poterebbe credere; e s ne don s largamente a li baroni ed a' cavalieri de la terra, che costoro dissero che non voleano mai altro segnore. Questo soldano si facea a tutta gente apiacere. Quando lo soldano seppe che Argo vena co molta gente, s si aparecchi co la sua gente e fece tutto suo isforzo in una settimana. E questa gente per amore del soldano andavano molto voluntieri incontro ad Argo per pigliarlo e per uciderlo a tutto loro podere.

198
      Quando lo soldano ebbe fatto tutto suo isforzo, s si mossero ed andaro incontro ad Argo. E quando fue presso a lui, s si atend in uno molto bello piano, e disse a la sua gente: Segnori, e' ci conviene essere prodi uomini, perci che noi s difendiamo la ragione, ch questo regno si fue del mio padre. Il mio fratello Abaga si l' tenuto tutto quanto a tutta sua vita, ed io s dovea avere lo mezzo, ma per cortezia s lile lasciai. Ora, da ch' morto, si ragione ch'io l'abbia tutto; ma io s vi dico ch'io no voglio altro che l'onore de la segnoria, e vostro sia tutto il frutto. Questo soldano avea bene 40'000 di cavalieri e grande quantit di pedoni. La gente rispuose e dissero tutti ch'anderebbero co lui infin' a la morte.

199
      Argo, quando seppe che lo soldano era atendato presso di lui, si ebbe sua gente, e disse cos: Segnori e frategli ed amici miei, voi sapete bene che 'l mio padre, infino che e' visse, vi tenne tutti per fratelli e per figliuoli; e s sapete bene come voi e i vostri padri siete istati co lui in molte battaglie e a conquistare molte terre; e s sapete bene com'io sono suo figliuolo, e com'egli v'am assai, ed io ancora s v'amo tanto quanto il mio cuore. Dunque ben ragione che voi s m'aiutiate riconquistare quello che fue del mio padre e vostro, ch' contra colui che viene contra ragione, e voleci diretare de le nostre terre e cacciare via tutte le nostre famiglie. Ed anche sapete bene ch'egli s non di nostra legge, ma saracino e adora Malcometto; ancora vedete come sarebbe degna cosa che li saracini avessero segnoria sopra li cristiani! Da che voi vedete bene ch' cos, ben dovete essere prodi e valentri, s come buoni fratelli, in aiutare e in difendere lo nostro, ed io abbo isperanza in Dio che noi lo metteremo a la morte, s com'egli degno. Perci s priego catuno che faccia pi che suo potere non porta, s che noi vinciamo la battaglia.

200
      Li baroni e' cavalieri d'Argo, quando ebbero inteso e udito lo parlamento ch'avea fatto Argo, tutti rispuosero, e dissero ch'avea ditto bene e saviamente, e fermaro tutti comunemente che voleano anzi morire co lui che vivere sansa lui o che neiuno li venisse meno. Alora si lev un barone e disse ad Argo: Messer, ci che voi avete ditto, tutto si verit, ma s voglio dire questo: ch'a me s parebbe che si mandasse ambasciadori al soldano per sapere la cagione di quello che fae e per sapere quello che vle. E s fue fermo di fare. Quando ebbero cos fermato, ed eglino s fecero due ambasciadori ch'andassero al soldano ad isporregli queste cose, come tra loro non dovea essere battaglia, perci ch'erano una cosa, e che 'l soldano si dovesse lasciare la terra e renderla ad Argo. Lo soldano rispuose a li ambasciadori, e disse: Andate ad Argo, e s li dite ch'io lo voglio tenere per nepote e per figliuolo, s com'io debbo, e che li volea dare segnoria che si convenisse, e che stesse sotto lui; ma non volea ch'egli fosse segnore: e se cos non vle fare, s li dite che s'aparecchi de la battaglia.

201
Argo, quando ebbe intesa questa novella, si ebbe grande ira, e disse: Non ci da dire pi nulla. Allora si mosse con sua gente, e fue giunto al campo dove la battaglia dovea essere. E quando furono aparecchiati l'una parte e l'altra, e li naccari cominciaro a sonare da catuna parte, alora si cominci la battaglia molto forte e molto crudele da catuna parte. Argo fece lo d grandissima prodezza, egli e sua gente, ma no gli valse; tanto fue la disaventura che Argo si fue preso e perdo alora la battaglia. Lo soldano si era uomo molto lusorioso, s che si pens di ritornare a la terra e di pigliare molte belle donne che v'erano. Alora si parto, e lasci uno suo vicaro ne l'oste, ch'avea nome Melichi, che dovesse guardare bene Argo; e cos se n'and a la terra, e Milichi rimase.

202
Ora avenne che uno barone tartaro, lo quale era aguale sotto il soldano, vide lo suo segnore Argo, lo quale dovea essere di ragione. Venneli un grande pensiero al cuore, e l'animo li cominci molto a enfiare, e dicea fra se istesso che male li parea che suo segnore fosse preso; e pens di fare suo podere s ch'egli fosse lasciato. Ed alora cominci a parlare con altri baroni de l'oste; e catuno parea che fosse in buono animo di volersi pentere di ci ch'aveano fatto. E quando furono bene acordati, uno barone ch'avea nome Boga si fue cominciatore; e levaronsi suso tutti a romore, ed andarono a la pregione dove Argo era preso, e dissergli come s'erano riconosciuti, e ch'aveano fatto male, e che voleano ritornare a la misericordia e fare e dire bene, e lui tenere per segnore. E cos s'acordaro, ed Argo perdon loro tutto ci ch'eglino aveano fatto contra di lui. Ed incontanente si mossero tutti questi baroni, ed andarono al padiglione dov'era Milichi, lo vicaro del soldano, ed ebborlo morto. Ed alora tutti quelli de l'oste s confermaro Argo per loro diritto segnore.

203
      Di presente giunse la novella al soldano come lo fatto era istato e come Milichi suo vicaro era morto. Alora, com'ebbe inteso questo, si ebbe grande paura, e pensossi di fuggire in Babbilona, e misesi a partire con quella gente ch'avea. Uno barone, lo quale era grande amico d'Argo, si istava ad uno passo, e quando lo soldano passava, e questo barone s l'ebbe conosciuto, ed imantenente li fue dinanzi in sul passo ed ebbelo preso per forza; e menollo dinanzi ad Argo a la cit, che v'era giunto gi di tre giorni. Argo, quando lo vide, s ne fue molto alegro, ed imantenente si comand che gli fosse data la morte s come traditore. Quando fue cos fatto, e Argo si mand uno suo figliuolo a guardare le terre da l'Albero Solo, e mand co lui 30'000 di cavalieri. A questo tempo che Argo intr ne la segnoria, corea anni Domini 1285, e regn segnore 6 anni; ed in capo di questi 6 anni si fue avelenato, e cos moro. Morto che egli si fue Argo, uno suo zio si entr su la segnoria, per cagione che lo figliuolo d'Argo si era molto da la lunga. E' tenne la segnoria 2 anni, ed in capo de li due anni si fue anche morto di beveraggio. Ora vi lascio qui, ch non ci altro da dire, e dirvvi uno poco de le parti di verso tramontana.

204 Delle parti di verso tramontana.
     In tramontana si uno re ch' chiamato lo re Conci. E' sono Tartari; questi sono genti molto bestiali. Costoro si nno uno loro dominedio, ed fatto di feltro, e chiamalo Nattigai, e fannogli anche la moglie, e dicono che sono i dominedii terreni che guardano tutti i loro beni terreni. E cos li danno da mangiare, e fanno a questo cotale iddio secondo che fanno li altri Tarteri, li quali v'abbiamo contato adietro. Questo re Conci de la schiatta di Cinghi Kane ed parente del Grande Kane. Questa gente non nno n cit n castella, ma sempre istanno in piani od in montagne. E' sono grande gente de le persone, e vivono di latt'e di bestie e di carne; biada non nno. E non sono gente che mai facciano guerra ad altrui, anzi istanno tutti in grande pace. Eglino si nno molte bestie, ed nno orsi che sono tutti bianchi e sono lunghi 20 palmi, ed nno volpi che sono tutte nere, e s nno asini salvatichi assai. Ancora si nno giambelline, cio quelle donde si fanno le care pegli, che una pelle da uomo vale bene 1000 bisanti; vai nno assai. Questo re si di quella contrada ove i cavagli non possoro andare, perci che v' grandi laghi e molte fontane, e sonvi ghiacci s grandi che non vi si puote menare cavallo. E dura questa mala contrada 13 giornate; ed in capo di catuna giornata si una posta, dove albergano li messi che passano e che vengono; ed a catuna di queste poste si istanno 40 cani, li quali istanno per portare li messaggi da l'una posta a l'altra, s come io vi dir. Sappiate che queste 13 giornate si sono tra due montagne, e tra queste due montagne si una valle, ed in questa valle s grande lo fango e lo ghiaccio che cavallo non vi potrebbe andare. Eglino s nno ordinate tregge sanza ruote, ch le ruote non vi potrebbero andare, perci ch'elle si ficherebbero tutte nel fango, e per lo ghiaccio corerebbero troppo. In su questa treggia si pongono uno cuoio d'orsa, e vannovi suso questi cotali messaggi; e questa treggia si menano 6 di questi cani, e questi cani s sanno bene la via, e vanno infino a l'altra posta. E cos vanno di posta in posta tutte queste 13 giornate di questa mala via; e quelli che guarda la posta s monta su un'altra treggia e mnali per la migliore via. E s vi dico che gli uomini che stanno su per queste montagne sono buoni cacciatori e pigliano di molte buone bestiuole, e si ne fanno molto grande guadagno, s come sono giambellini e vai ed ermellini e coccolini e volpi nere ed altre bestie assai, donde si fanno le care pegli. E pigliale in questo modo, che fanno loro reti che no vi ne puote campare veruna. Qui si grandissima freddura. Andamo pi inanzi, e udirete quello che noi s trovamo, ci fue la valle iscura.

205 La valle iscura.
     Andando pi inanzi per tramontana, s trovamo una contrada ch' chiamata Iscurit. E certo ella s lo nome bene a ragione, ch'ella si sempre mai iscura: qui si non apare mai sole n luna n stella; sempre mai v' notte. La gente che v' vi vive come bestie. E' non nno segnore, se non che li Tartari s vi mandano talvolta com'io vi dir: che li uomini che vi vanno si tolgono giomente ch'abbiano poledri dietro, e lasciano li poledri di fuori da la scurit, e poscia si vanno rubando ci ch'e' possono trovare; e poscia le giomente si ritornano a' loro poledri di fuori da la scurit. Ed in questo modo riede la gente che vi si mette ad andare. Questa gente si nno molte pelli di quelle care ed altre cose assai, perci ch'egli sono maravigliosi cacciatore, ed amassano molte di quelle care pegli ch'avemo contato di sopra. La gente che vi dimora ad abitare sono gente pallida e di male colore. Partimoci di qui, ed andamo a la provincia di Rossia.

206 Della provincia di Rossia.
     Rossia si una grandissima provincia verso tramontana. E' sono cristiani e tengono maniera di greci; ed vvi molti re, ed nno loro linguaggio. E no rendono trebuto se non ad uno re dei Tarteri e quello poco. La contrada si fortissimi passi a entrarvi. Costoro non sono mercatanti, ma s nno asai de le pelli ch'avemo ditto di sopra. La gente si molto bella, i maschi e le femine, e sono bianchi e biondi, e sono semprice gente. In questa contrada si molte argentiere, e cvane molto argento. In questo paese non altro da dire. Dirvvi de la provincia la quale nome Lacca, perch confina co la provincia di Rossia.

207 Della provincia di Lacca.
     Quando noi ci partimo da Rossia, s 'ntramo ne la provincia di Lacca. Quivi si trovano gente che sono cristiani e gente che sono saracini. Non ci quasi altra novit che abbia. da quelle di sopra, ma vogliovi dire d'una cosa che m'era dimenticata de la provincia di Rossia. In quella provincia si grandissimo freddo, ch' pena vi si puote iscampare; e dura infino al mare Oziano. Ancora vi dico che v' isole ove nascono molti girfalchi e molti falconi pellegrini, i quali si prtaro per pi parti del mondo. E sappiate che da Rossia ad Orbeche si no v' grande via ma, per lo grande freddo che v', s non si puote bene andare. Or vi lascio a dire di questa provincia, ch non ci altro da dire; e vgliovi dire un poco dei Tarteri di Ponente e di loro signore e quanti signori nno avuti.

208 De' signori de' Tarteri del Ponente.
     Lo primo signore ch'ebbono gli Tarteri del Ponente si fu uno ch'ebbe nome Frai. Questo Frai fu uomo molto possente e conquist molte province e molte terre, ch'egli conquist Rossia e Comania e Alanai e Lacca e Megia e Ziziri e Scozia e Gazarie. Queste furono tutte prese per cagione che non si tenevano insieme, ch s'elle fossero istate tutte bene insieme, non sarebbono istate prese. Ora, dopo la morte di Frai fu signore Patu, dopo Patu si fu Bergo; dopo Bergo Mogletenr; poscia fu Catomacu; dopo costui fu il re ch' oggi, lo quale nome lo re Toccai. Ora avete inteso dei signori che sono istati delli Tarteri del Ponente. Vogliovi dire d'una battaglia che fu molto grande tra lo re Alau, signore del Levante, e lo re Bergo, signore del Ponente.

209 D'una gran battaglia.
     Al tempo degli anni Domini 1261 s si cominci una grande discordia tra gli Tarteri del Ponente e quegli del Levante. E questo si fu per una provincia, ch l'uno signore e l'altro la voleva, sicch ciascuno fece suo isforzo e suo apparecchiamento in sei mesi. Quando venne in capo degli sei mesi, e ciascuno se usce fuori a campo; e ciascuno avea bene in sul campo bene 300'000 cavalieri bene apparecchiati d'ogni cosa da battaglia, secondo loro usanza. Sappiate che lo re Barga avea bene 350'000 di cavalieri. Or si puose a campo a 10 miglia presso l'uno all'altro; e voglio che voi sappiate che questi campi erano i pi ricchi campi che mai fossono veduti di padiglioni e di trabacche, tutti forniti di sciamiti e d'oro e d'ariento. E cos istettoro tre d. Quando venne la sera che la battaglia dovea essere la mattina vegnente, ciascuno confort bene sua gente ed amono siccome si conveniva. Quando venne la mattina, e ciascuno signore fu in sul campo, e' feciono loro ischiere bene e ordinatamente. Lo re Barga fece 35 ischiere, lo re Alau ne fece pure 30, perch avea meno di gente; e ogni ischiera era da 10'000 uomeni a cavallo. Lo campo era molto bello e grande, e bene faceva bisogno ch giammai non si ricorda che tanta gente s'asembiasse in sun un campo; e sappiate che ciascuna gente erano prodi ed arditi. Questi due signori furono amendue discesi della ischiatta di Cinghy Kane, ma poi sono divisi, ch l'uno signore del Levante e l'altro del Ponente. Quando furono aconci l'una parte e l'altra e gli naccheri incominciarono a sonare da ciascuna parte, allora fu cominciata la battaglia colle saette. Le saette cominciarono ad andare per l'aria tante che tutta l'aria era piena di saette, e tante ne saettarono che pi non n'avevano: tutto il campo era pieno d'uomeni morti e di fediti. Poi missoro mano alle ispade: quella era tale tagliata di teste e di braccia e di mani di cavalieri, che giammai tale non fu veduta n udita, e tanti cavalieri a terra ch'era una maraviglia a vedere da ciascuna parte, n giammai non mor tanta gente in un campo, che niuno non potea andare per terra, se no su per gli uomeni morti e fediti. Tutto il mondo pareva sangue, ch gli cavagli andavano nel sangue insino a mezza gamba; lo romore e 'l pianto era s grande dei fediti ch'erano in terra, ch'era una maraviglia a udire lo dolore che facevano. E lo re Alau fece s grande maraviglia di sua persona che non pareva uomo, anzi pareva una tempesta, sicch il re Barga non pot durare, anzi gli convenne alla perfine lasciare il campo; e missesi a fuggire, e lo re Alau gli segu dietro con sua gente, tuttavia uccidendo quantunque ne giugnevano. Quando lo re Barga fu isconfitto con tutta sua gente, e il re Alau si ritorn in sul campo, e comand che tutti gli morti fossono arsi, cos gli nemici come gli amici, per ch'era loro usanza d'ardere i morti. E fatto ch'ebbono questo, s si partirono e ritornarono in loro terre.

      Avete inteso tutti i fatti dei Tarteri e dei saracini, quanto se ne pu dire, e di loro costumi, e degli altri paesi che sono per lo mondo, quanto se ne puote cercare e sapere, salvo che del Mar Maggiore non vi abiamo parlato n detto nulla, n delle province che gli sono d'intorno, avegna che noi il cercamo ben tutto. Perci il lascio a dire, ch mi pare che sia fatica a dire quello che non sia bisogno n utile, n quello ch'altri fa tutto d, ch tanti sono coloro che 'l cercano e 'l navicano ogni d che bene si sa, siccome sono Viniziani e Genovesi e Pisani e molta altra gente che fanno quel viaggio ispesso, che catuno sa ci che v'; e perci mi taccio e non ve ne parlo nulla di ci. Della nostra partita, come noi ci partimmo dal Grande Kane, avete inteso nel cominciamento del libro, in uno capitolo ove parla della briga e fatica ch'ebbe messer Matteo e messer Niccol e messer Marco in domandare commiato dal Gran Kane; e in quello capitolo conta l'aventura ch'avemmo nella nostra partita. E sappiate, se quella aventura non fosse istata, a gran fatica e con molta pena saremmo mai partiti, sicch a pena saremmo mai tornati in nostro paese. Ma credo che fosse piacere di Dio nostra tornata, acci che si potessoro sapere le cose che sono per lo mondo, ch, secondo ch'avemo contato in capo del libro nel titolo primaio, e' non fu mai uomo, n cristiano n saracino n tartero n pagano, che mai cercasse tanto nel mondo quanto fece messer Marco, figliuolo di messer Niccol Polo, nobile e grande cittadino della citt di Vinegia.


VERSO L'ALTO

Galileo Galilei: Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo 

THE ADVENTURES OF SHERLOCK HOLMES:
  • A Scandal in Bohemia
  • The Redheaded League
  • A Case of Identity
  • The Boscombe Valley Mystery
  • The Five Orange Pips
  • The Man with the Twisted Lip
  • The Adventure of the Blue Carbuncle
  • The Adventure of the Speckled Band
  • The Adventure of the Engineer's Thumb
  • The Adventure of the Noble Bachelor
  • The Adventure of the Beryl Coronet
  • The Adventure of the Copper Beeches
  • THE MEMOIRS OF SHERLOCK HOLMES:
  • Silver Blaze
  • The Yellow Face
  • The Stockbroker's Clerk
  • The "Gloria Scott"
  • The Musgrave Ritual
  • The Reigate Puzzle
  • The Crooked Man
  • The Resident Patient
  • The Greek Interpreter
  • The Naval Treaty
  • The Final Problem

  • THE CASE BOOK OF SHERLOCK HOLMES:
  • The Adventure of the Illustrious Client
  • The Adventure of the Blanched Soldier
  • The Adventure of the Mazarin Stone
  • The Adventure of the Three Gables
  • The Adventure of the Sussex Vampire
  • The Adventure of the Three Garridebs
  • The Problem of Thor Bridge
  • The Adventure of the Creeping Man
  • The Adventure of the Lion's Mane
  • The Adventure of the Veiled Lodger
  • The Adventure of Shoscombe Old Place
  • The Adventure of the Retired Colorman
  • THE RETURN OF SHERLOCK HOLMES:
  • The Adventure of the Empty House
  • The Adventure of the Norwood Builder
  • The Adventure of the Dancing Men
  • The Adventure of the Solitary Cyclist
  • The Adventure of the Priory School
  • The Adventure of Black Peter
  • The Adventure of Charles Augustus Milverton
  • The Adventure of the Six Napolons
  • The Adventure of the Three Students
  • The Adventure of the Golden Pince-Nez
  • The Adventure of the Missing Three-Quarter
  • The Adventure of the Abbey Grange
  • The Adventure of the Second Stain
  • (SHERLOCK HOLMES) HIS LAST BOW:
  • The Adventure of Wisteria Lodge
  • The Adventure of the Cardboard Box
  • The Adventure of the Bruce-Partington Plans
  • The Adventure of the Devil's Foot
  • The Adventure of the Red Circle
  • The Disappearance of Lady Frances Carfax
  • The Adventure of the Dying Detective
  • His Last Bow — An Epilogue of Sherlock Holmes
  • SHERLOCK HOLMES NOVELS:
    A Study in Scarlet    The Hound of the Baskervilles    The Sign of Four   The Valley of Fear
          ALL FOR CURRENT DAY            Current day in history            LINKS